La guida autonoma rischia di fermarsi in Italia prima ancora di debuttare: l’articolo 87 e le responsabilità del controllore potrebbero frenare robot sharing e nuovi servizi. Un ostacolo che distingue il Paese da Germania e Francia.

Il Consiglio dei ministri ha approvato una bozza di revisione del Codice della strada che riconosce per la prima volta i veicoli a guida automatizzata. Il controllo a distanza, però, dipende da un decreto attuativo che deve ancora essere adottato. Nel frattempo la proposta impone la presenza di una persona a bordo: per imprese e operatori, un vincolo che può bloccare l’avvio di servizi autonomi in Italia e indebolire la competitività della filiera nazionale.

Al centro del confronto c’è l’articolo 87. La norma ammette la sorveglianza da remoto dei veicoli, ma affida a disposizioni successive la definizione delle modalità operative. Fino all’entrata in vigore di quelle regole, un’auto senza conducente non può circolare come servizio pienamente autonomo. La bozza dovrà passare dalle commissioni parlamentari e poi tornare al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. I pareri delle commissioni non sono vincolanti, ma il passaggio istituzionale lascia spazio a possibili modifiche.

Articolo 87 e responsabilità del controllore

La presenza a bordo non è l’unico punto controverso. La bozza equipara il controllore remoto a un conducente tradizionale; in una flotta commerciale, quindi, un operatore non potrebbe seguire più veicoli nello stesso momento. Verrebbe meno la possibilità di distribuire i costi su più mezzi e di organizzare il servizio su larga scala. La questione comprende sia il funzionamento della tecnologia sia la responsabilità per il veicolo e le condizioni in cui il controllore può intervenire.

Anche la sperimentazione su strada è soggetta a un limite: sarebbe consentita soltanto quando non è finalizzata all’omologazione o alla messa in produzione. Il regolamento europeo 2022/1426 prevede invece prove su strada per valutare i sistemi automatizzati. Se i dati raccolti non possono essere utilizzati nel percorso che porta a un prodotto o a un servizio, ricerca e applicazione commerciale rischiano di procedere separatamente.

La bozza riguarda anche chi guida auto dotate di ADAS, i sistemi avanzati di assistenza alla guida. Tra le funzioni ci sono la frenata automatica, il mantenimento della corsia e l’assistenza in autostrada. Con questi sistemi il guidatore conserva la responsabilità del veicolo: deve seguire la strada e intervenire quando serve. Le disposizioni proposte si concentrano sull’impiego e sulla sperimentazione dei veicoli automatizzati, compresi quelli dei livelli superiori, progettati per svolgere compiti di guida senza una supervisione continua a bordo.

Robot sharing e servizi a rischio

Un’applicazione concreta è il modello di robot sharing sviluppato da Niulinx, startup nata da un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano. L’auto raggiunge il cliente autonomamente, a una velocità contenuta, fino a 30 chilometri orari. Da quel momento è il cliente a guidarla fino alla destinazione. Al termine del tragitto il veicolo può tornare al deposito oppure spostarsi verso un altro utente.

Il servizio è pensato per paesi e periferie, oltre che per persone anziane o con disabilità, dove l’offerta di trasporto pubblico può essere limitata. L’amministratore delegato Luca Foresti ha avvertito che le regole proposte renderebbero impossibile offrire il servizio sul mercato. Niulinx punta a ottenere entro il 2028 l’omologazione europea di livello 4, necessaria per passare dalla ricerca a un’attività commerciale. L’obbligo di una persona su ogni veicolo e i limiti all’uso dei test per l’omologazione mettono a rischio questo percorso.

Il confronto con Germania e Francia

Germania, Francia, Slovacchia e Croazia sono indicate tra i Paesi che hanno già adattato le proprie norme alla circolazione dei veicoli autonomi. Per le imprese italiane, le differenze regolatorie possono orientare lo sviluppo e l’offerta dei servizi oltre confine. Investimenti e competenze rischiano così di concentrarsi nei mercati dove esistono regole operative.

Motus-E, associazione della filiera della mobilità elettrica, propone di sostituire l’obbligo di presenza a bordo con un controllore remoto. I suoi poteri e i tempi d’intervento andrebbero definiti insieme a un piano di sicurezza per ogni flotta.

La bozza riconosce la guida automatizzata, ma mantiene vincoli che ne limitano l’impiego concreto. Dopo il passaggio nelle commissioni parlamentari, il testo tornerà al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Le regole su supervisione e responsabilità incideranno sulla possibilità di trasformare le sperimentazioni e le competenze industriali italiane in servizi, oppure spingeranno le aziende a cercare condizioni più favorevoli all’estero.

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