A Caprera, nel 1901, Guglielmo Marconi mise alla prova la radiotelegrafia collegando l’isola alla Toscana. A 125 anni dall’esperimento, la ricorrenza si intreccia con i trent’anni del Parco e della sua tutela.

La Regia Marina avviò il 29 settembre 1901 le prove radiotelegrafiche tra Caprera e la costa toscana: i segnali partirono dalla stazione di Monte Tejalone e raggiunsero, con esiti variabili, il continente. Gli apparati erano quelli sviluppati da Guglielmo Marconi. Il mare separava le stazioni, ma le onde radio permisero di tentare il collegamento senza fili.

Il 3 novembre 2026 La Maddalena ha ricordato quell’esperienza insieme ai trent’anni dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago. La ricorrenza ha riportato l’attenzione su un capitolo meno noto della storia della radio. Prima che la trasmissione transatlantica rendesse celebre Marconi, Caprera fu uno dei luoghi in cui la Marina mise alla prova la portata delle onde radio e la possibilità di collegare un’isola al continente.

Le prove del 1901 tra Caprera e Toscana

La sperimentazione cominciò il 29 settembre 1901 e si concluse il 24 ottobre, quando la Marina ordinò di sospendere gli esperimenti e rimuovere le installazioni provvisorie. L’obiettivo era stabilire una comunicazione radiotelegrafica tra la Sardegna e il continente. A Caprera venne allestita una stazione nell’area di Monte Tejalone; sulla costa toscana si lavorava a un impianto ricevente a Monte Argentario.

Il sito è ricordato anche come Becco di Vela, sull’isola di Caprera. La Direzione regionale Musei nazionali della Sardegna ricostruisce le prove come una successione di attività, prima a Monte Tejalone e poi a Becco di Vela. I segnali erano diretti verso Monte Argentario e Livorno. La conformazione del territorio faceva parte della prova: le alture e le distanze servivano a verificare se i messaggi potessero attraversare il mare senza cavi né collegamenti terrestri.

Tra Caprera e Monte Argentario la distanza era di circa 200 chilometri; tra Tejalone e Livorno, di circa 265. I segnali trasmessi da Tejalone furono ricevuti chiaramente a Monte Argentario quando le condizioni erano favorevoli. A Livorno, invece, arrivarono solo sporadicamente. Il maltempo, i disturbi atmosferici e la natura provvisoria degli impianti influirono sui risultati.

Il sistema funzionava attraverso impulsi elettrici, che generavano onde elettromagnetiche. Il ricevitore li convertiva in segnali telegrafici, leggibili con il codice Morse. Gli apparati si basavano sulle soluzioni tecniche di Marconi, mentre a condurre le prove era la Regia Marina con il proprio personale. Caprera fu dunque un campo di sperimentazione militare, dove la Marina verificò e sviluppò le comunicazioni radiotelegrafiche.

Perché Caprera contava per Marconi

All’inizio del Novecento, la trasmissione senza fili aveva applicazioni immediate nella navigazione e nella difesa. Una nave o una stazione costiera poteva inviare messaggi senza aspettare la posa di una linea telegrafica. Per l’arcipelago maddalenino, il collegamento con la costa offriva una prova concreta: se i segnali attraversavano il mare, diventava possibile coordinare le comunicazioni tra terraferma, isole e unità navali.

Le prove di Caprera rientrano nel percorso che portò Marconi dai primi esperimenti di radiotelegrafia a collegamenti sempre più lontani. Nel dicembre 1901, pochi mesi dopo i test sardi, la stazione di Poldhu, in Cornovaglia, trasmise segnali che furono captati a Terranova, oltre l’Atlantico. Le due esperienze appartengono alla più ampia ricerca sulla portata e sull’affidabilità delle comunicazioni radio.

Resta anche una testimonianza personale del rapporto tra Marconi e l’isola. Nel 1933 l’inventore visitò il Compendio Garibaldino e firmò il registro dei visitatori. La visita avvenne decenni dopo le prove e lega la memoria della sperimentazione scientifica alla storia di Giuseppe Garibaldi e della sua casa-museo.

La celebrazione del 3 novembre 2026

L’iniziativa dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago ha riunito a La Maddalena il 125° anniversario delle prove del 1901 e il trentennale dell’ente. La mattinata si è tenuta al Circolo Ufficiali della Marina Militare, con la presentazione del volume Guglielmo Marconi. 1901 Becco di Vela. Isola di Caprera, curato da Alberto Mureddu e Tommaso Gamboni. Nel programma anche un intervento del capitano di fregata Marcello Losito sugli esperimenti della Marina e una relazione di Roberto Alaimo sulle 14 stazioni commemorative marconiane.

Nel pomeriggio il programma si è spostato sul terreno delle prove. Un’escursione storico-naturalistica guidata ha raggiunto Becco di Vela, con partenza dall’imbocco del sentiero Becco di Vela-Candeo. Percorrere l’area delle installazioni permette di mettere in relazione i nomi delle stazioni e le distanze con i rilievi dell’isola. Così l’esperimento torna a essere un luogo concreto, oltre che un episodio della storia delle comunicazioni.

Trent’anni di tutela tra ambiente e memoria

Il Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena fu istituito con la legge 10 gennaio 1994. L’Ente Parco venne invece istituito con decreto del Presidente della Repubblica il 17 maggio 1996: nel 2026 ricorrono quindi i trent’anni dalla nascita dell’organismo che gestisce l’area protetta.

La tutela comprende la conservazione degli ambienti naturali e la valorizzazione dei beni storico-architettonici. A Caprera passa anche dalla gestione della fruizione dei sentieri e dalle visite guidate, che avvicinano luoghi e vicende nel rispetto dell’area protetta. L’escursione a Becco di Vela ha seguito questa strada: raccontare la memoria tecnologica insieme al paesaggio in cui si svolsero le prove.

Caprera conserva così le tracce di un passaggio importante per la radiotelegrafia: la verifica sul mare di una comunicazione capace di raggiungere il continente senza fili. Il Parco tutela il contesto naturale e storico dell’esperimento, insieme al sito e al paesaggio che ne furono teatro.

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