I bond obbligazioni perpetui sono una tipologia di titolo di debito che si distingue per l’assenza di una data di scadenza prefissata. A differenza dei tradizionali strumenti obbligazionari, che garantiscono il rimborso del capitale alla fine di un determinato periodo, questa categoria prevede il pagamento costante di cedole all’investitore senza termine fissato per il rimborso. Nel panorama finanziario internazionale, questi strumenti sono spesso utilizzati da istituti bancari e imprese di grandi dimensioni per rafforzare il capitale, ottimizzando le strategie di bilancio e soddisfacendo requisiti regolamentari specifici.
L’elemento distintivo dei perpetual bond è la possibilità per l’emittente di prevedere, all’interno del regolamento di emissione, una clausola di call che consente di richiamare, e dunque rimborsare anticipatamente, il titolo dopo un certo periodo. Tuttavia, l’investitore non può mai esigere il rimborso; tale facoltà rimane esclusivamente in capo all’emittente. Questo aspetto avvicina le obbligazioni perpetue alle azioni privilegiate per struttura e durata potenziale, pur mantenendo le caratteristiche tipiche del debito.
Il funzionamento di questa asset class implica una valutazione attenta dei rischi e delle opportunità, legate sia all’orizzonte temporale privo di limiti che alle dinamiche dei tassi di interesse e della solidità finanziaria dell’emittente.
Caratteristiche strutturali delle obbligazioni perpetue
Le obbligazioni perpetue presentano una struttura unica nel mondo del debito. Esse garantiscono all’investitore flussi di reddito regolari sotto forma di cedole, senza una data precisa per il rimborso del capitale. Questo implica che il capitale iniziale investito resti vincolato teoricamente all’infinito, salvo il caso in cui l’emittente decida di esercitare il diritto di call previsto dal regolamento di emissione:
- Cedole perpetue: Gli investitori percepiscono pagamenti periodici che, in teoria, proseguono all’infinito.
- Rendimento tipicamente superiore alla media: Per compensare l’incertezza legata all’assenza di scadenza e al rischio emittente, questi strumenti offrono generalmente una cedola più elevata rispetto a obbligazioni ordinarie con rating simile.
- Clausola di call: Il regolamento include quasi sempre la possibilità per l’emittente di rimborsare il titolo a una data prefissata; ciò conferisce flessibilità e opzionalità all’emittente ma non al sottoscrittore.
- Subordinazione: Spesso si tratta di obbligazioni subordinate: in caso di default, saranno rimborsate solo dopo il soddisfacimento dei creditori senior.
- Natura ibrida: La loro struttura, potendo essere convertite in azioni o subire svalutazioni in determinati scenari, le posiziona tra il debito puro e il capitale proprio (azioni).
Una tabella riassume le principali differenze rispetto alle obbligazioni tradizionali:
| Caratteristica | Obbligazione tradizionale | Obbligazione perpetua |
| Scadenza | Prestabilita | Assente |
| Rimborso capitale | Alla scadenza | Solo se esercitato il call |
| Rischio emittente | Generalmente più basso | Più elevato |
| Rendimento cedolare | Ordinario | Superiore |
| Subordinazione | Rara | Frequente |
La presenza della clausola di call influenza anche la percezione del rischio, in quanto un mancato esercizio da parte dell’emittente può essere interpretato negativamente dagli investitori.
Rischi e vantaggi dei perpetual bond per l’investitore
Prima di valutare queste obbligazioni, è essenziale avere consapevolezza sia degli aspetti favorevoli sia dei potenziali rischi, che risultano più marcati rispetto ai titoli a reddito fisso ordinari:
- Rischio di tasso di interesse: L’estrema sensibilità delle quotazioni ai movimenti dei tassi può causare forti variazioni sul mercato secondario. Un aumento dei tassi produce una riduzione marcata del valore di mercato del bond.
- Rischio emittente: La posizione spesso subordinata comporta che, in caso di insolvenza, il recupero del capitale investito sia fortemente compromesso.
- Rischio sospensione cedole: Alcuni regolamenti prevedono la possibilità che l’emittente sospenda il pagamento delle cedole in particolari condizioni patrimoniali.
- Rischio liquidità: Il mercato dei perpetual può risultare meno liquido, rendendo complesso vendere rapidamente i titoli senza influenzare il prezzo.
