Attirato dai rendimenti stellari mostrati dai fondi nell’ultimo anno? Sei in compagnia di molti risparmiatori. I dati di mercato di Vanguard e Morningstar indicano che il successo passato è spesso visto come garanzia di successo futuro; una convinzione che porta a orientare le proprie preferenze verso quei prodotti che hanno registrato le performance più alte nei 12 mesi precedenti. L’attrattiva è semplice: chi non vorrebbe replicare risultati così brillanti?
La realtà dei mercati finanziari racconta tuttavia una storia differente. Numerosi studi e ricerche indipendenti mettono in discussione la validità di questa strategia. Il performance chasing si rivela nel medio-lungo termine una scelta quasi sempre svantaggiosa. I motivi sono molteplici e radicati nella natura stessa del mercato, influenzato da variabili macroeconomiche, cambiamenti di scenario e rotazioni dei settori trainanti.
L’illusione di poter cavalcare il rendimento dei fondi migliori dell’anno precedente, dunque, rischia di trasformarsi in una trappola per l’investitore che non tiene conto della vera natura della statistica dei mercati e della non ripetibilità delle performance. Comprendere perché accade tutto questo è un primo passo per costruire un approccio più consapevole nell’allocazione delle proprie risorse.
Cosa dicono i dati: le performance dei fondi non sono ripetibili
I dati raccolti dai più autorevoli centri di ricerca finanziaria mostrano concordanza nell’affermare che la persistenza delle performance elevate è l’eccezione, non la regola. Un’analisi di Vanguard, effettuata su un arco temporale di nove anni, ha confrontato la strategia del performance chasing con una semplice strategia buy-and-hold. In otto casi su nove analizzati, la strategia di mantenimento (buy-and-hold) ha prodotto risultati superiori rispetto all’inseguimento dei fondi vincenti del passato.
Morningstar, nel report annuale 2025, sottolinea che solo il 33% dei fondi attivi statunitensi è riuscito a battere il proprio benchmark passivo nell’anno precedente. Lo scenario si fa ancora meno confortante estendendo l’orizzonte temporale: secondo la stessa fonte, meno del 20% dei fondi attivi supera il benchmark su 10 anni. I dati del mercato italiano confermano e amplificano questa visione: più del 70% dei fondi attivi non riesce a fare meglio del mercato su cinque anni, mentre oltre il 90% non mantiene la propria posizione di vertice su dieci anni. Per facilitare la comprensione di questo fenomeno, ecco una tabella di sintesi basata sui dati Morningstar:
| Periodo | Fondi attivi che battono il benchmark |
| 1 anno | 33% |
| 5 anni | <30% |
| 10 anni | ~20% |
Un ulteriore elemento da considerare riguarda la mean reversion. I rendimenti estremi tendono a rientrare nella media nel tempo. Ciò significa che un fondo che si trova in cima alle classifiche per un breve periodo spesso tende a vivere fasi di normalizzazione nei periodi successivi. L’illusione della costanza del successo è quindi smentita tanto dai grandi numeri quanto dalla concreta osservazione degli indici di settore.
Perché inseguire la performance passata è perdente
L’apparente magia di alcuni risultati eccezionali si spiega spesso più con fattori contingenti che con una superiore capacità di gestione. Gli studi dimostrano che la coincidenza favorevole tra la strategia di un fondo e il contesto macroeconomico può produrre risultati molto brillanti in un arco di tempo limitato, ma questa situazione è alimentata da variabili non controllabili, come:
- rotazione dei settori leader (ad esempio: successo dei fondi tech durante rally tecnologici),
- cambi repentini delle condizioni economiche,
- eventi geopolitici inattesi e forti movimenti dei tassi di interesse.
Quando questi elementi mutano, la coerenza tra strategia e mercato si rompe e il fondo rischia una rapida perdita di posizioni rispetto ai concorrenti o ai benchmark.
I costi rappresentano un altro fattore decisivo. Commissioni e spese di gestione tipiche dei fondi attivi spesso erodono i rendimenti nel tempo. Anche quando un fondo riesce temporaneamente a battere il mercato, la differenza positiva tende a ridimensionarsi anno dopo anno a causa delle commissioni, fino a diventare marginale o addirittura negativa su periodi più lunghi.
L’esperienza degli investitori mostra che la tentazione di rincorrere la Top 10 dei migliori fondi porta frequentemente a comprare alto e vendere basso:
- Si acquista il prodotto dopo che ha già espresso il meglio;
- Si cambia investimento quando il fondo incappa in una inevitabile fase di normalizzazione o flessione, moltiplicando le perdite reali.
