Riapre a Ivrea l’asilo Olivetti, progettato da Figini e Pollini nel 1941: un’opera in cui architettura e comunità si incontrano. Il restauro aggiorna sicurezza e impianti, mantenendo vivo il suo ruolo educativo e visitabile.

Dal settembre 2026 i bambini sono tornati nel nido Olivetti di Ivrea. Dopo nove anni di chiusura, la sede storica di via Camillo Olivetti ha riaperto come servizio per l’infanzia. Il recupero è costato 4,6 milioni di euro: tre milioni sono arrivati dal PNRR, mentre la parte restante è stata coperta dal Comune con risorse proprie e un mutuo. Con la riapertura riprende un progetto in cui architettura, educazione e responsabilità sociale erano stati concepiti insieme.

Figini e Pollini, il progetto del 1941

Luigi Figini e Gino Pollini idearono l’asilo tra il 1939 e il 1941; la struttura aprì nel 1941 per accogliere i figli dei dipendenti Olivetti. Adriano Olivetti la volle vicino alla fabbrica, alla stazione e ai collegamenti di trasporto. Le lavoratrici potevano così accompagnare i bambini prima di raggiungere il posto di lavoro. I servizi pubblici per la prima infanzia erano ancora poco diffusi: il nido dava forma concreta a un’idea d’impresa che teneva conto anche della vita quotidiana delle famiglie.

Nel progetto razionalista gli ambienti non erano semplici spazi da riempire con arredi. Luce naturale, movimento e rapporto con l’esterno ne guidavano l’organizzazione: grandi aperture, portici e un patio interno mettevano in comunicazione gli spazi. L’edificio, sviluppato su un piano, è costruito con pietra locale disposta a opus incertum e pilastri in diorite di Brosso. Il verde circostante entrava così nell’esperienza del nido, senza che il luogo di cura fosse separato nettamente dal paesaggio.

Il progetto educativo proseguiva anche fuori dalle aule. Sulla collinetta c’erano spazi per giocare, una pergola, una fontana, tavoli e sedute in pietra, oltre a una piccola piscina. Nel patio, il prato e le schermature mobili offrivano un ambiente riparato, capace di adattarsi a usi diversi. Gli interni e gli arredi furono disegnati dall’Ufficio tecnico Olivetti, diretto dall’architetto Gian Antonio Bernasconi. Materiali, luce e spazi per il gioco davano al nido una modernità misurata sulle esigenze dei bambini e sulla loro vita quotidiana.

Un nido dentro la comunità Olivetti

Il nido faceva parte di una visione più ampia della città industriale di Ivrea. La fabbrica era inserita in una rete di servizi e luoghi pensati per accompagnare la vita delle persone; il servizio per l’infanzia ne costituiva una presenza quotidiana, rivolta ai bambini e alle famiglie. La sua funzione andava oltre la custodia durante le ore di lavoro: gli spazi sostenevano un modello educativo e rendevano concreta l’idea che il benessere della comunità rientrasse nelle responsabilità dell’impresa.

Questa impostazione appartiene al patrimonio di Ivrea città industriale del XX secolo, riconosciuto dall’UNESCO. Durante la Seconda guerra mondiale l’edificio venne usato anche come infermeria dai partigiani. Nel 1953 il complesso si arricchì di un ambulatorio progettato da Annibale Fiocchi. Nel corso del tempo, dunque, il sito ha ospitato attività legate alla cura, con l’asilo e gli spazi per l’infanzia al centro del complesso.

La continuità del servizio si fermò nel 2017. Problemi strutturali e la presenza di amianto imposero la chiusura della sede storica; il nido proseguì in altre sedi della città, mentre l’edificio uscì dall’uso quotidiano. Le verifiche avevano segnalato criticità anche nella copertura: gli strati impermeabilizzanti aggiunti negli anni avevano aumentato il carico sul solaio originario. Per recuperare la struttura occorreva intervenire sulla sicurezza e sul degrado, tutelando al tempo stesso l’architettura.

Il restauro: sicurezza e impianti aggiornati

Il recupero è stato organizzato in più fasi. Un primo intervento, finanziato con un contributo regionale ottenuto nel 2019, ha interessato la bonifica, la messa in sicurezza, il parco, l’ex guardiania e l’aula giardino. Quegli spazi sono tornati fruibili nel 2023. Per riportare il fabbricato principale alla funzione di nido è stato poi assegnato al Comune, nel 2022, il finanziamento PNRR. I lavori principali sono iniziati alla fine del 2024 e si sono conclusi il 30 aprile 2026.

Il cantiere ha coinvolto la struttura, la copertura e le impermeabilizzazioni, oltre a murature, solai, bagni e impianti. Sono stati realizzati consolidamenti e adeguamenti alle norme sismiche e antincendio; è stato inoltre rimosso l’amianto presente in varie parti dell’edificio. Il restauro ha mantenuto l’impianto di Figini e Pollini e gli ambienti ampi affacciati sul verde, aggiornando le dotazioni richieste dall’uso contemporaneo. Tra le opere figura un centro cottura interno, destinato al servizio del nido.

La capienza è di 96 bambini. Il Comune ha affidato la gestione per tre anni a un raggruppamento formato dalle cooperative sociali Giglio e Be Human. Giglio, capogruppo, ha confermato quasi tutte le educatrici già impegnate nel servizio. Le competenze educative maturate negli anni proseguono così negli ambienti per i quali il nido era stato progettato. Il modello educativo, attento ai bambini e alle famiglie e orientato a una genitorialità attiva, continua nella sede rinnovata.

Un edificio educativo e anche visitabile

Con la riapertura l’asilo torna alla sua funzione originaria e il complesso acquista anche una destinazione culturale: una parte è riservata all’accoglienza dei visitatori e alla conoscenza del patrimonio olivettiano. La scelta lo collega ai percorsi del sito UNESCO, mentre il nido resta un servizio per l’infanzia. Bambini ed educatrici tornano a vivere gli spazi ogni giorno; chi visita l’edificio può conoscere il rapporto tra progetto, lavoro e comunità che ha segnato la storia di Ivrea.

Nel nido, le scelte architettoniche avevano anche un valore educativo. Patio, luce, spazi flessibili e verde contribuivano a creare un ambiente adatto alla crescita. Il restauro ha recuperato quell’impianto e lo ha dotato di sistemi aggiornati e condizioni di sicurezza adeguate; ora gli spazi sono tornati a essere usati quotidianamente. A Ivrea il progetto del 1941 esprime ancora il legame tra cura dell’infanzia e responsabilità collettiva: un’idea sociale tradotta nel design e riconoscibile nel modo in cui il nido è organizzato.

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