Le attenzioni sono già puntate sul 2019 e sulle modalità per andare in pensione. Ed è facile capire il perché: dal primo gennaio scattano i nuovi requisiti ovvero i cambiamenti sia nei requisiti richiesti al lavoratore per accedere al trattamento previdenziale sia nel sistema di calcolo. Il tutto al netto di possibili modifiche che il governo potrebbe introdurre, a iniziare dalla sbandierata quota 100. La chiave per comprendere cosa succede va cercata nelle aspettative di vita: scattano ogni biennio e il 2019 e il prossimo. In buona sostanza significa che il taglio del traguardo della pensione è adesso spostato un po’ più in avanti.

Più esattamente succede che per la pensione anticipata si va dai 42 anni e 10 mesi (uomini) e 41 anni e 10 mesi (donne) attuali ai 43 anni e 3 mesi (uomini) e 42 anni e 3 mesi (donne). Per la pensione di vecchiaia contributiva le nuove tempistiche sono da 70 anni e 7 mesi a 71 anni di età con anzianità contributiva di 5 anni. Capitolo pensione di vecchiaia: da 66 anni a 7 mesi a 67 anni per tutti. Anche in questo caso nessun cambiamento dell’anzianità contributiva richiesta, ferma a 20 anni. Infine, per i lavoratori precoci la pensione anticipata aumenta da 41 anni a 41 anni e 5 mesi di anzianità contributiva.

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