L’Italia registra ormai da alcuni anni una crescita robusta dell’occupazione, testimoniata anche dagli ultimi dati ISTAT che, incrociando trend 2018-2023 su mercato del lavoro e redditi familiari, restituiscono una fotografia di vitalità per ciò che riguarda l’accesso al lavoro. Tuttavia, a questa aumentata presenza di lavoratori, non corrisponde un adeguato innalzamento dei livelli retributivi. L
a dinamica salariale appare debole: gli stipendi medi, pur in lieve crescita nei valori assoluti, restano in larga parte fermi quando rapportati all’aumento del costo della vita. Una quota sempre più ampia dei nuovi contratti si concentra in professioni che rientrano nelle fasce a basso reddito e scarse opportunità di progressione, rafforzando la percezione che, in Italia, si lavori di più, ma non si guadagni di più.
Stipendi d’ingresso: tra giovani, neolaureati e settori occupazionali
L’analisi più recente, come quella della Total Remuneration Survey di Mercer e le indagini AlmaLaurea che coinvolge anche nel settore ICT, evidenzia gli importi medi percepiti dai neoassunti in Italia, sia giovani con titolo di studio superiore che laureati. Nel 2024, la retribuzione d’ingresso per i giovani al primo impiego si attesta attorno ai 30.500 euro lordi annui, con un aumento solo marginale rispetto al biennio precedente (+5,4%), ma che non riflette le reali variazioni del potere d’acquisto. Le differenze settoriali sono molto marcate:
- Settori come Life Science e Energy garantiscono ai neoassunti stipendi iniziali tra i 32.000 e i 33.000 euro lordi, superiori alla media nazionale.
- Ambiti manifatturiero, hi-tech e servizi non finanziari si posizionano lievemente sotto la media – tra il -1% e il -8%.
Per i neolaureati, la distanza tra titolo di studio e capacità reddituale resta significativa. Secondo AlmaLaurea, a un anno dalla laurea (dati 2023), la retribuzione netta mensile è in media pari a 1.384 euro per chi ha una laurea triennale, a 1.432 euro per chi conclude il secondo ciclo. A cinque anni, la crescita è quantificata in poco più di 1.700 euro netti mensili. Gli incrementi si riducono se si considera l’inflazione, che ha invertito la precedente tendenza positiva sugli stipendi reali. Il peso del part-time resta significativo (coinvolge il 18% dei neolaureati di primo livello e quasi il 14% dei magistrali), con effetti diretti sulla retribuzione percepita:
| Gruppo disciplinare | Retribuzione (1 anno, netta mensile) |
| Medico-sanitario | 1.598 € |
| ICT/Informatica | 1.569 € |
| Ingegneria industriale/info | 1.546 € |
| Arte/Design/Psicologia | <1.200 € |
Le professioni con salari più elevati restano nell’area medico-sanitaria, informatica e tecnica, mentre i giovani laureati in ambito umanistico, psicologico, dell’educazione e delle scienze motorie risultano strutturalmente penalizzati.
Le aspettative di chi entra nel mondo del lavoro devono fare i conti con una forte segmentazione tra settori e territori, confermando che il livello di partenza delle retribuzioni resta spesso inferiore ai livelli medi europei.
Stipendi nei diversi ruoli e categorie professionali
L’ampia eterogeneità delle retribuzioni emerge considerando le categorie professionali che accolgono la maggior parte dei nuovi ingressi, molte delle quali offrono un quadro di partenza tutt’altro che soddisfacente:
- Docenti scolastici: un insegnante di ruolo alla fascia iniziale percepisce tra 1.350 e 1.400 euro netti mensili, mentre i supplenti annuali delle scuole secondarie arrivano a circa 1.450-1.500 euro netti. I docenti precari subiscono una maggiore incertezza contrattuale e la mancanza di benefit aggiuntivi rispetto ai colleghi stabilizzati.
- Operatori sanitari (infermieri e medici): il percorso di un infermiere neolaureato parte da circa 21.600 euro lordi annui (circa 1.300-1.400 euro netti al mese), con possibilità di crescita a seconda di specializzazione e anni di servizio. Tra i medici ospedalieri, dopo il recente rinnovo contrattuale (CCNL 2025), la retribuzione iniziale è stata incrementata del 10%. Un medico neoassunto nel pubblico può arrivare a circa 2.000 euro netti mensili, esclusi arretrati, premi e indennità aggiuntive per lavoro notturno o festivo. Per i dirigenti sanitari, i valori sono più elevati ma richiedono solidi anni di esperienza.
- Operai: un giovane operaio neoassunto guadagna mediamente 980 euro netti al mese. Solo il lavoro continuativo e l’esperienza portano a soglie di 1.400-1.600 euro mensili, soprattutto al Nord e in aziende con contratti stabili. Le indennità per lavoro notturno e trasferte possono aumentare temporaneamente il guadagno, ma la fascia d’ingresso resta tra le più basse del panorama europeo.
