Secondo i dati pubblicati dal Dipartimento delle Finanze, nel primo trimestre dell’anno in corso si sono registrate oltre 187.000 nuove aperture di partite Iva, con una lieve crescita rispetto al 2024. Questo dato conferma la resilienza del micro-imprenditorialismo italiano, alimentato da una crescente esigenza di autonomia professionale e da un sistema del lavoro sempre più fluido e frammentato.
A emergere è il ruolo delle persone fisiche, che rappresentano quasi tre quarti delle nuove partite IVA, superando quota 130.000 nel trimestre considerato. Questo elemento evidenzia una tendenza che si è consolidata negli ultimi anni: il lavoro autonomo, anche in forma individuale, continua a essere percepito come un’opportunità concreta per affrontare l’incertezza occupazionale, ma anche come un percorso per esprimere la propria identità professionale in maniera più libera e coerente.
La distribuzione delle nuove attività mostra inoltre una crescente polarizzazione territoriale. Le regioni del Nord si confermano trainanti per numero assoluto di aperture, ma si registra una crescita percentuale interessante anche nelle regioni meridionali, dove la partita IVA sembra rappresentare una risposta creativa all’assenza cronica di lavoro dipendente qualificato. Si disegna così una mappa socio-economica che racconta la pluralità dei modi di fare impresa e la diversa densità di opportunità a seconda del contesto.
Attività preferite e nuove professioni in crescita
Le motivazioni che spingono un cittadino ad aprire una partita IVA sono molteplici, ma in linea generale riflettono il cambiamento strutturale delle economie occidentali, dove il lavoro dipendente a tempo indeterminato non è più l’unico punto di riferimento. Tra i settori che registrano il maggior numero di aperture, spiccano le attività professionali, scientifiche e tecniche, che includono consulenti aziendali, esperti in comunicazione, formatori, psicologi e progettisti. Questo dato è rilevante perché indica una forte domanda di competenze intellettuali e creative, spesso declinate in ambiti trasversali e innovativi.
Accanto a queste figure, si sta assistendo anche a un ritorno delle attività artigianali e dei servizi alla persona, come parrucchieri, estetisti, meccanici, installatori, cuochi freelance e professionisti del benessere. In un’epoca sempre più digitalizzata, la manualità qualificata e il contatto diretto con il cliente continuano a rappresentare un asset competitivo, specie nelle piccole città e nei quartieri urbani a forte vocazione relazionale.
Un fenomeno a sé è rappresentato dal commercio elettronico, che ha avuto un’ulteriore espansione nel 2025. Numerosi giovani e adulti decidono di intraprendere la vendita di prodotti artigianali o importati su piattaforme come Etsy, Amazon, Shopify o attraverso canali social come Instagram e TikTok. Questi imprenditori digitali agiscono spesso da casa, con strutture leggere e un orientamento globale. In questo senso, la partita IVA diventa una porta di accesso all’economia digitale, dove l’idea di impresa è fluida, multicanale e legata a dinamiche di branding personale più che a forme societarie classiche.
Regimi fiscali e scelte strategiche traforfettario, ordinario o semplificato
Una delle domande che chi apre una partita IVA si pone riguarda la tipologia fiscale da adottare. Nel 2025, il regime forfettario si conferma la scelta di gran lunga più diffusa tra le nuove aperture. La legge vigente prevede che possano accedervi i contribuenti con ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro annui, con tassazione ridotta al 15%, o addirittura al 5% per i primi cinque anni in caso di start-up. Il vantaggio principale risiede nella semplificazione contabile e nell’esonero dall’IVA, fattori che lo rendono molto attrattivo per freelance, professionisti, microimprese e chi è alle prime esperienze con la gestione d’impresa.
Chi invece prevede volumi di affari più consistenti o deve affrontare strutture di costo complesse sceglie il regime ordinario, che consente la detrazione dell’IVA, la deduzione delle spese e un calcolo analitico dell’imponibile. È la soluzione più adatta per aziende già strutturate, per chi ha fornitori o clienti esteri, e per tutte le attività dove la gestione professionale della contabilità rappresenta un vantaggio competitivo. Seppure più oneroso sul piano degli adempimenti, il regime ordinario è spesso indicativo di ambizioni di crescita e visione a lungo termine.










