Proprio non ci siamo se i millennials sono più poveri dei loro genitori. Perché da una generazione all’altra dovrebbe essere naturale che i figli siano un po’ più ricchi dei secondi o almeno allo stesso livello. E invece le cose non vanno esattamente così e le prospettive, se possibile, sono ancora più nebulose. I millennials tra 30 e 34 anni guadagnano meno rispetto ai coetanei delle generazioni precedenti. Si tratta di una fotografia che fa scattare l’ennesimo campanello di allarme sul presente e sulla società in costruzione. A rivelarlo è la più recente indagine di Resolution Foundation. E per una volta non è coinvolta solo l’Italia in questo quadro a tinte fosche perché i Paesi esaminati sono anche Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Norvegia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. La crisi, spiegano gli autori della ricerca, ha colpito con violenza le nuove generazioni. Come spiega Alessandro Rosina, ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano, “se entri nei 30 anni in maniera così fragile rischi di avere squilibri che ti porti avanti tutta la vita. Intaccando l’economia”.

Millennials: che generazione è?

Si chiamano millennials e vengono dopo la Generazione X. Sono i giovani nati fra i primi anni Ottanta e il Duemila, che oggi hanno dai 18 ai 35 anni. I loro comportamenti sono al centro delle ricerche dei sociologi e le logiche che li fanno muovere all’interno del mercato sono interessanti per quegli attori economici che operano sul mercato. In sintesi sono iperconnessi, concentrati sul presente, socialmente molto tolleranti e aperti alle novità, multitasking e portatori di linguaggi specifici, viaggiatori in un mondo più piccolo, aperti alla contaminazione culturale, ricercatori di novità, curiosi e sperimentatori.

Se le prospettive (anzi, il presente) non sono delle migliori, non mancano le ambizioni tra i giovani di questa categoria sociologica perché più delle metà di loro, in Italia, aspira a una posizione di leader, in linea con la media mondiale ma ben al di sopra della media europea. I dati a livello globale evidenziano una maggiore ambizione dei ragazzi rispetto alle coetanee. I settori più desiderati dai giovani italiani per il loro percorso professionale sono quelli della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni, seguiti dai settori del turismo, dell’ospitalità e del benessere e dall’energia.

Di interessante c’è la scarsa fiducia per il mondo lavorativo perché le aziende non farebbero tutto ciò che sarebbe in loro potere per aiutarli a sviluppare le loro qualità: meno di un terzo dei millennials di tutto il mondo pensa che il proprio datore di lavoro stia utilizzando al meglio le loro capacità. Oggi i giovani danno meno valore al leader per la sua visibilità, le sue relazioni e le sue competenze tecniche mentre definiscono autentici leader chi ha visione strategica, chi offre ispirazione, personalità e visione. Le aziende che a livello globale sono maggiormente percepite dai millennials come leader sono Amazon e Google.

Articolo precedenteFrodi e crimini informatici in crescita. E attenzione agli hacker di intelligenza artificiale
Prossimo articoloEni, il super computer rivoluzionario per la trasformazione digitale

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome