Innanzitutto le caratteristiche: ha cinque dita che si muovono in modo assolutamente naturale, tanto da eguagliare al 90% una mano vera, ricevendo i segnali dagli impulsi nervosi che dal cervello vengono trasmessi attraverso i muscoli fino ai suoi elettrodi. Poi la data di lancio sul mercato della prima mano bionica: il prossimo anno. Rispetto ad altri prototipi analoghi (non è la prima volta che salta fuori un dispositivo di questo tipo), non richiede interventi chirurgici, ha una maggiore durata della batteria, migliori capacità, una presa più facile di presa e, particolare di primo piano, ha un prezzo più basso ovvero ridotto del 30% rispetto alle versioni adesso a scaffale.

La storia della mano è presto detta e risale a 15 anni fa con il robot italiano intelligente iCub; poi nel 2013 è partita la collaborazione fra Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro) e Iit (Istituto Italiano di Tecnologia – Center for Nanotechnology Innovation), nell’ambito di un protocollo finalizzato allo sviluppo di protesi di nuova generazione che prevedeva un investimento di 7,5 milioni di euro nell’ambito di un piano triennale da 12 milioni di euro. Nel 2015 è arrivato un primo modello di mano bionica ovvero la prova di principio della possibilità di costruire una protesi hi-tech. A proposito, la mano bionica di ultima generazione si chiama Hannes.

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