Un vecchio telefono a rotella torna a raccontare le favole di Gianni Rodari: l’intelligenza artificiale dà voce alle storie, intrecciando memoria e tecnologia nella città di Omegna e trasformando il riuso in nuova immaginazione.

We Do Fablab, laboratorio di fabbricazione digitale di Omegna, ha ideato Rodari’s Phone: un telefono a rotella trasformato in un dispositivo narrativo, da cui si ascoltano storie attraverso la cornetta. Il progetto accosta un gesto familiare, sollevare il ricevitore e comporre un numero, a tecnologie contemporanee come l’elettronica programmabile e l’intelligenza artificiale. Il telefono è pensato per essere usato, aperto e reinventato.

Dal telefono a rotella alla storia

L’esperienza comincia con la cornetta in mano. Si compone un numero sul disco e il telefono attiva un contenuto sonoro: una favola, una filastrocca o un altro elemento narrativo legato all’universo di Gianni Rodari. La storia arriva dall’altoparlante del ricevitore. Un gesto noto diventa così il modo per scegliere che cosa ascoltare.

Il progetto è nato a We Do Fablab, spazio di coworking e artigianato digitale fondato a Omegna. È stato sperimentato anche in Portogallo e presentato al pubblico durante il workshop gratuito Hacking Rodari’s Phone, organizzato il 10 ottobre 2026 nella sede del laboratorio, in via XI Settembre 5. L’iniziativa si è svolta nell’ambito di Meet and Code, con il sostegno di TechSoup Europe, Amazon Future Engineer e Base 44. Hanno dato il patrocinio il Comune di Omegna, VCO Formazione, ANCoS Confartigianato e Parco della Fantasia Gianni Rodari.

Durante il laboratorio, i partecipanti aprono il telefono e ne osservano i componenti. Poi intervengono su cablaggio ed elettronica per collegarlo a una scheda basata su Arduino. Restano in funzione gli elementi che guidano l’esperienza, il disco e la cornetta; cambia il meccanismo interno. La scheda traduce la selezione del numero in un comando, che attiva suoni e contenuti.

Che cosa fa l’intelligenza artificiale

Arduino gestisce l’interazione tra il telefono e i contenuti, mentre la programmazione visuale a blocchi consente di impostare i comportamenti del dispositivo senza partire da conoscenze avanzate di codice. Saldatura e cablaggio mostrano il passaggio dall’apparato analogico al prototipo digitale. La cornetta, intanto, resta un’interfaccia immediata anche per chi ha poca familiarità con l’elettronica.

L’intelligenza artificiale interviene nella restituzione sonora delle storie e nel lavoro sui testi. La voce ascoltata è stata descritta come una rielaborazione artificiale della voce di Rodari. Nel laboratorio l’IA serve anche da supporto per tradurre e rielaborare brevi testi narrativi, così che l’esperienza possa svolgersi in più lingue e coinvolgere partecipanti con competenze linguistiche diverse.

L’IA può quindi generare o adattare una voce e lavorare sui testi. La selezione dei contenuti e il senso del progetto restano affidati alle storie e alla loro interpretazione. La voce sintetica, ascoltata attraverso un oggetto analogico, dà al passato una presenza diversa: le due tecnologie convivono nella stessa esperienza, senza che il telefono perda la sua forma riconoscibile.

Il percorso didattico comprende lo smontaggio, l’esplorazione dei componenti, il cablaggio, la saldatura e la programmazione delle interazioni. Telefoni vintage e materiali necessari vengono messi a disposizione durante l’attività. Il workshop del 10 ottobre 2026 era rivolto a partecipanti dai 10 anni in su, anche senza esperienza tecnica; i dispositivi realizzati erano destinati a essere mostrati al Museo Rodari.

Omegna, la città di Rodari

Gianni Rodari nacque a Omegna il 23 ottobre 1920. Portare qui il progetto significa collegare le sue storie alla città che ne custodisce la memoria. Il Museo Rodari propone già un percorso interattivo dedicato allo scrittore: al suo interno, telefoni a disco permettono di ascoltare le Favole al telefono. Accanto a questa esperienza, il prototipo di We Do Fablab aggiunge un’attività di costruzione e programmazione, mantenendo la cornetta come punto di partenza per l’ascolto.

Il riferimento letterario viene dalle Favole al telefono, pubblicate nel 1962. Nel libro, il signor Bianchi racconta storie alla figlia durante le telefonate serali. Rodari’s Phone riporta l’ascolto al gesto quotidiano di usare un telefono e coinvolge chi ascolta anche nella realizzazione del dispositivo: si possono provare i componenti, scegliere le interazioni e capire come un oggetto diventi una macchina narrativa.

Riutilizzare gli oggetti, riattivare le storie

Un telefono d’epoca torna in funzione con uno scopo nuovo. La forma è quella di sempre, ma il circuito interno viene modificato; la rotella, nata per selezionare numeri telefonici, diventa un comando per accedere ai contenuti. È riuso creativo, come quando una radio viene trasformata in un lettore audio o un vecchio computer è impiegato per un’installazione interattiva. In questi casi restano riconoscibili le tracce dell’uso originario, insieme a una funzione aggiunta.

Qui contano anche la lentezza con cui si compone un numero, il peso della cornetta e la sorpresa di sentire una storia uscire da un telefono che sembra appartenere a un’altra epoca. Per i più giovani il dispositivo offre un’occasione pratica per avvicinarsi all’elettronica e alla programmazione. A chi conosce già quel tipo di telefono può richiamare gesti domestici e ricordi d’ascolto.

Nel progetto il circuito sostiene l’esperienza e sono le storie a orientarla. Una cornetta riadattata collega la memoria letteraria di Omegna a nuovi ascoltatori: la curiosità e il gioco rimettono in circolo le favole attraverso un oggetto che si può ascoltare, aprire e programmare.

Articolo precedenteStarlink in Ucraina, Trump annuncia il ripristino ma Kiev smentisce cambiamenti concreti nel servizio
Prossimo articoloRiparare lo smartphone o sostituirlo? I conti cambiano tra batteria, schermo e aggiornamenti

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome