La PEC si prepara a varcare i confini nazionali e ad allinearsi alle regole europee di eIDAS: cambieranno invio e ricezione dei messaggi, mentre wallet digitali e tempi della transizione delineano le prossime tappe.

Oltre 20 milioni di caselle PEC attive e circa 3,5 miliardi di messaggi stimati per il 2026: la dimensione raggiunta in Italia spinge ora il sistema verso l’Europa. Al convegno “PEC. Eccellenza italiana, futuro europeo”, svolto a Roma il 23 ottobre 2026, istituzioni e operatori hanno discusso come rendere compatibili i servizi nazionali di recapito certificato, preservando la semplicità e il valore giuridico apprezzati dagli utenti.

PEC europea, che cosa cambia con eIDAS

Oggi la PEC certifica l’invio e la consegna attraverso le ricevute prodotte dai gestori. Nel quadro italiano, queste garanzie documentano il percorso della comunicazione e, nei casi previsti dalla legge, le consentono di produrre effetti giuridici.

Il passaggio europeo riguarda i servizi elettronici di recapito certificato qualificato, disciplinati dal regolamento eIDAS e dal suo aggiornamento, eIDAS 2, entrato in vigore nel 2024. La qualifica comporta requisiti europei più rigorosi: tra questi, l’identificazione certa di mittente e destinatario e garanzie di integrità, tracciabilità e sicurezza. La PEC italiana soddisfa i requisiti del recapito certificato; per ottenere la qualifica europea occorrono condizioni aggiuntive.

Il Codice dell’amministrazione digitale permette già di usare il recapito certificato qualificato nei casi in cui è ammessa la PEC. AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale, ha elaborato regole tecniche basate sugli standard ETSI, l’organismo europeo di normazione per telecomunicazioni e tecnologie digitali. L’adeguamento punta così a valorizzare infrastrutture e competenze costruite in Italia.

Invio e ricezione oltre confine: gli scenari pratici

Con servizi qualificati interoperabili, un messaggio diretto a un partner in un altro Paese UE potrebbe transitare tra gestori diversi secondo regole condivise, con identità verificate e ricevute riconoscibili a livello europeo. Il percorso funzionerebbe anche in senso inverso: un’impresa italiana potrebbe ricevere da un servizio estero qualificato una comunicazione certificata, usando canali compatibili.

Servono dunque sistemi in grado di dialogare. L’indagine IDC 2026 rileva che il 55% delle organizzazioni coinvolte indica la scarsa interoperabilità internazionale tra gli ostacoli all’uso. Per il 67%, l’estensione europea può migliorare la certezza legale e la conformità nelle comunicazioni transfrontaliere.

Per professionisti e imprese, l’adeguamento potrebbe comportare l’aggiornamento dei servizi PEC da parte del gestore, procedure di identificazione più solide o nuove opzioni per l’invio qualificato. Le modalità operative dipenderanno dai servizi offerti e dalle regole applicabili. Per i cittadini che usano la PEC nei rapporti con gli enti italiani, il funzionamento ordinario resta distinto dall’uso transfrontaliero; le eventuali verifiche e funzionalità aggiuntive riguarderanno il servizio qualificato scelto.

Wallet digitali e tempi della transizione

eIDAS 2 prevede anche il portafoglio europeo di identità digitale, che gli Stati membri devono rendere disponibile entro la fine del 2026. Al convegno di Roma, Roberto Viola, direttore generale di DG CONNECT della Commissione europea, ha indicato il futuro Business Wallet come possibile ambiente per integrare identità delle imprese, firme, attestazioni verificabili e comunicazioni sicure con valore legale. La proposta della Commissione, presentata nel 2025, è ancora soggetta all’iter legislativo europeo.

Aruba e Asseco hanno presentato una prova di concetto sull’interoperabilità fra i sistemi italiano e polacco, con modelli di indirizzamento condivisi. Il sottosegretario Alessio Butti ha richiamato la necessità di una transizione graduale, con costi proporzionati e tutela della certezza giuridica.

Chi usa la PEC può continuare a impiegarla nei rapporti nazionali e controllare regolarmente la casella, soprattutto se l’ha indicata come domicilio digitale. Per comunicare con l’estero, è opportuno verificare che il destinatario disponga di un servizio qualificato compatibile e quale canale accetti.

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