Un laboratorio - Gloyra, WikimediaCommons

Sembra una notizia di Lercio, ma non lo è. Dei serissimi scienziati americani, hanno costruito un pene artificiale e, adesso, sono pronti a trapiantare dei peni artificiali su uomini in carne ed ossa, grazie al loro laboratorio dove vengono coltivati tessuti umani. Questo si aggiunge a molti altri record conseguiti dallo Wake Forest Institute for Regenerative Medicine che, a parte le facili ironie, è stato il primo laboratorio a trapiantare, in un essere umano, un organo cresciuto in laboratorio. Era il 1999 e, da allora, il laboratorio ha segnato un record dopo l’altro trapiantando qualsiasi cosa, ivi comprese vagine artificiali. Oltre alla ricerca sui genitali, il laboratorio sta coltivando circa trenta tessuti di vari organi.

Il percorso di Anthony Atala

Il team leader del progetto ha cominciato il suo percorso nel ’92. Ma non è stato prima del 2008 che gli scienziati hanno provato che il trapianto di un pene artificiale teoricamente possibile. Avendo passato molti anni per capire come progettare questi organi. Questo ha portato il team a crescere 12 peni funzionanti per conigli che li hanno prontamente testati sulle loro partner. Otto dei peni artificiali hanno eiaculato e quattro hanno fatto cilecca. Per gli uomini è più complesso e ci vorranno cinque anni per ottenere l’approvazione delle autorità americane.

Peni artificiali pronti per il trapianto?

Il team americano ha progettato sei peni artificiali umani pronti al trapianto usando una tecnica che usa frammenti di pelle presi dall’avambraccio. Al momento, sono in attesa dell’approvazione per l’avvio della sperimentazione su pazienti veri e propri, anche se il team sta approcciando il tema con una certa cautela: non comincerà con il trapianto completo del pene, ma con parziali sostituzioni che possono aiutare i pazienti affetti da disfunzioni erettili.

Il trapianto come alternativa ai metodi attuali

Adesso, il pene viene sostituito con delle barre rigide che ne preservano la funzione sessuale e feticci gonfiabili che, effettivamente, non sono dignitosi. Se, nei prossimi anni, questa sperimentazione arriverà sull’uomo, potremo dire addio a tutto questo.