L’euro digitale promette di affiancare contanti e carte nei pagamenti quotidiani, ma il suo funzionamento solleva interrogativi cruciali: quali dati saranno tutelati, quali controlli previsti e quanto costerà agli esercenti?
Nel gennaio 2027 i dipendenti della Banca centrale europea (BCE) dovrebbero iniziare a provare l’euro digitale negli uffici di Francoforte. Nella seconda metà dell’anno è invece previsto un pilota con operatori e commercianti selezionati. La moneta, se autorizzata, sarebbe emessa dall’Eurosistema; per l’uso quotidiano arriverebbe ai cittadini attraverso banche e altri intermediari, con conseguenze per l’accesso, i dati e i costi.
Il progetto non è ancora una valuta disponibile al pubblico. Il Parlamento europeo ha definito la propria posizione nel luglio 2026 e sono in corso i negoziati con il Consiglio e la Commissione. L’obiettivo politico è adottare la normativa entro la fine del 2026. La BCE indica il 2029 come possibile orizzonte per essere pronta a una prima emissione; serviranno comunque il via libera alla legge e una successiva decisione del Consiglio direttivo.
Come si userebbe l’euro digitale
Per i cittadini sarebbe denaro pubblico in formato elettronico, convertibile alla pari con banconote e monete: un euro digitale varrebbe un euro. Il portafoglio si potrebbe aprire tramite un intermediario autorizzato e alimentare dal conto corrente o convertendo contante.
In negozio, online e nei pagamenti tra persone si userebbero strumenti come un’app o una carta. Il pilota europeo, della durata prevista di dodici mesi nella seconda metà del 2027, servirà a provare transazioni da dispositivi mobili e procedure operative in un ambiente controllato. In Italia sono stati selezionati sette prestatori di servizi di pagamento, tra cui banche, Poste Italiane e operatori tecnologici.
È prevista anche una modalità offline. Due dispositivi compatibili e vicini potrebbero trasferirsi fondi già caricati senza connessione; per effettuare il pagamento, gli apparecchi dovranno funzionare e avere un saldo offline disponibile. La funzione riguarda quindi trasferimenti tra dispositivi nelle condizioni previste dal sistema.
Un limite alla somma detenibile nel portafoglio dovrebbe contenere l’uso dell’euro digitale come deposito. Nelle analisi è stato esaminato l’importo di 3.000 euro, che non costituisce un tetto definitivo. Per le banche italiane, il limite ridurrebbe la possibilità di spostare grandi saldi dai conti verso la moneta della banca centrale. Se durante un pagamento l’importo superasse il saldo del portafoglio, la parte eccedente potrebbe essere addebitata sul conto collegato, quando disponibile.
Privacy, dati e controlli sui pagamenti
La riservatezza cambia a seconda dell’operazione. Per i pagamenti offline, i dettagli dovrebbero restare fra pagatore e beneficiario, con una tutela simile a quella del contante. Nei pagamenti online, l’intermediario che distribuisce il portafoglio tratterebbe i dati necessari a eseguire le transazioni e a rispettare gli obblighi di legge, compresi quelli antiriciclaggio. L’Eurosistema non dovrebbe poter collegare direttamente le transazioni online all’identità delle persone.
L’apertura del portafoglio, il caricamento dei fondi e la loro riconversione sono soggetti a controlli. Un negozio online può inoltre conoscere l’identità del cliente attraverso l’account, l’indirizzo di spedizione o altri dati raccolti autonomamente. Le informazioni sul cliente possono quindi dipendere anche dai dati forniti all’esercente per acquistare e ricevere un prodotto.
Banconote e monete continuerebbero a circolare, mentre carte e app private resterebbero disponibili. L’euro digitale si affiancherebbe così agli strumenti già usati per pagare. Per chi ricorre soprattutto al contante, la modalità offline offrirebbe un’opzione digitale in alcune situazioni senza rete; chi usa carte o app avrebbe a disposizione un altro strumento.
Costi, commissioni e impatto per gli esercenti
I servizi di base per i cittadini sono previsti gratuiti per gli utenti. La BCE stima in circa 1,3 miliardi di euro le spese di realizzazione fino al possibile lancio e in circa 320 milioni l’anno i costi operativi successivi.
Gli intermediari dovrebbero occuparsi della distribuzione e dell’adeguamento dei sistemi. Per commercianti e fornitori di servizi, invece, il lavoro riguarderebbe l’integrazione nei terminali e nelle procedure di incasso. Il modello prevede compensi per gli operatori e commissioni a carico degli esercenti, con tetti pensati per contenere i costi e tutelare le piccole attività.
Anche le banche riceverebbero compensi per i servizi prestati. L’effetto economico complessivo dipenderebbe dai costi di implementazione e dalle commissioni effettive. Per i cittadini, i servizi di base resterebbero gratuiti.
Il progetto deve ancora superare l’iter legislativo e ottenere la decisione finale della BCE. Se entrambi i passaggi avranno esito favorevole, l’euro digitale sarà utilizzabile accanto a contanti, carte e bonifici. Tra le opzioni per i pagamenti ci sarebbe anche quella offline; l’accesso ai servizi digitali continuerebbe a passare dagli intermediari.










