Se c’è una caratteristica della partita Iva è la possibilità di scaricare dalle tasse le spese per beni e servizi. Purché siano legati all’esercizio della propria attività. Nell’elenco possono essere inclusi anche indumenti e buoni pasto, per intenderci, a condizione comune che siano parte della propria attività.
In questo contesto diventa è indispensabile un’attenta pianificazione fiscale così da riuscire a ottimizzare al meglio i costi affrontati. Andiamo allora alla ricerca dei beni e dei servizi che una partita Iva può comprare per scaricare da tasse.
Anticipiamo subito che la percentuale di deduzione delle spese non è la stessa per ogni voce d’acquisto.
Partita Iva, quali beni o servizi scaricare dalle tasse
Una partita Iva può scaricare dalle tasse le spese per alberghi e ristoranti, partecipazioni a convegni e corsi di aggiornamento, manutenzioni ordinarie, autovetture, di rappresentanza, compensi agli amministratori, telefonia fissa e mobile, leasing, omaggi, immobili a uso promiscuo.
Più esattamente, può scaricare dalle tasse le spese per pasti e pernottamenti che non costituiscono spese di rappresentanza sono deducibili al 75% se è dimostrabile l’inerenza della spesa.
Per i professionisti è previsto un limite assoluto di deducibilità pari al 2% dei compensi percepiti. Il limite del 2% non viene applicato per le spese sostenute dal professionista per uno specifico incarico per conto del proprio cliente e a questi analiticamente addebitate. Se invece costituiscono spese di rappresentanza sono deducibili al 75% se dimostrabile l’inerenza della spesa.
Il calcolo dell’importo massimo deducibile si effettua applicando le relative percentuali. Settore automotive, le spese per l’acquisto autovetture (imprese e professionisti) hanno un ammortamento deducibile al 20% del costo del bene sino a un massimo di 18.076 euro. Nel caso delle spese per acquisto autovetture in uso promiscuo a dipendenti almeno per 184 giorni nell’anno solare, l’ammortamento è deducibile al 70% del costo del bene.
Capitolo mobile, per l’acquisto di apparecchi, canoni soggetti a tassa di concessione governativa, noleggio, manutenzioni, la deducibilità è pari al 50%. C’è anche un capitolo relativo alle ricariche dei telefoni cellulari con la deducibilità pari al 50%.
Via libera anche alla possibilità per le partite Iva di scaricare i compensi degli amministratori di società. Sono deducibili se pagati entro il 12 gennaio dell’esercizio successivo, ma è necessaria la delibera dell’assemblea con elaborazione del cedolino paga con trattenute fiscali e previdenziali.
Altri costi che una partita Iva può scaricare dalle tasse
In tutti i casi che abbiamo visto, la possibilità di scaricare dalle tasse beni o servizi acquistati è limitata a coloro che aderiscono al regime ordinario e non forfettario. Sicuramente interessante è anche la parte relativa agli omaggi per i beni non rientranti nell’attività d’impresa. Se il valore unitario è inferiore a 50 euro, sono completamente deducibili a prescindere dal rispetto dei requisiti di inerenza e congruità previsti per le spese di rappresentanza.
Ma se è maggiore a 50 euro si configurano come spese di rappresentanza e sono deducibili nell’esercizio di competenza. Il calcolo dell’importo massimo deducibile si effettua applicando le specifiche percentuali.
Per i professionisti, l’acquisto degli omaggi è deducibile nel limite dell’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta, a prescindere dal valore unitario e non c’è il limite unitario dei 50 euro previsto per le imprese. Le spese per partecipazioni a convegni e corsi di aggiornamento sono deducibili integralmente sino al limite annuo di 10.000 euro.
Deducibili nel limite del 5% del valore dei cespiti ammortizzabili le manutenzioni ordinarie eseguite su beni di proprietà. L’eventuale eccedenza è deducibile in quote costanti nei cinque esercizi successivi.










