Origini e motivazioni della nuova tassa UE
La decisione di introdurre un contributo fisso sulle spedizioni a basso valore prende le mosse dall’espansione massiccia dell’e-commerce globale. In pochi anni, il volume delle importazioni di pacchi sotto i 150 euro ha subito un’espansione esponenziale: secondo fonti istituzionali, dal 2022 al 2024 i piccoli pacchi in arrivo nell’UE sono passati da 1,4 a 4,6 miliardi, con la Cina tra i principali Paesi d’origine.
Alla base della nuova normativa europea c’è la necessità di riequilibrare il mercato interno e tutelare le imprese comunitarie dalla concorrenza spesso ritenuta sleale dei grandi colossi di vendita online. Tali piattaforme hanno costruito un successo commerciale offrendo prezzi particolarmente bassi e spedizioni gratuite o a costi simbolici, pratiche rese possibili anche grazie all’esenzione dai dazi doganali su questa categoria di acquisti.
Il legislatore europeo ha voluto:
- Contrastare l’erosione fiscale e la mancata riscossione di oneri doganali sulle importazioni di massa
- Arginare il fenomeno dell’“ultra fast fashion” e del fast commerce, portando a una concorrenza più corretta
- Migliorare la sicurezza e la tracciabilità delle merci importate, agendo anche sul fronte ambientale e sulla sostenibilità dei flussi logistici.
La strategia adottata prevede una misura ponte in attesa della piena riforma doganale UE, pianificata per il 2028, con un sistema doganale unificato e digitalizzato.
Come funziona il dazio da 3 euro: applicazione e regole operative
La nuova imposta si traduce nell’applicazione di un dazio fisso di 3 euro su ogni pacco avente valore dichiarato inferiore a 150 euro, proveniente da Paesi al di fuori dell’Unione Europea. Questa misura interessa sia le spedizioni dirette al consumatore finale, sia quelle gestite tramite piattaforme e-commerce. Secondo la normativa comunitaria, l’imposta si applica:
- A ogni spedizione singola, indipendentemente dal numero di articoli contenuti (eccezione: la suddivisione delle tipologie merceologiche, trattata a parte);
- Sulle importazioni destinate ai consumatori privati e non alle importazioni di stock per uso aziendale;
- Su tutta la merce spedita direttamente dall’estero e importata via corriere, posta internazionale o servizi logistici espressi.
Il calcolo dell’imposta segue una logica per tipologia merceologica: prodotti identici, anche in più unità, comportano un unico dazio da 3 euro; articoli diversi (ad esempio, una camicia e un paio di scarpe) comportano il pagamento multiplo in base ai codici doganali di ciascun bene. In alcuni casi, la soglia può essere superata se nella stessa spedizione risultano categorie differenti. A questo importo si somma l’IVA e, in assenza di ulteriori balzelli nazionali, diventa il costo aggiuntivo richiesto agli importatori finali.
Nel dettaglio operativo, l’importo viene riscosso al passaggio in dogana, solitamente tramite il corriere o la piattaforma online, con notifiche trasparenti all’acquirente in fase di acquisto o alla consegna del pacco, secondo i modelli IOSS (Import One-Stop Shop) ormai consolidati nell’ecosistema digitale europeo.
L’impatto su consumatori, e-commerce e piattaforme online
L’introduzione di una tassa fissa sulle spedizioni di piccolo valore altera significativamente la convenienza degli acquisti online da Paesi extra UE. Per il consumatore finale, un contributo di 3 euro può rappresentare una percentuale notevole sul costo di beni di consumo a basso prezzo, come spesso accade sugli shop asiatici. Secondo le analisi delle associazioni di settore, la nuova disciplina:
- Pesa maggiormente sulle micro-spedizioni e sulle abitudini di spesa tipiche del fast commerce
- Può ostacolare acquisti ripetuti di valore limitato, incentivando un raggruppamento degli ordini per ridurre il peso del dazio su ogni singolo bene
- Spinge le piattaforme e i venditori internazionali a rivedere i propri modelli logistici, trasferendo talvolta il costo direttamente all’acquirente finale
Le grandi piattaforme internazionali stanno accelerando la creazione di hub logistici in territorio europeo, così da aggirare il dazio sulle piccole spedizioni B2C. Parallelamente, le aziende locali potrebbero beneficiare di una riduzione della pressione concorrenziale, soprattutto nel segmento dell’ultra fast fashion e del dropshipping, che basavano la competitività su prezzi bassi e spedizioni individuali.
Il nuovo sistema, inoltre, rende la filiera più trasparente per quanto riguarda le entrate erariali e l’applicazione delle normative di sicurezza e sostenibilità. Per le imprese importatrici di grandi volumi non cambiano le regole generali dei dazi ordinari, ma il differenziale di prezzo tra operatori intra-UE ed extra-UE appare meno accentuato rispetto al passato.
