Huawei Watch Ultimate 2 è uno di quegli smartwatch che non puoi liquidare con ha più sensori e più batteria: qui Huawei ha infilato dentro al polso una funzione che finora viveva solo su computer da immersione dedicati e spesso molto più ingombranti, cioè la comunicazione subacquea autonoma basata su sonar. L’azienda lo dichiara senza giri di parole nelle pagine ufficiali europee e asiatiche: è il primo smartwatch al mondo capace di scambiare messaggi sott’acqua fino a 30 metri e di inviare un SOS acustico fino a 60 metri, senza appoggio al telefono, senza rete e senza accessori esterni. E lo fa dentro una cassa in metallo liquido a base di zirconio, certificata fino a 150 metri secondo gli standard ISO ed EN usati dagli strumenti da diving: quindi non è un gadget da piscina, è un vero orologio per chi si immerge sul serio. In Italia è arrivato l’8 ottobre 2025 a 899 euro, con la stessa dotazione vista in Germania e nel Regno Unito.
Un diver di lusso che arriva a 150 metri
Huawei ha ripreso l’architettura del primo Watch Ultimate e l’ha irrigidita: cassa ottagonale in lega di zirconio amorfo (più resistente dell’acciaio e meno soggetta a corrosione in acqua salata), lunetta in ceramica nanocristallina e vetro zaffiro sul display LTPO AMOLED da 1,5, con picco di 3.500 nit per restare leggibile anche fuori dall’acqua. Tutto è sigillato con una struttura di guarnizioni che la stessa Huawei dice essere stata testata fino a 150 metri, cioè ben oltre i 50 metri dei normali smartwatch sportivi e oltre i 100 metri del Watch Ultimate originale. È esattamente la profondità che compare anche nelle schede tecniche di heise.de e Notebookcheck, segno che non è solo marketing.
Non si è limitata a renderlo stagno: dentro c’è un vero modo immersione con profili per sub ricreativi, per apnea e per immersione più avanzata, governato dal noto algoritmo Bühlmann ZHL-16C con gradient factor, lo stesso che i sub vedono sui computer da polso professionali. In immersione il Watch Ultimate 2 mostra profondità, tempo di fondo, soste di sicurezza, velocità di risalita e segnala con vibrazione e suono gli sforamenti, proprio come farebbe uno strumento dedicato. Dive Magazine e Huawei stessa lo presentano infatti come un diving smartwatch e non come un semplice wearable con modalità nuoto.
Tutto questo non ha ucciso la batteria: la pagina ufficiale parla di fino a 11 giorni in uso leggero e di circa 4-5 giorni in uso misto con notifiche, GPS e allenamenti, in linea con il resto della gamma Huawei; in modalità diving continua si scende, ma restano ore più che sufficienti per due-tre immersioni nella stessa giornata. La ricarica è wireless e rapida, e soprattutto è pensata per chi viaggia: non serve un caricatore proprietario ingombrante, basta la basetta magnetica.
La comunicazione sonar sott’acqua
Il punto di rottura rispetto a tutti gli altri smartwatch sta qui. Il Watch Ultimate 2 integra un modulo sonar compatto che usa speaker e microfono dell’orologio per convertire i messaggi in sequenze di onde sonore, le uniche che viaggiano davvero sott’acqua. Un secondo Watch Ultimate 2, nel raggio di 30 metri, ascolta quelle onde e le riconverte in testo predefinito sul display. Non c’è smartphone, non c’è cloud, non c’è Bluetooth, perché queste tecnologie in immersione non lavorano o lavorano malissimo. Tutto avviene tra polso e polso. Lo confermano le pagine Huawei in Malesia e Regno Unito, che usano la stessa formula: the first-ever standalone sonar-based underwater communication solution.
Per tenere basso il consumo e alta l’affidabilità, Huawei ha scelto un sistema a messaggi preimpostati: salgo, scendo, ok, problema, vieni qui, fine immersione, più qualche emoji e soprattutto la modalità SOS. Quest’ultima usa un pattern acustico più energico e arriva fino a 60 metri, come spiegano Dive Magazine e indepthmag.com: è pensata per i casi in cui ci si perde di vista o la visibilità è scarsa e non bastano più i segnali di luce. Non è chat in tempo reale, ma è una comunicazione reale, immediata e soprattutto percepibile anche da chi sta guardando altrove. È un salto in avanti rispetto alle soluzioni Garmin con trasmettitore sul bombole, perché qui tutto è dentro l’orologio.
Huawei lo dice e i siti che l’hanno provato lo ripetono: il sonar è sensibile all’ambiente. Se ci sono rocce in mezzo, se l’acqua è molto rumorosa o torbida, se i due sub sono su quote molto diverse, il raggio effettivo può accorciarsi. E i messaggi non sono liberi, quindi non ci si mette a conversare. Ma nel contesto reale di una doppia immersione ricreativa entro i 30 metri – il caso d’uso più comune – poter inviare tutto ok, seguimi, ho un problema o sto risalendo dal polso è esattamente ciò che tanti diving center chiedevano da anni. È per questo che hdblog e tuttotek lo hanno titolato senza mezzi termini il primo orologio che comunica sott’acqua: perché porta una funzione da strumento professionale in un device generalista.
Smartwatch di fascia alta per terra, aria e acqua
Sarebbe riduttivo fermarsi al sonar. Il Watch Ultimate 2 eredita tutta la piattaforma TruSeen di ultima generazione: cardio ottico più preciso, SpO₂, ECG, analisi del sonno, stress, rigidità arteriosa, rilevamento automatico degli allenamenti e oltre 100 sport preimpostati, dal trail al golf. Il GNSS dual band ad anello, già visto sul primo Ultimate, è stato potenziato e ora perde meno segnale in canyon urbani o in montagna. C’è eSIM per le chiamate quando si è in superficie, c’è la risposta alle notifiche, c’è il pagamento contactless dove supportato: insomma, nella vita di tutti i giorni si comporta come uno smartwatch premium normale.
Il listino europeo a 899 euro è alto se lo confrontiamo con i Watch GT o con gli smartwatch Android standard, ma è coerente se lo guardiamo dal lato diving: un computer da polso che scende a 150 metri, mostra le soste e permette di inviare un SOS acustico costa spesso uguale o di più. Qui, con la stessa cifra, hai anche tutto il resto: smart, fitness, eSIM, materiali di pregio. Non è un prodotto pensato per chi vuole solo contare i passi, è un oggetto che punta a chi viaggia, fa sport e soprattutto fa immersioni e vuole un solo device. Lo si vede anche dalla strategia di lancio: in Germania e in Italia Huawei ha abbinato al watch le FreeBuds Pro 4 e una garanzia estesa a tre anni, segno che lo sta raccontando come prodotto ammiraglia.
Dal punto di vista tecnologico questa mossa è interessante perché rompe la monotonia degli smartwatch degli ultimi anni, tutti concentrati su salute e AI generativa. Huawei ha scelto un terreno più concreto, quello della sicurezza outdoor, e ha dimostrato che in un oggetto da polso si possono miniaturizzare anche moduli acustici intelligenti. Oggi la comunicazione sonar funziona solo tra Watch Ultimate 2, domani è facile immaginare una modalità group per diving center o una versione semplificata su wearable più economici. In pratica, ha aperto un segmento nuovo: quello degli smartwatch che non si limitano a registrare l’attività subacquea, ma che interagiscono con chi è in acqua con noi.










