I colossi di Internet come Facebook, YouTube o Google dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti, diventando responsabili per le violazioni sul diritto d’autore dei contenuti da loro ospitati. Sono escluse le piccole piattaforme. Si potranno condividere senza restrizioni i link accompagnati da singole parole, non i cosiddetti snippet (un breve testo di presentazione di un articolo con titolo e foto), che saranno coperti da copyright: per il loro uso, le piattaforme come Google News dovranno quindi pagare i diritti agli editori. Non ci saranno filtri sui contenuti come film o canzoni ma una cooperazione tra piattaforme e detentori dei diritti d’autore, concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright.

E ancora: i grandi siti web dovranno quindi organizzare meccanismi veloci di reclamo, curati da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto. Sono le novità della riforma del copyright in Rete, votata dal Parlamento europeo con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti. La riforma non tocca link non commerciali, enciclopedie online come Wikipedia né il caricamento di contenuti su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub. Anche i meme o le parodie sono fuori da questa direttiva. In sintesi

  • Remunerazione da parte di grandi piattaforme di contenuti prodotti da artisti e giornalisti
  • Responsabilità per violazioni sul diritto d’autore dei contenuti da loro ospitati
  • Micropiattaforme escluse dal campo di applicazione della direttiva così come Wikipedia, piattaforme per la condivisione di software open source, meme e parodie
  • Si potranno condividere liberamente link se accompagnati da singole parole
  • Snippet (foto e breve testo di presentazione articoli) sono coperti da copyright e soggetti a pagamento diritti
  • Giornalisti avranno una quota della remunerazione ottenuta dal loro editore
  • Remunerazione supplementare per gli artisti se il compenso corrisposto in origine è considerato sproporzionatamente basso rispetto ai benefici che ne derivano

Ma non si tratta del testo finale

La tensione però resta alta, con l’industria culturale che esulta mentre grandi piattaforme e fautori del web tutto-libero contestano. A partire dal vicepremier Luigi Di Maio, che ha promesso battaglia e definito il voto di Strasburgo «una vergogna tutta europea» in quanto ha «introdotto la censura dei contenuti degli utenti». Provocando così lo scontro con il presidente dell’Aula Antonio Tajani che, di fronte a «dichiarazioni infamanti» contro «una vittoria della cultura», ha chiesto al premier Giuseppe Conte di «prendere immediatamente le distanze». Non si tratta fra l’altro del testo finale: ora via a lunghi negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue. E la legislatura è a fine corsa.

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