Scomparso a 94 anni, Stelvio Palazzo fu il calligrafo scelto da Adriano Olivetti per dare forma a una nuova idea di design. Dalla ricerca editoriale al Movimento Comunità, fino alla tutela delle opere, il suo lavoro è diventato patrimonio.
Stelvio Ernesto Palazzo è morto a Ivrea il 13 ottobre 2026, a 94 anni. Aveva attraversato quasi tutta la stagione della Olivetti di Adriano Olivetti. Il suo ingresso in azienda cominciò con una domanda di assunzione scritta a mano: l’imprenditore notò la calligrafia, lo convocò per un colloquio e, dopo il servizio militare, gli affidò un incarico alle Edizioni di Comunità.
La grafia che attirò Adriano Olivetti
Palazzo era nato nel Beneventano, dove i genitori, entrambi dipendenti Olivetti, erano rientrati durante la guerra. All’inizio degli anni Cinquanta si trasferì a Ivrea e si candidò per un posto in azienda. La lettera manoscritta spiccò tra le richieste arrivate sulla scrivania di Adriano Olivetti, appassionato di grafologia. Da lì nacquero il colloquio e un rapporto professionale destinato a durare.
La calligrafia fu il primo elemento a fargli ottenere attenzione; la sua carriera prese poi altre direzioni. Palazzo lavorò nell’editoria, nella ricerca e nell’ambito assicurativo. La sua vicenda si inserisce in un’impresa che aveva fatto della comunicazione, dei libri e della cultura visiva parti riconoscibili della propria identità.
Il primo incarico fu alle Edizioni di Comunità, la casa editrice promossa da Adriano Olivetti. Palazzo lavorò nella Biblioteca e nel Centro studi, collaborando con Renzo Zorzi, intellettuale e direttore della rivista Comunità e delle Edizioni. Il suo lavoro accompagnava la produzione editoriale e la circolazione delle idee, in un ambiente dove la vita culturale era legata a quella dell’impresa.
Libri, ricerca e Movimento Comunità
Ivrea era il centro di un progetto che univa industria, iniziative sociali e riflessione politica. Nelle Edizioni di Comunità, Palazzo entrò in contatto con questa rete. La Biblioteca e il Centro studi erano luoghi di lavoro e organizzazione, ma anche strumenti per alimentare il confronto culturale. La scrittura a mano, che aveva attirato l’attenzione di Olivetti, fu il primo episodio di una biografia legata alla comunicazione e alla memoria aziendale.
Palazzo prese parte anche alle attività del Movimento Comunità, impegnato a tradurre in iniziativa politica la visione sociale di Adriano Olivetti. Le figlie Elisa e Luisa hanno ricordato il coinvolgimento del padre nella campagna elettorale e il legame personale con l’imprenditore, che considerava una figura di riferimento quasi paterna. Quando Adriano morì, nel 1960, Palazzo perse una persona cara e vide chiudersi una fase decisiva della storia aziendale.
Il rapporto si era costruito nel lavoro di ogni giorno, attraverso mansioni concrete e relazioni dirette. La storia di Palazzo fa emergere anche il contributo di chi teneva in funzione gli spazi culturali olivettiani: organizzare e documentare, sostenere il lavoro editoriale e favorire la diffusione delle idee erano attività che appartenevano alla stessa esperienza.
Dalle assicurazioni alla tutela delle opere
Dopo il periodo alle Edizioni, Palazzo passò alla Direzione Assicurazioni Olivetti. Seguiva le coperture degli stabilimenti, i trasporti internazionali delle macchine e le polizze per i dipendenti. Quel lavoro lo mise a contatto con un altro versante della cultura aziendale: opere d’arte e iniziative culturali comportavano trasporti, prestiti ed esposizioni, oltre a una gestione dei rischi che coinvolgeva compagnie assicurative di vari Paesi.
Palazzo si occupava degli aspetti assicurativi e organizzativi legati alla circolazione e alla tutela delle opere. La sua attività permetteva di accompagnare iniziative con cui la Olivetti metteva risorse e competenze a disposizione del patrimonio artistico. La professionalità maturata nel settore assicurativo contribuiva a proteggere opere di grande valore durante gli spostamenti e le esposizioni.
Nel più ampio impegno culturale olivettiano rientrarono il recupero di affreschi danneggiati dall’alluvione di Firenze del 1966 e interventi su opere e ambienti storici. La storia artistica dell’azienda comprende il restauro dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano: avviato nel 1982 su richiesta del Ministero dei Beni Culturali, fu concluso nel 1999. Altri interventi interessarono la Camera degli Sposi e la Sala dei Cavalli a Mantova, gli affreschi di Masolino nella Cappella di Santa Caterina a Roma e la Sala dei Baroni nel castello di Manta.
Questi progetti danno la misura delle attività che richiedevano una gestione accurata delle opere. Il lavoro di Palazzo si collocava sul versante della protezione assicurativa e dei trasferimenti, accanto a quello di artisti e restauratori: un’attività meno visibile, ma necessaria per spostare, esporre e conservare beni culturali.
Una competenza che diventa patrimonio
Il percorso di Palazzo passò dall’editoria al Centro studi, dal Movimento Comunità alla direzione assicurativa. Fu anche tra i fondatori di ANRA, l’associazione italiana dei risk manager e dei responsabili delle assicurazioni aziendali, nata nel 1972. L’esperienza maturata in Olivetti si estese così alla costruzione di una cultura professionale della gestione del rischio.
La sua storia aiuta a leggere la Collezione Olivetti come un patrimonio fatto di dipinti, sculture, manifesti e oggetti, la cui cura richiede documentazione e responsabilità. Nel corso dei decenni l’azienda aveva raccolto opere e promosso iniziative culturali. La conservazione e la valorizzazione di quel patrimonio sono entrate nella memoria storica di Ivrea e nella vicenda industriale olivettiana.










