Usare Google Chrome attraverso la rete Tor richiede qualche passaggio in più rispetto alla navigazione abituale. La configurazione di un’uscita italiana e l’avvio del browser tramite proxy SOCKS permettono di combinare Tor e Chrome.

Tor instrada la connessione attraverso tre relay: il sito raggiunto vede l’indirizzo IP del nodo di uscita, non quello dell’utente. Google Chrome può usare il proxy SOCKS locale di Tor per seguire questo percorso. Le impostazioni del browser, però, restano quelle di Chrome e alcuni suoi elementi possono ridurre la privacy.

Chrome e Tor: che cosa cambia

Il traffico attraversa un relay di guardia, uno intermedio e uno di uscita. Il nodo di guardia conosce l’IP di partenza, ma non il sito visitato; quello di uscita raggiunge la destinazione e mostra il proprio IP, senza conoscere direttamente l’identità dell’utente. Il relay intermedio completa il percorso. Nessun singolo relay vede l’intero tragitto. Una volta usciti dalla rete Tor, i dati scambiati tra browser e sito restano protetti da HTTPS.

Tor Browser affianca all’instradamento impostazioni pensate per limitare il tracciamento e rendere gli utenti più simili tra loro. Chrome mantiene invece le proprie caratteristiche: cambiare proxy modifica il percorso della connessione, non la configurazione del browser. Cookie, estensioni, accesso agli account e impostazioni di rete restano aspetti distinti da considerare.

Configurare Tor con un’uscita italiana

Su Windows si installa Tor da una distribuzione affidabile e si avvia il servizio, che rende disponibile un proxy SOCKS locale. Con Tor Browser aperto, la porta SOCKS comunemente usata è 9150; un servizio Tor autonomo può usare la 9050. La porta effettiva varia in base alla configurazione installata. Prima di procedere, controllarla nel file torrc o nelle impostazioni del servizio.

Per chiedere a Tor di preferire nodi di uscita italiani, si aggiungono al file torrc queste direttive:

ExitNodes {it}
StrictNodes 1

Il codice tra parentesi graffe identifica l’Italia. Con StrictNodes attivo, Tor rispetta la selezione: se non trova un’uscita adatta, la connessione può non riuscire, invece di passare a un altro Paese. Senza questa direttiva restrittiva, la scelta del nodo non è necessariamente un vincolo assoluto. Salvato il file, occorre riavviare il servizio Tor per applicare la modifica. L’uscita italiana dipende dai relay disponibili e può cambiare quando viene creato un nuovo circuito.

Avviare Chrome dal proxy SOCKS

Il servizio Tor deve essere in esecuzione prima di usare la porta scelta. Chiudere tutte le finestre di Chrome, quindi aprire PowerShell. Il comando riportato avvia un profilo separato e instrada il browser attraverso il proxy SOCKS locale sulla porta 9150:

Start-Process “$env:ProgramFiles”,

Articolo precedenteUnidata porta la fibra ottica a Roma con una nuova infrastruttura di connettività
Prossimo articoloWayve e Stellantis portano la guida autonoma con IA sui veicoli francesi

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome