La Grecia apre la strada a un divieto per i social rivolto agli under 15: quali servizi saranno coinvolti e come verrà verificata l’età? La misura riaccende il confronto europeo e le iniziative italiane.
Il Parlamento greco ha approvato il 22 ottobre 2026 una legge che dal 1° gennaio 2027 vieterà l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. È il primo divieto nazionale di questo tipo approvato nell’Unione europea, dopo lo stop del Consiglio costituzionale francese alla norma analoga. A occuparsi dell’applicazione saranno le piattaforme.
La maggioranza conservatrice di Nuova Democrazia ha sostenuto il provvedimento, presentato dal governo come una risposta alla dipendenza digitale e ai suoi effetti sulla salute dei ragazzi. Per le aziende tecnologiche il nodo pratico è stabilire l’età degli utenti: il sistema dovrà distinguere chi ha meno di 15 anni limitando la raccolta di dati.
La soglia dei 15 anni e i servizi coinvolti
La legge, intitolata “Divieto di utilizzo dei servizi di social network online da parte dei minori”, fissa un limite uguale per tutti: sotto i 15 anni l’accesso è vietato. Il perimetro comprende i servizi con funzionalità social, tra cui Instagram, TikTok, Facebook e LinkedIn. La disposizione vale anche per gli account già aperti.
Il consenso dei genitori non costituisce un’eccezione. Un adulto, quindi, non potrà autorizzare il figlio sotto la soglia: dal giorno di entrata in vigore le piattaforme dovranno bloccare l’accesso e disattivare gli account non conformi. La scelta greca è più rigida rispetto ai modelli che prevedono fasce d’età e autorizzazioni familiari.
Spetta alle piattaforme predisporre la verifica, nel rispetto del principio di minimizzazione dei dati. Tra gli strumenti previsti c’è il Gov.gr Wallet, il portafoglio digitale greco, che può essere utilizzato scansionando un codice QR. Per i minori è previsto il Kids Wallet, collegato a quello del genitore. Il servizio restituisce un’indicazione binaria: l’utente ha meno oppure più di 15 anni. Non comunica la data di nascita né l’età esatta.
Verifica, responsabilità e regole europee
L’obbligo ricade sui gestori dei servizi, chiamati a predisporre i controlli e ad applicare il divieto agli account degli utenti sotto età. La legge prevede sanzioni severe per chi non rispetta le disposizioni. Il sistema digitale greco fornisce gli strumenti per attestare l’età; la verifica degli obblighi rientra nelle competenze delle autorità che si occupano di servizi online e protezione dei dati.
La misura nazionale si colloca nel quadro del Digital Services Act (DSA). Il regolamento europeo impone alle piattaforme obblighi di gestione dei rischi e trasparenza, oltre a misure specifiche per la tutela dei minori. Non fissa però un’età minima comune per l’uso dei social: i 15 anni sono una soglia scelta dalla Grecia. Il cosiddetto Kids Act è una proposta europea volta a rafforzare la protezione dei minori nei servizi digitali. L’AI Act, invece, disciplina i sistemi di intelligenza artificiale e non introduce un divieto generale di accesso ai social basato sull’età.
Il confronto europeo e le iniziative italiane
Il precedente francese risale al tentativo di introdurre una soglia analoga per gli under 15. Dopo l’approvazione del Parlamento, il Conseil Constitutionnel ha censurato la disposizione, giudicando insufficienti le garanzie per la libertà di espressione e la privacy. Nel Regno Unito, in Spagna e in Danimarca sono state annunciate iniziative o presentate proposte, con soglie e percorsi legislativi differenti. Fuori dall’Europa, l’Australia ha introdotto nel dicembre 2025 il divieto per i minori di 16 anni; restrizioni analoghe sono state adottate anche da Malaysia e Indonesia.
In Italia, il codice della privacy permette ai ragazzi dai 14 anni di prestare autonomamente il consenso al trattamento dei dati personali per i servizi digitali. Al di sotto di quell’età è necessaria l’autorizzazione di un genitore o tutore. In Parlamento sono state depositate proposte per limitare l’accesso dei minori, tra cui un testo bipartisan al Senato e iniziative che indicano soglie diverse, dai 14 ai 15 anni. La premier Giorgia Meloni si è detta favorevole a valutare un divieto per gli under 14; esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione hanno chiesto di riprendere l’esame delle proposte.
Per le aziende che operano anche in Italia, la legge greca traduce in obblighi concreti alcuni temi già presenti nel dibattito europeo: verificare l’età, limitare i dati trattati, gestire gli account e predisporre procedure di conformità per ciascun Paese. Famiglie e istituzioni dovranno affrontare anche le scelte di design delle piattaforme, i sistemi di raccomandazione e il cyberbullismo. Resta centrale l’alfabetizzazione digitale, insieme alla tutela della sicurezza, della privacy e della libertà di espressione.