- Funzionari e dipendenti pubblici: un neo-funzionario assunto nell’Area Manageriale di Bankitalia parte da 50.126 euro lordi annui (circa 2.500 euro netti mensili), mentre nell’Area Operativa lo stipendio d’ingresso scende a 35.574 euro lordi. Con l’anzianità, i compensi crescono grazie a scatti biennali e indennità accessorie, ma i dati sono riferiti a strutture ad alta selettività.
- Collaboratori scolastici (personale ATA): per i nuovi assunti, la retribuzione lorda annua si ferma a 16.427 €, ovvero una busta paga mensile lorda attorno ai 1.370 euro. Il netto percepito è molto inferiore e solo gli scatti di anzianità consentono, con il tempo, di superare i 21.000 euro lordi annui.
Complessivamente, a fronte di carichi di lavoro spesso elevati, la retribuzione di partenza nella maggioranza dei ruoli rimane limitata, mentre la crescita salariale è lenta e condizionata dall’accesso a ruoli più qualificati e stabilizzati.
Il confronto europeo e i divari territoriali e di genere in Italia
L’analisi internazionale colloca l’Italia agli ultimi posti tra i grandi Paesi UE in termini di retribuzione d’ingresso per giovani e neolaureati. La media per un nuovo assunto supera di poco i 30.000 euro lordi annui: meno della metà di quanto riconosciuto a pari titolo in Svizzera, Germania e Austria (che partono da 50.000 e superano in Svizzera gli 86.000 euro), e sensibilmente inferiore ai valori di Francia e Regno Unito. Solo Spagna e Polonia riportano importi medi inferiori (rispettivamente, 28.500 euro e 16.675 euro).
I divari interni al sistema italiano si manifestano nettamente:
- Territorio: al Nord gli stipendi medi sono più elevati del 6-15% rispetto al Mezzogiorno già a un anno dalla laurea, sia per primo che per secondo livello. A cinque anni, il differenziale con il Sud può superare il 15%.
- Genere: permane un differenziale retributivo a favore degli uomini, più marcato nei settori tecnico-scientifici ma presente praticamente ovunque. A un anno dalla laurea, il gap stipendiale sfiora il 13-15%. Cinque anni dopo, la forbice resta ampia, con donne che mediamente percepiscono anche 250-350 euro in meno ogni mese rispetto ai colleghi maschi.
Il sistema di calcolo uniforme dei salari in alcuni comparti pubblici (docenti universitari e del settore pubblico) mitiga le differenze solo in parte: nelle aree private e nei contratti a termine, la variabilità geografica e di genere aumenta. Alla dinamica retributiva si somma il diverso costo della vita: il potere d’acquisto di uno stipendio medio è inferiore per chi risiede in città con prezzi più elevati o in aree deboli per servizi e infrastrutture.
Formazione, progressioni di carriera e politiche salariali
La crescita delle competenze e la formazione continua sono elementi che stanno diventando sempre più centrali nei percorsi lavorativi italiani. Le aziende, secondo i rapporti specialistici, stanno progressivamente integrando offerte formative e percorsi di carriera finalizzati al trattenimento dei talenti più giovani, anche attraverso programmi di formazione specialistica, bonus formazione e promozione di ambienti lavorativi basati sul benessere e sulla flessibilità oraria.
- Nei settori pubblico-sanitari, i nuovi contratti collettivi (come il CCNL della dirigenza medica del 2025) prevedono percorsi di progressione più rapidi per i neoassunti, scatti stipendiali biennali, premi al merito e incentivi per l’accesso a master e formazione superiore.
- Nel comparto universitario, la carriera accademica resta lunga e selettiva. Per i ricercatori a tempo determinato (RTD-A e RTD-B), il percorso verso ruoli di professore associato o ordinario può richiedere anche 10-15 anni tra dottorato, esperienza post-doc, abilitazioni nazionali e pubblicazioni scientifiche. Tuttavia, sono sempre più frequenti politiche di reclutamento che incentivano la stabilizzazione dei giovani, anche tramite tenures e scatti anticipati.
- Nel settore privato, le politiche retributive si caratterizzano per una crescente differenziazione tra aziende e settori: le imprese più dinamiche adottano sistemi meritocratici, bonus produttività e pacchetti welfare integrati; in molti altri casi, però, la crescita retributiva resta ancorata esclusivamente agli scatti di anzianità e ai piani di contrattazione collettiva nazionale (CCNL).
Secondo numerosi analisti, la vera sfida per migliorare la condizione dei nuovi assunti passa dall’equilibrio tra salario-base e sviluppo professionale. Formazione, trasparenza nei percorsi e un’indennità economica competitiva rispetto all’Europa sono considerati fattori strategici per attrarre e mantenere le nuove generazioni, spesso tentate dall’emigrazione verso mercati più attrattivi dal punto di vista retributivo e delle opportunità di carriera.










