embodied AI

L’AI incarnata (o embodied AI) rompe il confine tra algoritmi astratti e corpi fisici, favorendo una transizione epocale. Questi sistemi, anziché limitarsi ad analizzare dati, interagiscono con l’ambiente reale, imparano dai feedback fisici e agiscono con intenzionalità nel mondo fisico. La conferenza CVPR 2025 ha consacrato questa svolta, dove ricercatori di Google DeepMind e altri pionieri hanno presentato robot in grado di ragionare spazialmente e muoversi con precisione.

Carolina Parada di DeepMind ha tracciato l’orizzonte di questa rivoluzione descrivendo Gemini Robotics, l’ultimo modello multimodale che unisce linguaggio, visione e azione fisica. Un tale modello non si limita a riconoscere oggetti, ma risponde a comandi come “piega la carta” o “metti gli occhiali nella custodia”. L’obiettivo non è solo replicare compiti, ma instaurare una forma di intelligenza contestuale, adattiva e collaborativa con l’uomo.

Le applicazioni potenziali dell’AI incarnata spaziano dall’assistenza in ambienti sanitari, all’agricoltura, fino alla gestione predittiva delle catene di montaggio. In Cina, ad esempio, droni e robot umanoidi stanno entrando nei contesti lavorativi e civili con l’obiettivo di ridurre i limiti della forza lavoro tradizionale. Nel contempo Nvidia ha immaginato robot che possano intervenire negli incendi boschivi, segno che l’AI incarnata si prepara a operare anche in scenari estremi.

Le tecnologie che guidano la rivoluzione incarnata

Dal benchmark RoBoSpatial al diffusion-based Navigation World Model, i ricercatori stanno insegnando ai sistemi robotici a capire lo spazio tridimensionale e prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Questo non migliora solo la navigazione, ma consente di manipolare oggetti, evitare ostacoli e interagire con ambienti dinamici.

GROVE, un progetto di DeepMind, equipaggia i robot con meccanismi di apprendimento basati su obiettivi definiti tramite linguaggio, eliminando la dipendenza da reward engineering manuale. Questo rende gli agenti non solo più adattabili, ma anche più veloci nel generalizzare comportamenti su modelli meccanici differenti.

Il modello Gemini Robotics-ER rappresenta la convergenza di linguaggio, percezione visiva e azione fisica, capace di operare anche su hardware robotico eterogeneo . Grazie alla capacità di ragionare sul mondo visivo e tradurlo in movimenti concreti, queste piattaforme raggiungono livelli di destrezza e versatilità senza precedenti.

Ostacoli e responsabilità nell’adozione dell’AI incarnata

A differenza dell’AI puramente digitale, i robot incarnati interagiscono con individui e ambienti fisici, rendendo le conseguenze degli errori potenzialmente gravi. Recenti studi hanno evidenziato attacchi possibili tramite spoofing e elaborazioni malevole su modelli multimodali . Per questa ragione, DeepMind ha sviluppato benchmark come ASIMOV per verificare la sicurezza dei robot.

Non basta che un robot si muova abilmente: deve anche capire le abitudini umane, i segnali non verbali e i contesti sociali. Aziende come Furhat Robotics, che ha creato robot sociali con volti animati, lavorano in questa direzione. In Europa, l’iCub dell’IIT italiano rimane uno dei principali progetti di interazione robot-umano a fini didattici.

La robotica incarnata richiede investimenti consistenti. McKinsey stima che, nonostante il potenziale, la diffusione su scala rimane limitata da costi elevati, complessità normative e infrastrutturali . Paesi come la Corea del Sud hanno creato alleanze nazionali (K-Humanoid Alliance) con l’obiettivo di sviluppare robot umanoidi commerciali e competitivi entro il 2028.

Articolo precedentePersonalizzare il Prompt dei comandi di Windows: colori, font e layout su misura
Prossimo articoloCome fare shopping anche su TikTok

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome