Transazioni online più semplici e sicure. A questo puntano banche e istituzioni per evitare raggiri e consentire che gli utenti possano disporre dei propri conti bancari o dei loro titoli direttamente dal PC di casa o dallo smartphone. Non mancano infatti motivi di preoccupazione: l’ultimo caso salito alle cronache è quello di un professionista che si è visto sfilare da un conto deposito collegato a un suo conto online 111.000 euro.

I prelievi avvenivano dopo che era stata rubata l’identità telematica, era stato aperto a suo nome un secondo conto online, e con una serie di trasferimenti, nel giro di tre mesi, il denaro era passato dal conto deposito del professionista a quello del ladro.

I dati dell’Associazione bancaria italiana sulle transazioni via web

La disavventura è evidentemente l’incubo di molti risparmiatori, e le frodi sui conti online un problema che le banche sono coscienti di dover affrontare con efficacia. Ogni anno, infatti, afferma l’Abi, le banche italiane spendono oltre 250 milioni di euro per la sicurezza informatica.

Questo ha portato l’incidenza delle vittime di frodi allo 0,002% del totale di quelli che operano su home banking, pari a uno su 50.000. Per rafforzare la sicurezza l’Abi ha predisposto un vademecum per l’uso responsabile della tecnologia, dal quale si comprende come, nel mondo digitale, i dati personali siano il vero patrimonio da difendere.

Devono capirlo i consumatori, ma lo ha capito anche il consorzio Cbi, nato sotto l’egida dell’Associazione Bancaria Italiana e che raccoglie circa 500 banche.

I dati e le informazioni che gli istituti di credito già possiedono sui propri clienti, sono, per Liliana Fratini, direttore generale del consorzio, un giacimento di petrolio che bisogna trasformare in benzina e non lasciarlo ai colossi del web. Big come Apple, Amazon o Google (grandi possessori di dati sensibili) stanno infatti sbarcando nel settore del credito offrendo servizi finanziari sul web. La sfida è aperta e si giocherà in larga parte sulla sicurezza dei privati.

Con lo scopo di garantire adeguati livelli di tutela dei consumatori primo presupposto per favorire la crescita dei servizi digitali nel settore finanziario, il Ministero dell’Economia ha istituito intanto il Comitato Fintech a cui partecipano oltre a Mef e Banca d’Italia, la Consob, l’Ivass, l’Agcm, il Garante per la protezione dei dati personali, Agenzia per l’Italia Digitale e Agenzia delle entrate, un Comitato di supervisori voluto dalla Commissione europea.

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