A candidarsi alla segreteria del Partito democratico c’è anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando. In passato è stato responsabile Giustizia del Partito Democratico mostrando sensibilità rispetto al problema dell’emergenza carceri, alla giustizia civile, all’integrazione fra carceri e territori e a una politica di investimenti economici per rendere gli istituti penitenziari italiani più sostenibili e più vivibili dalla popolazione ristretta. Nella sua esperienza alla guida del Ministero di via Arenula si è però dimostrato abbastanza freddo rispetto alle questioni di amnistia e indulto, forse andando nella scia delle indicazioni della segretaria Renzi.

Nonostante le sollecitazioni della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Orlando ha privilegiato provvedimenti più strutturali per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri. A suo dire, l’amnistia “rischia di essere una sorta di lotteria, perché alla fine ne beneficia soltanto chi si trova in una situazione congiunturale e sta in quel momento in carcere“. Sarebbe preferibile “un meccanismo per smontare i fattori di carcerizzazione di questi anni“. Qualcosa potrebbe cambiare nel caso in cui fosse proprio lui a scalzare Renzi e a mettersi alla guida del principale partito a sostegno del governo.

In quel caso avrebbe infatti mano libera per impostare le linee guida della giustizia su altre coordinate e su posizioni differenti. A questo punto si resta in attesa della pubblicazione online del suo programma. I tempi sono però ristretti, considerando che le primarie del Pd sono state fissate il 30 aprile. A ogni modo, le sue parole non sono tenere: “Non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza“. Il guardasigilli, che può contare su un numeroso sostegno, crede che “ci voglia responsabilità, perché credo che il Pd debba cambiare profondamente per essere utile all’Italia e agli italiani“.

E ancora, amnistia e indulto a parte: “Ci vogliono 50 sfumature di Pd, non di rosso. Dentro il Pd ci deve essere anche il rosso ma dobbiamo rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa. Dobbiamo evitare che la politica sia solo risse e scontri di personalità“. Per quanto lo riguarda, Orlando assicura “non delegittimerò mai i miei competitori” perché “non sarò capo di una corrente, sarò capo del Partito democratico“. La candidatura di Orlando, annunciata da giorni, e ufficializzata in un circolo del Partito democratico a viale Marconi, ha ricevuto anche la benedizione di Luciano Violante: “Le posizioni come le sue aiutano a dare un carattere pluralista al partito“.

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