Pugno duro dell’Autorità per le Comunicazioni sulla tariffazione per la telefonia fissa che potrebbe avere ripercussioni sull’intero settore, anche mobile e dunque per le future tariffe per cellulari applicate dagli operatori Tim, Vodafone, 3 Italia e Wind. Il criterio di fatturazione deve essere il mese, ha spiegato l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con una delibera che segue le variazioni tariffarie degli operatori. Mesi fa le compagnie hanno infatti accorciato le cadenze delle ricariche dal mese alle quattro settimane sulle utenze mobile.

Con questa delibera l’Agcom intende stoppare l’estensione della riduzione del periodo del pagamento della tariffa anche alle utenze fisse, per garantire – si legge testualmente – una tutela effettiva degli utenti, avendo riscontrato problemi in termini di trasparenza e comparabilità delle informazioni in merito ai prezzi vigenti. A gennaio, l’Agcom aveva paventato un possibile aumento delle tariffe dell’8,6%. L’Autorità ha dunque «individuato nel mese il periodo temporale minimo per consentire all’utente di avere una corretta e trasparente informazione sui consumi fatturati e un tempo di invarianza nel rinnovo del prezzo offerto dagli operatori».

Questo per la telefonia fissa, per la mobile l’Agcom ha previsto che la cadenza non possa essere inferiore ai 28 giorni. Dura la reazione di Asstel: la delibera odierna è «priva di basi giuridiche». In questo contesto, Telecom torna all’utile e accelera sulla fibra, ormai in aperto scontro con Open Fiber, che sfiderà insieme a un partner finanziario nelle aree bianche. Questo progetto permetterà all’amministratore delegato Flavio Cattaneo di anticipare di due anni gli obiettivi di copertura previsti dal suo piano e alzare i target al 2019, senza ulteriori esborsi alla voce investimenti. Il 2016 si è chiuso con un risultato netto di 1,8 miliardi di euro ma i soci restano a bocca asciutta e il dividendo viene garantito come da statuto solo per le risparmio.

Il 2015 si era chiuso con una perdita di 70 milioni ma senza l’impatto della valutazione al fair value dell’opzione implicita inclusa nel convertibile, sarebbe stata in utile di 1,4 miliardi di euro. «Avete visto i risultati di Telecom e tutti gli investimenti che sta facendo sulla fibra (il piano prevede in Italia 11 miliardi di euro, di cui circa 5 dedicati all’accelerazione dello sviluppo delle reti ultra broadband). Oggi è molto più forte rispetto a un anno fa, segno dell’impegno di Vivendi in Italia», ha detto il ceo di Vivendi Arnaud De Puyfontaine, che di Telecom è vicepresidente. Sulla fibra, dopo aver dovuto cedere il passo ad Enel, Telecom contrattacca e progetta una società di cui sarà azionista di minoranza. Per il socio finanziario sarebbero già una decina le manifestazioni di interesse da parte di fondi che investono in infrastrutture e tlc.

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