OpenAI ridimensiona da 30 a 20 miliardi il target di raccolta prima dell’IPO, ma finora ha ottenuto impegni per appena 11. Tra la cautela dei finanziatori e la distinzione tra capitali privati e quotazione, emergono le sfide del percorso.

OpenAI ha ridotto da 30 a 20 miliardi di dollari l’obiettivo del nuovo round e finora ha raccolto impegni per circa 11 miliardi. Per arrivare al tetto aggiornato mancano almeno 9 miliardi. È scesa anche la valutazione indicata per l’operazione: da 1.400 a 1.250 miliardi di dollari. La società che sviluppa ChatGPT punta dunque a raccogliere meno capitale rispetto ai piani iniziali, a un prezzo più basso.

Gli 11 miliardi corrispondono a impegni sottoscritti. Il round è ancora aperto e OpenAI conta di completarlo nelle prossime settimane, coinvolgendo family office e investitori facoltosi. Il capitale può arrivare in una o più tranche, mentre la cifra finale della raccolta è ancora suscettibile di variazioni. La prima fase, intanto, è rimasta ben sotto l’obiettivo originario.

Dal target da 30 miliardi ai primi impegni

La proposta iniziale prevedeva una raccolta da 30 miliardi di dollari, sulla base di una valutazione di 1.400 miliardi. Prima della scadenza fissata per venerdì 30 ottobre, OpenAI ha rivisto entrambi i parametri: valutazione a 1.250 miliardi e obiettivo del round a 20 miliardi. Alla scadenza alcuni finanziatori istituzionali hanno ridotto gli importi previsti. Gli impegni raccolti finora ammontano a circa 11 miliardi.

Il capitale sottoscritto può essere versato in più tranche. La valutazione indicata per l’operazione, pari a 1.250 miliardi dopo l’ingresso dei nuovi capitali, è inferiore di 150 miliardi rispetto alla cifra iniziale: una riduzione di circa l’11%. Si tratta quindi di due revisioni ravvicinate, una sull’ammontare che OpenAI vuole raccogliere e l’altra sul valore attribuito alla società.

Tra i partecipanti indicati figurano il fondo emiratino MGX, SoftBank e i fondi di venture capital Founders Fund, Coatue, Sequoia Capital e Andreessen Horowitz. Per arrivare al nuovo tetto resta da raccogliere una quota fino a 9 miliardi. OpenAI intende rivolgersi anche a family office e persone con grandi patrimoni, ampliando la platea oltre i grandi investitori istituzionali già coinvolti.

Perché i finanziatori sono più prudenti

La frenata si inserisce in una fase di vendite sui titoli tecnologici e di discussione sui costi dell’intelligenza artificiale. A ottobre, durante i ribassi, il Nasdaq-100 ha perso circa 2.000 miliardi di dollari di valore. Il Nasdaq si trovava inoltre sotto del 7,8% rispetto al massimo storico raggiunto il 6 ottobre. Le oscillazioni dei prezzi azionari accompagnano le valutazioni private e le domande sulla redditività degli investimenti in infrastrutture e capacità di calcolo, voci di spesa rilevanti per le società di AI.

La concorrenza per i capitali arriva anche da Anthropic, la società che sviluppa il chatbot Claude e prepara una possibile quotazione. Gli investitori potrebbero aspettare di conoscere il prezzo fissato dal mercato per la rivale prima di impegnare altre somme in OpenAI. L’eventuale IPO di Anthropic è attesa a novembre; OpenAI, invece, punta ad arrivare in Borsa nel 2027. La raccolta attuale si svolge quindi mentre entrambe le società valutano il ricorso ai mercati pubblici.

Per Anthropic circolano ambizioni di valutazione fino a 1.500 miliardi di dollari; OpenAI cerca capitale privato sulla base di una valutazione di 1.250 miliardi. Il confronto mette in evidenza la dimensione raggiunta dalla competizione per gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Nel round precedente, a marzo, OpenAI aveva raccolto 122 miliardi di dollari con una valutazione indicata di 852 miliardi. Da allora, le cifre associate alla società e alla raccolta di capitali sono cresciute in modo marcato.

Raccolta privata e IPO sono passaggi distinti

Per i lettori italiani, il round riguarda una raccolta di capitale privato. Questo tipo di finanziamento assegna quote o diritti agli investitori coinvolti. Un’IPO segue invece un percorso societario e regolamentare, che comprende la preparazione dei documenti di offerta e l’ammissione dei titoli a un mercato. OpenAI punta a una quotazione nel 2027: è questa la prospettiva indicata per il passaggio alla Borsa.

La raccolta privata serve a finanziare una società che sostiene costi elevati per data center, chip e personale. I numeri del round danno la misura del capitale cercato da OpenAI e della valutazione proposta ai finanziatori. Per gli investitori, l’interesse legato alla futura quotazione si colloca quindi accanto a un’operazione privata ancora in corso, rivolta a investitori istituzionali, family office e persone con grandi patrimoni.

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