Il piano Premium di Disney+ fa discutere: tra la perdita di HDR e AirPlay, gli abbonati si interrogano sul valore del servizio e chiedono uno sconto di 5 euro al mese. Ecco cosa cambia e cosa aspettarsi.
Euroconsumers, Testachats e Altroconsumo hanno chiesto a Disney+ di restituire almeno 5 euro per ogni mese in cui gli abbonati Premium hanno ricevuto un servizio ridotto. La diffida formale è stata presentata il 16 ottobre 2026 e contesta la perdita di alcune funzioni senza una corrispondente riduzione del canone. La somma richiesta arriva a 60 euro su dodici mesi.
In Italia il piano Premium costa 15,99 euro al mese. La contestazione investe due aspetti dell’abbonamento: la qualità video, dopo i cambiamenti che hanno interessato 4K e HDR, e la trasmissione dei contenuti da dispositivi mobili a televisori o schermi compatibili attraverso AirPlay e Google Cast. Per chi usa queste funzioni, la questione incide sul valore concreto del piano più costoso.
Che cosa è cambiato tra 4K, HDR e AirPlay
La vicenda tecnica è cominciata a giugno 2026, dopo l’esito sfavorevole a Disney+ di una causa sui brevetti intentata da InterDigital, società statunitense specializzata in tecnologie e proprietà intellettuale. Al centro del contenzioso c’era HEVC, un codec di compressione video. Per oltre 7 milioni di abbonati Premium in Europa, la conseguenza riferita è stata la rinuncia al 4K e all’HDR: la riproduzione è stata limitata al 1080p, la risoluzione tipica dei piani meno costosi.
Ad agosto 2026 Disney+ è passata a VP9, codec sviluppato da Google, e ha ripristinato la risoluzione 4K. L’HDR, invece, non è tornato. Il 4K riguarda la risoluzione dell’immagine; l’HDR interviene sulla resa di luminosità e colori, quando contenuti e schermi sono compatibili. Sono caratteristiche diverse, e il ritorno dell’ultra alta definizione non ha ricreato per intero l’esperienza precedente.
Nello stesso periodo sono arrivate segnalazioni sui cambiamenti al supporto per la trasmissione wireless. AirPlay 2 permette di inviare video da dispositivi Apple compatibili; Google Cast svolge una funzione analoga nell’ecosistema Android. La riproduzione effettiva dipende dalla compatibilità dell’apparato e dal supporto previsto dalla piattaforma.
Perché gli utenti chiedono 5 euro al mese
Il prezzo del Premium è rimasto a 15,99 euro al mese mentre alcune prestazioni associate al piano sarebbero state ridotte. Per ciascun mese interessato, le associazioni chiedono almeno 5 euro di rimborso e una diminuzione automatica del canone finché le funzioni restano assenti. Su dodici mesi, la richiesta vale 60 euro per abbonato.
Le richieste presentate dai singoli utenti avrebbero ottenuto, in alcuni casi, rimborsi parziali di 2,50 euro, dopo aver contattato l’assistenza. Sono risposte a segnalazioni individuali. La diffida punta invece a una restituzione sistematica per gli abbonati coinvolti e a una riduzione del prezzo mensile.
Euroconsumers sostiene che la controversia sui brevetti non sollevi Disney+ dagli impegni assunti verso i clienti. Le organizzazioni richiamano anche la direttiva europea 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali. Nel mirino c’è la comunicazione del cambiamento: la pagina del piano continuerebbe a elencare le caratteristiche Premium e specifica che compatibilità e disponibilità del 4K UHD possono variare nel tempo.
Che cosa possono aspettarsi gli abbonati
La diffida ha fissato al 30 ottobre 2026 il termine entro cui Disney+ dovrà rispondere. Se le richieste non saranno accolte, le associazioni hanno annunciato la possibilità di rivolgersi alla rete europea CPC, che coordina le autorità nazionali per la tutela dei consumatori, e agli organismi competenti nei Paesi interessati: Italia, Belgio, Spagna e Portogallo. Nel quadro della contestazione, le sanzioni potrebbero raggiungere il 4% del fatturato annuo nei mercati coinvolti.
Per gli abbonati italiani, il Premium resta a 15,99 euro al mese. Il 4K è stato ripristinato con VP9, mentre l’HDR è la funzione video che la contestazione segnala come ancora assente; AirPlay e Cast sono al centro delle segnalazioni sulla trasmissione dei contenuti. La vertenza interessa oltre 7 milioni di clienti europei. La richiesta di 5 euro mensili è quella avanzata dalle associazioni nella diffida.