La situazione italiana: tassa nazionale, convivenza ed evoluzione normativa
Il quadro italiano presenta singolarità rispetto agli altri Paesi UE, soprattutto per l’introduzione di un contributo nazionale da 2 euro sullo sdoganamento delle spedizioni extra UE a basso valore. Questo balzello, previsto dalla Legge di Bilancio 2026, doveva servire a coprire i costi amministrativi e doganali. Tuttavia, l’intenzione dell’Italia di anticipare la riforma europea con una misura parallela si è scontrata con interrogativi su compatibilità e sostenibilità nell’ambito del diritto unionale.
Dall’1 luglio 2026, in concomitanza con l’entrata in vigore del dazio europeo, emerge l’incertezza sulla coesistenza delle due imposte:
- La tassa europea da 3 euro rappresenta un dazio doganale che confluisce in parte nel bilancio UE e in parte resta allo Stato membro che gestisce la dogana;
- Il contributo italiano, formalmente destinato alla copertura dei costi di gestione, rischia di creare duplicazioni e potenziali distorsioni concorrenziali tra Stati membri se applicato in parallelo.
Fonti istituzionali e circolari di settore hanno rilevato riduzioni già tangibili nei volumi di micro-spedizioni in Italia e strategie di “aggiramento” logistiche da parte degli operatori, che spostano l’arrivo dei pacchi verso altri hub comunitari meno onerosi. Il dibattito normativo ruota intorno alla possibilità che la tassa nazionale venga eliminata o rimodulata per non sovrapporsi con quella europea, eliminando così il rischio di sovraccarico per i consumatori italiani.
Reazioni, critiche e rischi: fra competitività, costi e possibili distorsioni
L’introduzione della nuova politica fiscale sui pacchi sotto i 150 euro ha generato molteplici reazioni. Numerose associazioni dei consumatori hanno espresso timori riguardo a un aumento dei costi diretti per i cittadini europei, stimando quegli impatti annuali che potrebbero raggiungere cifre considerevoli, visto l’alto volume delle spedizioni.
Critiche rilevanti coinvolgono la possibile perdita di competitività delle piattaforme extra UE ed il rischio di effetti collaterali non previsti, tra cui:
- L’incentivo al consolidamento delle spedizioni e all’aggiramento delle regole, spostando l’ingresso delle merci in Paesi UE con tassazione inferiore o differente applicazione doganale
- L’eventuale aumento della logistica intraeuropea, con conseguenze ambientali per il maggior traffico terrestre anziché via diretta dai Paesi d’origine
- Complicazioni interpretative e operative per i marketplace e i corrieri, chiamati a garantire trasparenza nei costi e coerenza nei prelievi
Sebbene lo scopo dichiarato sia quello di armonizzare il mercato e tutelare le imprese comunitarie, le modalità di applicazione della doppia tassazione – in presenza di contributi sia unionale che nazionale – restano fonte di incertezza. Anche le imprese della logistica e dell’e-commerce locale sollevano interrogativi sull’efficienza della misura e sui potenziali impatti sulle dinamiche di concorrenza tra operatori intra- ed extra-UE.
Prospettive future e conseguenze sulle modalità di acquisto online
Il nuovo scenario regolamentare apre una fase in cui le abitudini di acquisto online potrebbero modificarsi profondamente. La fissazione di un costo supplementare per ogni spedizione extra UE sotto i 150 euro mira non solo a regolare fiscalmente i flussi, ma anche a stimolare una maggiore selettività da parte dei consumatori e un’evoluzione logistica presso i grandi marketplace.
All’orizzonte si intravedono alcune possibili tendenze:
- Riorganizzazione dei modelli di business degli operatori internazionali, che puntano sempre più a magazzini centralizzati all’interno dell’Unione europea, riducendo le micro-spedizioni direttamente dall’estero
- Maggiore trasparenza nei prezzi e nei termini di consegna, con una comunicazione chiara sulle spese relative a dazi e IVA
- Potenziale calo degli acquisti impulsivi di basso valore e attenzione crescente alle condizioni di spedizione dichiarate sulle piattaforme
Dal 2028, con la riforma doganale definitiva e la completa digitalizzazione dei controlli, si prevede un ulteriore adattamento degli operatori e dei consumatori. Il nuovo modello sarà più improntato sulla tracciabilità, sulla semplificazione burocratica e sulla trasparenza, garantendo regole uniformi. In tale cornice, la capacità di adattarsi rapidamente alle nuove regole determinerà il successo delle piattaforme e delle imprese di vendita a distanza nel panorama europeo.










