Una fusione tra SpaceX e Tesla potrebbe valere per Elon Musk almeno 70 miliardi di dollari. Dietro la cifra, possibili sinergie tra auto, satelliti e intelligenza artificiale, ma anche nodi di governance e conseguenze per i mercati.

Una fusione tra SpaceX e Tesla farebbe scattare per Elon Musk circa 70 miliardi di dollari di valore aggiuntivo, grazie all’anticipazione di azioni Tesla vincolate. Forbes Italia ha stimato la cifra usando i prezzi di Borsa di mercoledì 21 ottobre 2026. Il giorno prima Musk aveva confermato che le due società hanno istituito comitati indipendenti per valutare l’operazione; nessun accordo era stato annunciato.

Da dove arrivano i 70 miliardi

Il calcolo parte da 286 milioni di azioni vincolate Tesla, collegate al piano retributivo del 2018. Le clausole sul cambio di controllo consentirebbero di far maturare i titoli prima della scadenza prevista, fissata a gennaio 2028. La stima, pari a circa 70 miliardi di dollari al netto delle ritenute, include anche 7 miliardi in azioni che Musk ha trattenuto per coprire il prezzo di esercizio delle opzioni convertite.

Le valutazioni delle due società danno la misura dell’operazione: SpaceX valeva circa 2.000 miliardi di dollari, Tesla quasi 1.500 miliardi. Insieme, il gruppo arriverebbe a una capitalizzazione potenziale di 3.500 miliardi. A Musk fanno capo 4,8 miliardi di azioni SpaceX e 350 milioni di opzioni già maturate, valutate complessivamente circa 812 miliardi di dollari. Le sue 396 milioni di azioni ordinarie Tesla valevano invece circa 153 miliardi.

Un’eventuale rinuncia al pacchetto Tesla del 2025 non cancellerebbe automaticamente il vantaggio legato alle azioni del piano precedente. Il nuovo pacchetto comprende 424 milioni di azioni vincolate e dipende da obiettivi molto ambiziosi: tra questi, portare la capitalizzazione di Tesla a 8.500 miliardi di dollari e l’EBITDA rettificato a 400 miliardi entro settembre 2035. In caso di fusione, le clausole sul cambio di controllo farebbero cadere gli obiettivi non legati alla capitalizzazione. Jesse Fried, professore di Harvard, ha osservato che Musk potrebbe negoziare un nuovo compenso con la società risultante. Resterebbe invece accessibile la tranche legata alla soglia di 2.000 miliardi di capitalizzazione Tesla, che valeva circa 13,5 miliardi al lordo di imposte e costi di esercizio.

Sinergie tra auto, satelliti e intelligenza artificiale

L’integrazione avrebbe ricadute industriali in più ambiti. Terafab, il progetto per produrre chip in Texas, punta a rifornire i sistemi di guida autonoma, i robot Optimus e i centri di calcolo. Starlink potrebbe portare connettività a veicoli e robot; batterie e sistemi di accumulo Tesla, invece, potrebbero fornire energia alle infrastrutture di SpaceX. Anche le competenze maturate automatizzando le fabbriche automobilistiche potrebbero essere impiegate nella produzione di Starship.

I conti di SpaceX restituiscono la dimensione raggiunta dal gruppo tecnologico. Nel terzo trimestre del 2026 i ricavi sono arrivati a 14,58 miliardi di dollari e l’utile netto a 4,4 miliardi. A febbraio dello stesso anno la società aveva integrato xAI. Nel trimestre l’intelligenza artificiale ha generato ricavi per 7,56 miliardi di dollari, mentre Starlink ne ha prodotti 5,2. L’unione potrebbe mettere in comune capitali e competenze, ma accorperebbe anche attività esposte a rischi e cicli economici differenti.

Voto, controlli e ricadute sui mercati

Musk ha definito positiva l’idea, precisando che i comitati indipendenti non hanno concordato i termini. Per approvare la fusione servirebbe il voto favorevole di almeno il 50% di tutte le azioni Tesla. La governance rende il passaggio particolarmente delicato: Musk controlla oltre l’80% dei voti di SpaceX, mentre in Tesla la sua quota di voto è inferiore al 20%. Prezzo relativo delle società, rapporto di concambio e diritti degli azionisti di minoranza peserebbero quindi sulla definizione dell’operazione.

Un’operazione di questa portata passerebbe anche al vaglio delle autorità antitrust negli Stati Uniti e nelle altre giurisdizioni competenti. SpaceX fornisce servizi strategici al governo e alle forze armate americane; Tesla, dal canto suo, ha una presenza produttiva in Cina. La convergenza fra interessi commerciali, sicurezza nazionale e concorrenza potrebbe richiamare controlli regolatori articolati.

Quotata in Borsa, SpaceX è soggetta agli obblighi di trasparenza della SEC, l’autorità statunitense che vigila sui mercati finanziari. Una proposta o un accordo rilevante richiederebbe comunicazioni agli investitori secondo le regole applicabili. Per i risparmiatori italiani, l’esito potrebbe influire sulle valutazioni dei grandi titoli tecnologici statunitensi e sugli indici che li comprendono, con possibili ricadute sui fondi e sui portafogli esposti a Tesla o al settore.

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