Industria 5.0

L’introduzione dell’AI Act, il primo regolamento sovranazionale che disciplina lo sviluppo, la diffusione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei 27 Paesi membri, si intreccia in modo sempre più stretto con le linee guida del Clean Industrial Deal, il piano strategico europeo che ha come obiettivo primario la decarbonizzazione intelligente del tessuto produttivo.

L’industria 5.0, ovvero l’evoluzione dell’automazione integrata verso modelli umanocentrici, resilienti e sostenibili, trova nel binomio AI-Green Deal il suo telaio giuridico e funzionale. Il regolamento sull’intelligenza artificiale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 luglio 2024 e applicabile progressivamente a partire dal 2025, stabilisce una netta classificazione dei sistemi IA per livello di rischio.

Il nuovo tax credit tra sostenibilità e performance

A differenza del precedente impianto Industry 4.0, centrato sull’automazione e sulla connettività, il nuovo credito d’imposta viene attivato solo se l’impresa dimostra una riduzione del fabbisogno energetico pari ad almeno il 3% per l’intera struttura produttiva, oppure al 5% per uno o più processi specifici, in seguito all’implementazione dei beni strumentali oggetto dell’investimento. Non si tratta più di un incentivo “a pioggia”, ma di un sistema premiale basato su metriche di impatto reale, che richiede misurazioni puntuali ex ante ed ex post, validazione tecnica di terze parti e integrazione con sistemi digitali in grado di rilevare i consumi in tempo reale.

L’aliquota base parte dal 15%, ma può arrivare fino al 45% per gli investimenti più ambiziosi, ovvero quelli capaci di coniugare automazione intelligente, risparmio energetico certificato e compliance con le logiche di economia circolare. A rendere ancora più performante la misura è la possibilità, per le imprese che realizzano interventi green, di accedere a crediti aggiuntivi legati alla produzione da fonti rinnovabili o alla sostituzione di impianti obsoleti con tecnologie di ultima generazione. In questo quadro, il concetto stesso di macchinario evolve: non è più solo uno strumento di produzione, ma un asset intelligente, in grado di comunicare con il sistema gestionale, modulare la propria intensità operativa in funzione della domanda, e rendere ogni kilowattora utilizzato parte di un bilancio energetico più ampio e strategico.

Il ruolo dell’AI Act come leva di selezione tecnologica

Parallelamente al piano Transizione 5.0, restano in vigore i crediti d’imposta per investimenti in beni materiali e immateriali 4.0, che comprendono tra gli altri software gestionali, piattaforme IoT, sistemi MES e moduli intelligenti per l’analisi predittiva della produzione. A mutare è il contesto regolamentare in cui questi strumenti vengono acquisiti. L’entrata in vigore dei primi obblighi del Regolamento sull’Intelligenza Artificiale, prevista per l’agosto 2025, impone alle imprese che sviluppano o adottano sistemi IA ad alto rischio – come quelli utilizzati per la valutazione del personale, la gestione del credito o la sicurezza industriale – di rispettare una serie di requisiti stringenti: accuratezza, tracciabilità, supervisione umana, robustezza e trasparenza. Questo significa che non sarà più sufficiente installare una piattaforma intelligente per godere del beneficio fiscale, ma occorrerà dimostrare che il sistema adottato rispetta i requisiti europei, a partire dalla documentazione tecnica, fino al risk assessment e alla governance algoritmica.

In altre parole, la compliance all’AI Act diventa condizione implicita di accesso agli incentivi. Per le aziende più mature, capaci di progettare architetture digitali integrate e trasparenti, si aprono nuove possibilità di finanziamento e di posizionamento competitivo. Per le altre, il rischio è quello di restare escluse da un ecosistema normativo e tecnologico che sempre più richiede standard elevati, verificabilità dei processi e accountability strutturata.

Le cinque leve fiscali come acceleratori di competitività

In questo scenario a più livelli, le imprese italiane possono attivare fino a cinque leve fiscali distinte, alcune delle quali perfettamente cumulabili tra loro, per alimentare investimenti industriali ad alto valore tecnologico e ambientale.

Il primo motore è il credito d’imposta 4.0, ancora valido per ordini effettuati entro il 2024 e completati nel 2025, applicabile a macchine connesse e software evoluti.

Il secondo è il credito 5.0, legato a parametri di risparmio energetico e integrazione digitale.

Il terzo riguarda il fotovoltaico incentivato, che nelle sue declinazioni più avanzate garantisce un credito d’imposta calcolato su base maggiorata rispetto all’investimento effettivo, creando un volano di autosufficienza energetica per intere linee produttive.

Il quarto strumento è l’incentivo cumulabile regionale, che nelle aree ZES e ZLS consente di sommare i benefici statali a quelli locali, aumentando il ritorno fiscale complessivo.

La quinta leva è infine quella della formazione 4.0, che permette di finanziare percorsi di aggiornamento professionale e upskilling del personale tecnico, condizione ormai imprescindibile per garantire l’efficacia dei nuovi strumenti adottati.

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