A Pozzuoli il bradisismo mette a rischio l’ex fabbrica Olivetti, capolavoro di Luigi Cosenza. Tra danni, architettura pensata per le persone e nuove sfide di tutela, sicurezza e riuso, è in gioco un pezzo di storia.
La scossa di magnitudo 4,7 del 31 luglio 2026 ha colpito l’area dei Campi Flegrei. Nel comprensorio ex Olivetti di Pozzuoli sono stati segnalati danni alla pensilina d’ingresso e alla copertura della mensa. Il sisma riporta l’attenzione su un complesso in cui il rischio geologico si confronta con un’opera centrale dell’architettura industriale italiana: la fabbrica progettata da Luigi Cosenza per legare produzione, paesaggio e qualità della vita dei lavoratori.
Il bradisismo e i danni all’ex Olivetti
Ai Campi Flegrei il bradisismo si manifesta con un lento movimento verticale del suolo. Le fasi di sollevamento o abbassamento possono essere accompagnate da terremoti. Quella attuale è iniziata nel 2005. Alla fine di luglio 2026, nell’area del Rione Terra a Pozzuoli, il punto di massima deformazione aveva registrato un innalzamento cumulato di circa 167,5 centimetri. Di questi, circa 30 centimetri risalivano a partire da gennaio 2025.
In alcuni periodi il ritmo di sollevamento ha superato i 30 millimetri al mese; in altre fasi si è mantenuto intorno ai 20 millimetri mensili o al di sotto. La sequenza sismica del 2026 comprende anche una scossa di magnitudo 4,4 nel Golfo di Pozzuoli. Quella del 31 luglio, di magnitudo 4,7, è la più forte indicata per l’area nel quadro aggiornato dalla Protezione civile. Entrambe si inseriscono nella dinamica flegrea.
Per il complesso industriale, dopo il terremoto sono stati segnalati il cedimento di una porzione della pensilina d’ingresso e del solaio di copertura della mensa, oltre alla presenza di elementi puntellati. Anche nel vicino quartiere residenziale INA-Olivetti, oggi Parco Olivetti, sono stati riferiti danni a circa il 90% degli edifici. Tra i fenomeni descritti ci sono distacchi delle tamponature e crolli localizzati di pareti perimetrali. La vulnerabilità delle costruzioni richiede verifiche strutturali specifiche per i singoli corpi edilizi.
Dove si trova lo stabilimento di Cosenza
L’ex fabbrica si trova al civico 34 di via Campi Flegrei, a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Sorge ai piedi del monte Campiglione, con affaccio sul golfo. Adriano Olivetti affidò il progetto a Cosenza nel 1951; il nucleo originario fu completato nel 1954 e inaugurato nell’aprile 1955. Seguirono ampliamenti e altri interventi, compresi quelli realizzati fino al 1961. Il complesso si è così sviluppato per fasi, seguendo l’evoluzione delle attività produttive.
Per impostare il progetto, Cosenza partì dall’organizzazione concreta del lavoro. A Ivrea studiò il ciclo produttivo e la disposizione delle funzioni, poi tradusse quell’analisi in ambienti pensati per rendere efficiente il processo senza racchiudere tutto in un unico volume massiccio. I padiglioni, bassi e allungati, sono distribuiti sul terreno in rapporto alle diverse attività e seguono il profilo del paesaggio. Pilastri, vetrate, pensiline e frangisole danno forma a un’architettura in cui struttura e funzione procedono insieme.
Una fabbrica pensata per le persone
Il progetto non si fermava alla distribuzione degli ambienti. Piero Porcinai curò le sistemazioni del verde, che accompagnano gli edifici e mettono in continuità gli spazi esterni e quelli interni. Le vetrate portano il paesaggio nel luogo di lavoro; i volumi contenuti mantengono un rapporto diretto con il golfo e il territorio. Al disegno complessivo contribuì anche Marcello Nizzoli, occupandosi del progetto del colore.
Ne emerge un’idea di fabbrica in cui la produzione convive con l’attenzione alla dignità e al benessere delle persone che vi trascorrevano la giornata. Lo stabilimento di Pozzuoli rientrava nella strategia con cui Olivetti intendeva portare attività industriale e occupazione nel Mezzogiorno. L’opera ha un posto rilevante nella storia del design industriale italiano: mette in relazione l’organizzazione del lavoro, l’architettura e il paesaggio, dando forma anche all’identità aziendale. La mensa, oggi interessata dai danni segnalati, era uno degli spazi in cui si rendeva visibile questa concezione collettiva.
Tutela, sicurezza e riuso
La tutela del complesso riguarda soprattutto gli involucri esterni. Il provvedimento di interesse culturale del 2005 venne modificato dopo una sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Campania del 2008, che escluse gli spazi interni dalla protezione. Il parco e il vicino quartiere residenziale non hanno la stessa tutela estesa. Il valore architettonico dell’opera si legge nelle facciate, ma anche nella disposizione dei corpi, nella struttura e nel rapporto fra ambienti interni e spazi aperti.
Docomomo Italia, associazione che si occupa di documentare e conservare l’architettura moderna, ha chiesto di estendere la tutela all’intero comprensorio e di comprendervi il quartiere INA-Olivetti. L’appello, presentato nel 2016 e rinnovato dopo i danni più recenti, propone di affiancare alla protezione formale la messa in sicurezza e il confronto fra istituzioni, proprietari, tecnici e studiosi. La richiesta di riconoscere l’esperienza olivettiana di Pozzuoli come parte di un patrimonio seriale si lega alla tutela UNESCO di Ivrea, città industriale del XX secolo riconosciuta nel 2018.
Per l’area flegrea, il decreto-legge 140 del 2023 ha avviato un piano straordinario di analisi della vulnerabilità degli edifici. Le iniziative pubbliche comprendono rilievi e programmi di prevenzione strutturale. Sul singolo complesso, gli interventi dovranno tenere conto anche dei suoi caratteri architettonici e tecnologici. Mettere in sicurezza una fabbrica moderna comporta quindi riparare le parti lesionate e valutare come intervenire su strutture e componenti conservando l’impianto progettato da Cosenza.
La salvaguardia dell’ex Olivetti richiede una strategia coordinata: monitoraggio geologico, verifiche strutturali, tutela estesa e conservazione compatibile con il riuso. Il comprensorio è esposto al bradisismo e racconta un modo preciso di concepire il lavoro, attraverso architettura e innovazione industriale. Proteggerlo significa custodire l’opera di Cosenza e una parte del patrimonio tecnologico e sociale del Paese.










