Cybercrime seguito a breve distanza dall’appropriazione indebita, le frodi dei consumatori, quelle contabili per finire con le pratiche commerciali scorrette. Sono questi i crimini informatici che colpiscono più frequentemente le aziende italiane secondo l’edizione 2018 del Global economic crime e fraud survey di Pwc. Il cybercrime è più che raddoppiato raggiungendo il 45% dei casi dal 20% del 2016. Nel mirino dei criminali si sono gli asset aziendali, proprietà intellettuali e dati da rubare per chiedere un riscatto. In un caso su due le frodi sono organizzate dai clienti, un altro 30% da hacker professionisti, il 20% da partner commerciali. I danni causati sono milionari e nel 24% si supera il milione.

È solo la punta dell’iceberg perché molto spesso le frodi non vengono nemmeno intercettate o denunciate per evitare maggiori danni reputazionali. I danni sono consistenti perché metà delle imprese che hanno subito una frode afferma di aver subito una perdita superiore ai 50.000 dollari e per una su quattro il danno è stato maggiore al milione. Stime prudenziali perché – sottolinea si legge nel rapporto Pwc – oltre alle perdite dirette, si dovrebbero esaminare i costi di gestione e investigazione, eventuali sanzioni inflitte dalle autorità, possibili contenziosi, ma soprattutto gli effetti alla reputazione, che a cascata possono impattare sul business e sulla fiducia del mercato con conseguenze non controllabili.

Un’azienda italiana su tre, ad esempio, ha confermato che i costi di investigazione sono stati pari o superiori a quelli della frode. C’è anche un’altra scoperta degna di attenzione: dietro alle frodi non ci sono sempre gli hacker, comunque responsabili di un terzo delle frodi. Più spesso – nel 47% dei casi ovvero in quasi la metà degli episodi – sono riconducibili ai clienti. E nel 20% i mandanti sarebbero gli stessi fornitori e loro intermediari.

Attenzione agli hacker di IA

Anche l’intelligenza artificiale (IA) potrebbe trasformarsi in un’arma in mano a cybercriminali e Stati canaglia. L’allarme arriva da uno studio condotto da una ventina di ricercatori delle università di Cambridge, Oxford e Yale. Nelle mani sbagliate, l’intelligenza artificiale, sempre più diffusa nella tecnologia di tutti i giorni, minaccia la sicurezza digitale. La tecnologia potrebbe ad esempio essere usata per insegnare alle macchine a diventare hacker, sferrando cyberattacchi automatizzati più potenti. Ma non solo. I criminali potrebbero prendere il controllo delle auto autonome, causando incidenti.

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