AGCOM apre a FiberCop una maggiore libertà sui prezzi della rete fissa, ma respinge per la seconda volta la proposta dell’operatore. La decisione, tra decorrenza e possibili effetti sulle bollette, resta da seguire.

AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha respinto il 23 ottobre 2026 la nuova proposta di prezzi all’ingrosso presentata da FiberCop. È il secondo stop in tre mesi. L’Autorità riconosce che la società ha corretto alcuni aspetti rispetto alla prima versione, ma ritiene che restino criticità e le chiede di presentare un nuovo listino.

Più libertà sui prezzi della rete fissa

Il quadro regolatorio è cambiato nel marzo 2026, quando AGCOM ha riconosciuto FiberCop come operatore wholesale only. La società vende servizi di rete agli operatori, che li utilizzano per fornire connettività ai clienti finali. Da allora il controllo tariffario è meno stringente: l’Autorità non determina più ordinariamente i prezzi sulla base dei costi, ma valuta se le condizioni proposte siano eque e ragionevoli secondo i criteri fissati dalla delibera.

La maggiore autonomia riguarda i listini all’ingrosso per accedere all’infrastruttura fissa di FiberCop. Le tariffe vengono formulate dalla società e sottoposte alla verifica di AGCOM, che ne esamina la coerenza con i parametri regolatori. Tra i criteri considerati ci sono l’equilibrio tra servizi passivi e attivi e l’incentivo a trasferire le linee dal rame alla fibra. Anche i costi rientrano nella valutazione, senza costituire l’unico riferimento per la definizione dei prezzi.

Con i servizi passivi, l’operatore affitta fibra non attivata e vi collega apparati propri; con quelli attivi, FiberCop fornisce una linea già accesa. Il rapporto tra le tariffe dei due servizi orienta le scelte d’investimento degli operatori e incide sui costi necessari per costruire e vendere le loro offerte.

La proposta respinta e il primo stop

La prima revisione dei listini era stata presentata da FiberCop il 15 aprile 2026. Prevedeva riduzioni per la fibra fino a casa e aumenti per i servizi su rame, con l’obiettivo dichiarato di favorire la migrazione verso la FTTH. A fine luglio AGCOM aveva respinto quella versione, chiedendo modifiche strutturali. Tra le questioni sollevate c’era il rischio che alcuni servizi passivi costassero più dei corrispondenti servizi attivi, in contrasto con l’equilibrio previsto dalla delibera.

Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Sky Italia e iliad avevano contestato la proposta. Secondo gli operatori, FiberCop conservava un forte potere di mercato nelle aree prive di reti alternative e gli aumenti potevano consentirle di sfruttarlo. Come riferimento per le condizioni economiche avevano indicato quelle applicate a TIM nell’accordo sottoscritto al momento della separazione della rete. Le aziende avevano segnalato anche aumenti fino al 500% dei contributi una tantum per attivare o disattivare le linee.

La nuova versione ha corretto alcuni elementi, ma la Commissione Infrastrutture e Reti, riunita il 21 ottobre 2026, ha rilevato che permangono criticità. AGCOM ha incaricato la direzione competente di trasmettere a FiberCop l’esito della valutazione. La procedura affida all’operatore la formulazione delle tariffe: il passaggio successivo può quindi essere una nuova proposta che risponda ai criteri dell’Autorità.

Decorrenza e possibili effetti sulle bollette

La delibera aveva lasciato in vigore le precedenti condizioni economiche fino al 16 settembre 2026, data prevista per l’avvio dei nuovi listini. Una volta approvati, i prezzi potranno normalmente applicarsi anche ai mesi successivi a quella data. Per il periodo che termina il 16 settembre restano valide le condizioni fissate in precedenza da AGCOM.

FiberCop ha dichiarato di voler proseguire il confronto sui punti ancora aperti e di puntare a una rapida conclusione dell’iter. La società ha richiamato anche la decorrenza prevista dal 16 settembre 2026, in linea con il meccanismo regolatorio.

I prezzi all’ingrosso sono sostenuti dagli operatori che acquistano l’accesso alla rete per fornire connettività. Le eventuali variazioni possono entrare nelle successive decisioni commerciali dei gestori e riflettersi sulle offerte rivolte alle famiglie. Queste ultime dipendono da condizioni e componenti che vanno oltre i singoli prezzi wholesale; la decisione del 23 ottobre riguarda la proposta presentata da FiberCop e il suo iter regolatorio.

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