All’interno di Excel esiste una funzione spesso sottovalutata, il tipo di dati Azioni, che permette di trasformare un semplice nome o un ticker scritto in una cella in un record dinamico collegato a un database finanziario esterno. Una volta effettuata la conversione, l’icona a forma di scheda accanto alla cella indica che il valore è diventato un oggetto collegato: a questo punto è possibile richiamare prezzo corrente, variazione giornaliera, capitalizzazione, settore di appartenenza e decine di altri campi, senza dover uscire dal foglio. La logica è quella di rendere Excel non soltanto un contenitore passivo, ma una vera e propria interfaccia verso i mercati, con dati che si aggiornano secondo i ritardi ufficiali delle borse.
Dopo la conversione, il richiamo dei campi avviene in due modi distinti ma complementari: la dot notation, che consente di scrivere formule come =A2.Price, oppure la funzione FIELDVALUE, che richiede due argomenti – il record e il nome del campo – per restituire lo stesso risultato. Questa seconda via diventa indispensabile quando i campi contengono spazi o simboli, oppure quando si desidera costruire formule dinamiche basate sul nome del campo in un’altra cella. La combinazione di queste due sintassi offre grande flessibilità, tanto per chi lavora su analisi rapide quanto per chi deve strutturare dashboard complessi.
Il sistema non garantisce l’istantaneità: le informazioni si aggiornano con Dati > Aggiorna tutto, ma rispettano i ritardi dichiarati per ciascun mercato. Per la Borsa Italiana ad esempio il flusso arriva tipicamente con 15 minuti di scarto, mentre per alcuni mercati statunitensi è disponibile il tempo reale. Questo significa che Excel non sostituisce le piattaforme professionali di trading, ma fornisce una base affidabile per analisi, cruscotti gestionali e progetti di didattica finanziaria.
Serie storiche e analisi evolute: il ruolo della funzione STOCKHISTORY
Chi ha bisogno non solo del dato puntuale ma anche di uno storico può contare sulla funzione STOCKHISTORY, disponibile per gli abbonati a Microsoft 365. La sintassi richiede lo strumento di riferimento, una data di inizio e una di fine, con la possibilità di indicare l’intervallo desiderato (giornaliero, settimanale o mensile) e i campi da restituire. In pochi secondi Excel genera una tabella a più colonne che contiene data, chiusura, apertura, massimo, minimo e volumi scambiati, pronta per essere filtrata o collegata a grafici.
Per evitare ambiguità è utile specificare l’exchange di riferimento attraverso il codice MIC: scrivendo XMIL:ENEL si chiede esplicitamente il titolo Enel sulla Borsa Italiana, senza rischiare di ricevere informazioni da altri listini europei. Questo dettaglio è importante quando si lavora con titoli quotati su più piazze, oppure con ETF che hanno versioni parallele in diverse valute. L’uso sistematico del MIC garantisce coerenza nei dati storici e permette di confrontare strumenti simili con la certezza della fonte.
Nonostante la ricchezza della funzione, esistono limiti pratici: i dati giornalieri possono essere richiesti solo a partire da determinate date, e per lunghi periodi è consigliabile usare l’intervallo mensile per non appesantire i file. Una volta ottenuta la tabella, è buona norma costruire indicatori derivati – medie mobili, volatilità, variazioni percentuali – direttamente nel foglio. Così si ottiene un sistema capace di supportare analisi evolute senza la necessità di ricorrere subito a software specialistici.
Fonti esterne e Power Query
Ci sono casi in cui i tipi di dati e STOCKHISTORY non coprono tutte le esigenze: pensiamo alle criptovalute, agli indici di nicchia o a dataset che provengono da fonti proprietarie. In queste situazioni entra in gioco Power Query, il motore di trasformazione dati integrato in Excel. Attraverso la voce Dati > Recupera dati > Da Web si può collegare un endpoint API che restituisce un file JSON o CSV, trasformarlo, normalizzarlo e importarlo in tabella.
L’editor di Power Query permette di eseguire trasformazioni avanzate: unire più tabelle, cambiare formati, estrarre valori nidificati, calcolare campi derivati. È possibile definire regole precise che verranno applicate a ogni aggiornamento, in modo da avere sempre un dataset coerente con il proprio modello. Le impostazioni di connessione consentono di programmare refresh automatici all’apertura del file o a intervalli regolari, trasformando il foglio in un hub dati aggiornato in tempo quasi reale.
In passato funzioni come WEBSERVICE e FILTERXML venivano usate per importare dati esterni, ma oggi risultano meno affidabili, non supportate su tutte le piattaforme e poco adatte a flussi moderni in JSON. Power Query invece è cross-platform, consente di gestire in sicurezza chiavi API e token, ed è la via raccomandata da Microsoft per chi vuole costruire report robusti e scalabili. La sua integrazione con Excel rende più semplice consolidare in un’unica tabella titoli, valute, commodity e indicatori personalizzati.
ETF, valute, crypto e scenari d’uso reali
Molti ETF e fondi sono già mappati come tipi di dati Azioni, con la possibilità di estrarre NAV, performance annuali e settore di riferimento. In casi più complessi, dove lo storico non è disponibile, si può affiancare STOCKHISTORY a feed di terze parti tramite Power Query, così da avere serie coerenti con gli indici di benchmark.
Le valute sono accessibili sia con STOCKHISTORY che tramite API esterne come quelle della BCE o di aggregatori finanziari. Inserendo coppie come “EURUSD=X” si possono ottenere grafici e analisi dell’andamento storico, utili per chi deve valutare l’impatto delle oscillazioni monetarie su portafogli internazionali. L’integrazione con Excel permette di combinare queste informazioni con bilanci aziendali o scenari di business planning.
Per le criptovalute Excel non offre un supporto diretto, ma Power Query consente di collegarsi a exchange come Binance, Coinbase o CoinGecko e di scaricare prezzi in tempo reale, volumi e capitalizzazioni. In questo modo si possono costruire dashboard personalizzate che integrano titoli azionari tradizionali e asset digitali, creando una visione completa del portafoglio.










