PagoPA arriva anche nei ricorsi contro il Fisco: cambiano le modalità per versare gli importi dovuti nelle liti tributarie. Ecco chi deve pagare, come funziona il sistema e cosa comporta il passaggio al canale digitale.
Dal 3 novembre il portale del processo tributario telematico permette di generare un avviso PagoPA per il contributo unificato tributario (CUT) mentre si prepara un ricorso. La funzione, introdotta dal Dipartimento della Giustizia tributaria del ministero dell’Economia e delle Finanze, consente al professionista incaricato di inviare il documento al cliente, che può così pagare la tassa d’ingresso alla causa.
Chi paga e quali importi
Il CUT è dovuto per l’iscrizione a ruolo delle controversie tributarie. A pagarlo è chi avvia il giudizio: nella pratica può occuparsene il ricorrente oppure il professionista che lo assiste. Con la nuova funzione, il delegato può predisporre l’avviso e trasmetterlo all’assistito perché provveda al pagamento.
L’importo dipende dal valore della lite. Si parte da 30 euro per le controversie fino a 2.582,28 euro; si arriva a 1.500 euro quando il valore supera 200.000 euro. Per le fasce intermedie valgono gli importi previsti per il CUT. Prima del deposito occorre quindi individuare correttamente il valore della controversia e verificare la fascia applicabile nelle istruzioni ufficiali del Dipartimento.
Come funziona il pagamento PagoPA
L’opzione è disponibile nell’area riservata del PTT, alla voce «Servizi e Utilità». Nella stessa sezione sono stati potenziati gli strumenti per effettuare e consultare i pagamenti. Chi inserisce il ricorso può generare il documento di pagamento in PDF e inviarlo al ricorrente, che utilizza l’avviso PagoPA attraverso i canali abilitati. Gli estremi della pratica vanno gestiti in coerenza con il deposito telematico.
Una volta pagato il contributo, è opportuno conservare la ricevuta telematica rilasciata dal canale utilizzato insieme all’avviso, così da avere evidenza dell’operazione con la documentazione del ricorso. Prima dell’invio, meglio verificare che importo, identificativi riportati nell’avviso e dati della controversia corrispondano a quelli inseriti nel PTT. La ricevuta attesta il versamento.
È prevista anche una breve interruzione tecnica. Il pagamento del CUT tramite PagoPA non sarà disponibile dalle 18 alle 20 del 3 novembre, in concomitanza con il rilascio dell’aggiornamento. Chi deve depositare il ricorso in prossimità di quell’orario dovrà tenerne conto.
Una transizione verso il canale digitale
PagoPA è già la modalità più utilizzata per il contributo. Nel secondo trimestre 2026 ha raccolto il 52,8% dei pagamenti per i ricorsi di primo grado e il 43,1% di quelli per gli appelli. Restano disponibili il modello F23, tramite banca o posta, e altre modalità, tra cui il contrassegno. L’estensione dell’avviso nel PTT si inserisce in una tendenza già avviata.
Il Dipartimento prevede altri passaggi: PagoPA sostituirà l’F23 per gli inviti al pagamento emessi in caso di CUT omesso o insufficiente. Sono inoltre previste notifiche sull’app IO per segnalare la consegna via PEC dell’invito. In seguito sarà possibile scaricare l’avviso prima del deposito e, in una fase successiva, pagare direttamente tramite IO. Il programma punta a concentrare progressivamente i versamenti sul canale digitale e a consentire il pagamento anticipato rispetto alla costituzione in giudizio.
Per chi presenta ricorso contro il Fisco, la novità rende più semplice la gestione del pagamento: il professionista prepara l’avviso e il cliente può saldarlo. Prima del deposito, importo, scadenza e associazione alla causa vanno controllati nelle istruzioni aggiornate del Dipartimento della Giustizia tributaria.