Il risultato si traduce spesso in rendimenti inferiori a quelli ottenibili con strategie meno reattive, più pazienti e basate su una visione di medio-lungo termine. I dati e le analisi sottolineano che la vera differenza è fatta dall’approccio razionale, dalla capacità di pianificare e dalla disciplina, non dall’inseguimento delle stelle dell’anno precedente.
Le eccezioni che confermano la regola
Pur in un quadro generalmente sfavorevole alla strategia di inseguimento dei rendimenti, alcune situazioni dimostrano che la gestione attiva può offrire un vantaggio. I contesti di elevata volatilità, crisi geopolitiche o transizioni strutturali di mercato talvolta permettono al gestore abile di distinguersi grazie a scelte mirate e ad analisi bottom-up approfondite sulle singole aziende o settori.
Un esempio è rappresentato dai fondi che, durante periodi di forti turbolenze hanno saputo adottare strategie difensive, proteggendo i patrimoni con l’aumento della liquidità o la selezione di titoli resilienti. La gestione attiva tende inoltre a mostrare maggiore efficacia in segmenti meno efficienti:
- Mercati emergenti,
- settori di nicchia poco coperti dagli indici tradizionali,
- asset class con scarsa liquidità come alcune obbligazioni corporate o convertibili.
Studi come quello di Pimco (2025) evidenziano che i fondi obbligazionari attivi hanno superato i passivi nel 64% dei casi analizzati, soprattutto dove la gestione del rischio e la diversificazione sono particolarmente rilevanti. Tuttavia, anche in questi casi la persistenza della sovra-performance non è garantita: la qualità del team di gestione, la trasparenza nella strategia e la coerenza dei processi sono elementi differenzianti.
Il ruolo della diversificazione e dell’orizzonte temporale
Costruire un portafoglio efficiente e resiliente non passa attraverso la rincorsa ai fondi, o ai settori, di moda, bensì si fonda su una solida diversificazione e sulla definizione di un orizzonte temporale coerente con i propri obiettivi:
- Diversificazione: Allocare il capitale su più asset class, mercati (azionari, obbligazionari, tematici, geografici) riduce la volatilità complessiva del portafoglio e abbassa il rischio di eventi avversi specifici.
- Orizzonte temporale: Investire con una visione di medio-lungo periodo consente di superare i momenti di turbolenza e beneficiare dei meccanismi di crescita e recupero propri dei mercati.
Le statistiche mostrano che un approccio basato sulla pazienza e sulla disciplina premia nel tempo; strategie che puntano a battere il mercato mediante spostamenti frequenti tra fondi rischiano di generare costi occulti e rendimenti minori.
Un portafoglio ben costruito, che dà spazio a strumenti passivi ed ETF insieme a una selezione attenta di alcune strategie attive (solo laddove ci siano comprovate competenze gestionali e costi contenuti), offre l’equilibrio necessario a navigare i cicli economici senza dover inseguire ogni nuova tendenza.
Scegliere i fondi giusti: consigli basati su studi ed evidenze
La scelta dei prodotti di risparmio gestito non può prescindere da una verifica attenta di alcuni elementi chiave. La seguente serie di suggerimenti si basa su analisi quantitative e ricerche accademiche:
- Analizzare il processo di investimento del fondo: una strategia chiara e trasparente spesso è un segnale di affidabilità superiore rispetto ai rendimenti ex-post.
- Valutare la consistenza del team di gestione, il turnover degli analisti e la presenza di una cultura aziendale orientata alla trasparenza.
- Ponderare i costi totali del fondo (TER, commissioni di ingresso/uscita, altri oneri), che possono azzerare il vantaggio competitivo rispetto agli strumenti a basso costo come gli ETF.
- Verificare la diversificazione interna al fondo: portafogli troppo concentrati, che hanno brillato in anni eccezionali, spesso mostrano una volatilità insostenibile e una tendenza alla regressione verso la media.
- Controllare la trasparenza nella reportistica, mediante accesso a report periodici, posizioni in portafoglio e spiegazioni dettagliate delle scelte di investimento.
- Prediligere fondi che hanno mantenuto risultati solidi in diversi contesti di mercato, evitando di farsi sedurre dalle performance di breve periodo o eccessivamente anomale.









