Jean-Baptiste Boin, un dottorando in ingegneria elettronica, ha contribuito a costruire un app chiamata Art ++, che utilizza la tecnologia di riconoscimento delle immagini per fornire informazioni supplementari su un’opera d’arte. Veramente pensate che i musei siano solo polverosi templi del passato? Mi spiace ma non è così, anzi. I musei più importanti sono sempre sorprendentemente abili nella valorizzazione digitale dei loro patrimoni: marketing, social media, certamente, ma la tecnologia e il digitale vengono utilizzati anche per arricchire l’esperienza del museo per i visitatori, per raggiungere nuove fette di pubblico on-line e cambiare le strade e i metodi della ricerca scientifica. I curatori di musei e gli amministratori sembrava avere una chiara idea della necessità di un equilibrio tra fisicità e identità digitale.

Un esempio per tutti. Carter Emmart è il regista di “astrovisualization” presso il Museo Americano di Storia Naturale: date le grandi quantità di informazioni raccolte da osservatori sempre più potenti, l’informatica moderna e la grafica hanno aperto le porte a una “nuova era” e un “nuovo fronte nell’osservazione e nell’astronomia”. Questi strumenti sono essenziali che hanno portato alla creazione di “Digital Universe”, “un diorama che offre una nuova prospettiva sul nostro posto nell’universo e ridefinisce il nostro senso di casa”.

Ci sono poi situazioni in cui addirittura tecnologia e data analisi diventano opere d’arte. È il caso di Aaron Koblin, un artista digitale che è attualmente il direttore creativo del team artistico di dati di Google. Koblin è fortemente conosciuto per le sue visualizzazioni di dati, come “Flight Patterns” (Modelli di volo), che raffigura le traiettorie di volo delle migliaia di aerei verso le diverse destinazioni negli Stati Uniti in un giorno. E non si tratta di un disegnino… è parte della collezione permanente del Museum of Modern Art di New York. Serve altro?