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Il televisore Hisense 116UX è uno di quei prodotti che raccontano da soli a che punto è arrivata la televisione nel 2025: uno schermo che sfiora i tre metri di diagonale, una retroilluminazione RGB MiniLED che non si accontenta più dei classici LED bianchi con filtro, una luminosità dichiarata fino a 8.000 nit, oltre 10.000 zone di local dimming pilotate da un processore proprietario e un posizionamento chiarissimo dentro la fascia più alta del brand, la serie UX. Hisense lo ha presentato come il primo TV RGB MiniLED da 116 pollici al mondo, e la stampa specializzata lo ha riportato così perché, al momento del lancio, nessun altro costruttore aveva messo in commercio, e non solo fatto vedere in fiera, un 4K di queste dimensioni con una retroilluminazione tri-colore così densa. È un prodotto manifesto, più che un TV di massa: serve a dire che l’LCD, spinto nel modo giusto, può ancora competere con OLED e QD-OLED in termini di colore e superare entrambi sul terreno della luce.

Dalla luce bianca alla luce a tre colori

La maggior parte dei televisori MiniLED che abbiamo visto finora funziona così: tanti LED bianchi (o blu con fosfori) dietro al pannello LCD, un sistema a zone che li fa accendere e spegnere, e davanti un filtro a colori o uno strato quantum dot che trasforma quella luce in rosso, verde e blu. Il 116UX capovolge l’ordine e dice: faccio nascere la luce già rossa, già verde e già blu, con micro-LED RGB posizionati dietro lo schermo e pilotati in modo indipendente. Così il pannello non deve più correggere una sorgente neutra, ma si limita a modulare una luce che nasce del colore giusto. È questo che permette a Hisense di parlare di una copertura intorno al 95% dello spazio BT.2020 e di tonalità più sature nelle alte luci, dove di solito l’LCD tende a lavare i colori.

Portare l’RGB dietro a un 116 pollici vuol dire anche doverlo controllare con grandissima precisione. Hisense dichiara più di 10.000 zone di local dimming, cioè più del doppio di molti MiniLED da 85-98 pollici. Perché così tante? Perché se vuoi arrivare a 5.000-8.000 nit senza trasformare le scene scure in un festival di aloni devi poter spegnere porzioni piccolissime del pannello e lasciarne altre al massimo. Ogni zona è in grado di regolare non solo l’intensità ma anche la componente cromatica, ed è per questo che l’azienda ha affiancato alla parte hardware un processore AI specifico. È la parte invisibile, ma è quella che rende lo schermo guardabile e non semplicemente abbagliante.

Tutta questa giostra luminosa è orchestrata dal nuovo Hi-View AI Engine (la denominazione cambia leggermente a seconda dei mercati, ma il concetto è lo stesso): riconosce il contenuto, lo segmenta, capisce dove deve esserci picco e dove deve esserci nero, poi manda i comandi alla matrice RGB MiniLED. È una forma di controllo più complessa di quella usata sui MiniLED tradizionali, perché deve tenere insieme tre canali e non uno, e deve farlo su migliaia di zone. Senza questa parte di intelligenza, un TV così grande e così luminoso sarebbe ingestibile: vedremmo immagini troppo dure, volti bruciati, fondali che pulsano. Con l’AI il 116UX riesce a restare cinematografico anche quando spinge sulla luce.

UX come vetrina estrema

La serie UX è, nelle intenzioni di Hisense, la linea con cui dimostrare che il MiniLED è la loro strada per il top di gamma. Prima sono arrivati i 65 e i 75 con migliaia di zone, poi il 100UX, e adesso questo 116UX che, in molti listini europei, è indicato come il TV più grande mai venduto da Hisense. Stiamo parlando di una lastra 4K che, a parità di distanza, riempie il campo visivo come un proiettore domestico, con il vantaggio di un contrasto molto più alto, di un HDR molto più stabile e di zero complessità d’installazione: lo appendi o lo metti sul mobile, lo accendi e finisce lì. Non ci sono lenti, non ci sono distanze da calcolare, non c’è la stanza buia obbligatoria. È un modo per portare la big screen experience in un salone reale.

Uno dei dati che hanno colpito di più i recensori è la luminosità: nei test si sono misurati oltre 5.000 nit reali e il costruttore parla di punte fino a 8.000. Perché serve così tanta luce? Perché un pannello da 116 pollici riflette più ambiente di uno da 65, e perché i contenuti HDR moderni – giochi in Dolby Vision, film masterizzati a 4.000 nit – danno il meglio solo se il TV è in grado di avvicinarsi alle specifiche. Il 116UX è costruito proprio per questo: per restare incisivo in stanze non perfette, magari con un’ampia vetrata, grazie anche a un trattamento anti-riflesso e a un sensore che adatta la resa alle condizioni della stanza. È un approccio diametralmente opposto a quello dei proiettori, che chiedono buio per esprimersi.

Hisense non ha trascurato la parte reattiva. Il 116UX è un 4K fino a 165/170 Hz, con HDMI 2.1, VRR, ALLM e supporto a FreeSync Premium Pro. Tradotto: ci puoi collegare una console current-gen o un PC gaming e goderti un’immagine fluida anche su 2,5-3 metri di diagonale. Il lag non è da monitor competitivo, ma per un TV home-cinema resta molto buono. È un modo per dire che questo non è un pannello da hotel o da showroom: è pensato per l’utente finale che vuole tutto, film e giochi, sullo stesso schermo.

La serie UX come laboratorio pubblico

Quando Hisense scrive primo TV RGB MiniLED da 116 pollici al mondo non sta solo facendo colore: sta dicendo che è arrivata prima su una combinazione molto precisa di tre fattori, cioè diagonale, tecnologia di retroilluminazione e disponibilità commerciale. Altri marchi hanno mostrato MiniLED avanzati, altri hanno portato in sala stampa schermi da oltre 110 pollici, altri ancora hanno fatto vedere RGB backlight in ambito professionale. Nessuno ha messo insieme tutto questo in un TV 4K di serie, con telecomando, OS e certificazioni HDR. È un modo per prendersi la scena e, soprattutto, per legare il nome Hisense a un’idea di innovazione e non solo di rapporto qualità/prezzo.

Il 116UX dialoga con il 100UX e con gli altri UX europei: stesso linguaggio di design, stessa promessa di luminosità fuori scala, stesso pacchetto HDR completo (Dolby Vision IQ, HDR10+, HLG), stessa idea di usare l’AI per riconoscere la scena. Quello che cambia è la spettacolarità del formato RGB. Portandolo nei negozi e nelle fiere autunnali 2025, Hisense manda un messaggio doppio: da un lato mostra fin dove può arrivare l’LCD, dall’altro fa sapere che quello stesso know-how scenderà, in forma ridotta, sulle diagonali più umane. È una strategia top-down tipica dei marchi che vogliono riposizionarsi verso l’alto.

Un TV così estremo mette inevitabilmente in luce anche la parte più fragile, cioè la piattaforma smart. Le versioni con VIDAA devono caricare app pesanti, streams 4K HDR e overlay AI su uno schermo gigantesco, e nelle recensioni si legge che tutto funziona ma che l’esperienza non è scattante come sugli OLED top con webOS o Tizen. È plausibile che proprio il 116UX costringa Hisense ad accelerare anche su questo fronte, perché chi spende oltre 20.000 euro non accetta menu lenti. Ma è anche vero che, una volta avviato un contenuto, tutta l’attenzione va alla resa video, e lì il TV fa esattamente quello che promette: luce, colore, controllo.

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