Facebook interviene sulla parte più delicata della sua piattaforma, la gestione del lutto. Il social network ha promesso di rendere i suoi algoritmi più rispettosi, in modo da non inviare notifiche ad amici di utenti deceduti, come promemoria di compleanno o inviti ad eventi. I profili “in memoria di…”, il cosiddetto cimitero di Facebook sono visitati da 30 milioni di persone al mese.

Chi è stato incaricato di gestire il profilo di una persona dopo la sua morte, potrà decidere chi può pubblicare e chi può visualizzare i post, in modo da tutelare i parenti e gli amici più stretti dall’imbattersi in contenuti che non sono pronti a guardare. Solo gli amici e i parenti potranno chiedere la trasformazione del profilo in commemorativo. Infine i genitori potranno ereditare i profili dei figli under 18.

Altri cambiamenti per Facebook

Servono nuove regole per proteggere il web dai contenuti pericolosi. A lanciare l’appello è stato il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, in una lettera aperta pubblicata dal Washington Post di Jeff Bezos, il numero uno di Amazon: basta azioni singole, bisogna regolamentare la Rete e per fare questo è necessario un ruolo più attivo da parte dei governi.

Scottato dagli ultimi scandali che hanno travolto Facebook sia sul fronte della protezione dei dati degli utenti sia su quello della diffusione delle fake news per interferire sul voto degli americani nel 2016, Zuckerberg ha sottolineato una volta di più la necessità di nuove norme per garantire l’integrità del processo elettorale, per proteggere la privacy della gente e per garantire la portabilità dei dati.

Per il ceo del più grande social media al mondo bisogna lavorare a una visione condivisa e il modello deve essere quello della General data protection regulation dell’Unione europea. A suo dire, aggiornando le regole per Internet, possiamo preservare il meglio di questo mondo, la libertà che hanno le persone di esprimersi e quella degli imprenditori di inventare cose nuove, proteggendo anche la società dai danni più ampi.

Tutti i Paesi dell’Unione europea e poi Canada, Stati Uniti, Argentina e Brasile. Facebook finiscono di nuovo nell’occhio del ciclone per aver approcciato politici del mondo promettendo loro investimenti e incentivi. Lo scopo? Fare pressione a sostegno delle sue posizioni contro le leggi sulla privacy dei dati. Lo rivela il domenicale britannico The Observer, che in collaborazione con il magazine digitale Computer Weekly riferisce di aver visionato una serie di documenti che rivelerebbero l’operazione segreta di lobbying rivolta a centinaia di deputati e membri di enti in vari Paesi in ogni angolo del mondo.

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