Oltre ai rischi, esistono reali opportunità:
- Flusso costante di cedole: In assenza di problematiche rilevanti per l’emittente, l’investitore beneficia di una redditività superiore a quella di molti bond tradizionali.
- Potenziale di capital gain: In periodi di calo dei tassi di interesse, il prezzo di questi strumenti può crescere sensibilmente.
- Diversificazione di portafoglio: L’inserimento di obbligazioni perpetue può incrementare il profilo di rischio/rendimento di un portafoglio diversificato, soprattutto rivolgendosi a strumenti emessi da soggetti solidi.
Funzionamento del mercato: casi emblematici e emissioni recenti
Il mercato internazionale ha visto una rinnovata attenzione verso queste obbligazioni, specie in contesti di bassa redditività dei titoli tradizionali. Grandi gruppi bancari e industriali ricorrono ai perpetual per rafforzare i mezzi propri e soddisfare esigenze regolamentari.
Esempi includono Bper Banca, che nel 2025 ha raccolto 750 milioni di euro tramite un’obbligazione perpetual Additional Tier 1, caratterizzata da una forte domanda e da un rendimento del 5,875%. Intesa Sanpaolo e ENI hanno anch’esse emesso bond perpetui, rispettivamente per rispondere ai requisiti di capitale e per supportare progetti strategici, offrendo cedole elevate per attirare risparmiatori orientati al reddito.
Non mancano poi i casi delle cosiddette Matusalemme bond, titoli con durata ultracentenaria come il bond Austria 2120, il cui prezzo è stato soggetto a elevata volatilità in seguito a mutamenti dei tassi. Anche titoli emessi da OMV e Enel sono stati esempi di strutture ibride e call opzionali, destinati agli investitori istituzionali ma acquistabili anche da clientela privata esperta.
Dal punto di vista storico, l’emissione di obbligazioni perpetue è documentata già dal XVIII secolo, con i “consols” britannici e la Rendita Italiana. Oggi la loro funzione strategica si lega soprattutto a esigenze di capitalizzazione, con strumenti innovativi come i titoli AT1 che, seppur rischiosi, offrono forme particolari di stabilità per l’emittente.
Rendimento atteso, call e reazione ai tassi di interesse
I rendimenti attesi per queste obbligazioni risultano più elevati rispetto ai titoli di debito ordinari. Ciò riflette un premio per il rischio, dovuto alla durata indeterminata e alla subordinazione. Analizzando i dati recenti, si osservano cedole che variano dal 4% di emissioni corporate come quelle di Enel al 7% per i prodotti bancari AT1, con livelli che superano spesso i titoli di Stato di pari rating.
Un aspetto chiave è la gestione della call. L’emittente può decidere se rimborsare il bond a una data prestabilita: questa decisione dipende dalle condizioni di mercato e dal costo opportunità. La mancata esercitazione del call può indicare debolezza finanziaria, influenzando negativamente il prezzo del titolo e la percezione di affidabilità da parte del mercato.
Le oscillazioni dei tassi di interesse rappresentano la principale minaccia per la quotazione dei perpetual. Poiché il valore attuale delle future cedole diminuisce quando i tassi salgono, la quotazione può subire riduzioni anche drastiche. Emissioni come quella dell’Austria 2120 hanno registrato flessioni dell’oltre 60% in periodi di forte rialzo dei tassi, a conferma dell’elevata reattività intrinseca di questa asset class agli shock di mercato.
Implicazioni fiscali e tassazione delle obbligazioni perpetue
Gli aspetti fiscali riguardanti le obbligazioni senza scadenza si assimilano, nelle linee generali, a quelli degli altri titoli obbligazionari. In Italia, gli interessi percepiti dall’investitore sono soggetti ad imposta sostitutiva sui redditi di capitale pari al 26%. Eventuali plusvalenze realizzate in sede di vendita del titolo sono tassate con la medesima aliquota sugli altri redditi diversi di natura finanziaria.
Un aspetto di rilievo è che i perpetual bond, essendo spesso considerati subordinati e in parte assimilabili al capitale proprio, possono prevedere regimi fiscali differenti se detenuti da soggetti esteri o istituzionali, in presenza di specifiche convenzioni contro la doppia imposizione.
Si raccomanda, in ogni caso, un’attenta analisi delle particolarità dell’emissione e dei trattamenti previsti dalle circolari dell’Agenzia delle Entrate, specie in caso di eventi eccezionali come la sospensione delle cedole, il default o il rimborso anticipato.










