La Banca d’Italia rilancia i test sull’euro digitale insieme alle banche italiane, con ABI Lab al lavoro sui pagamenti. Le prove delineano possibili cambiamenti per chi paga, ma l’emissione resta legata a una legge.

Piero Cipollone ha invitato ABI Lab a presentare una nuova candidatura alle iniziative europee sull’euro digitale, riconoscendo il contributo del centro di ricerca promosso dall’Associazione Bancaria Italiana. L’invito è arrivato durante un intervento al comitato esecutivo dell’ABI e rilancia il coinvolgimento delle banche italiane nella preparazione dei servizi. Cipollone è membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE), l’organo che concorre alle decisioni dell’istituzione. Presiede inoltre la task force di alto livello sul progetto.

La candidatura punta a portare l’esperienza bancaria italiana nel confronto europeo. Può dare continuità alla sperimentazione di soluzioni di pagamento e contribuire a sviluppare competenze tecniche e operative. L’eventuale emissione dell’euro digitale resta legata al percorso legislativo dell’Unione e a una successiva decisione della BCE.

ABI Lab e i test sui pagamenti

ABI Lab è il centro di ricerca e innovazione dell’ABI. Mette in relazione banche, imprese tecnologiche e istituzioni per studiare applicazioni e infrastrutture del settore. Nel 2025, con il sostegno dell’associazione, ha preso parte alla piattaforma di innovazione della BCE insieme a quattro fornitori tecnologici e diciotto gruppi bancari. Il lavoro ha riguardato i pagamenti condizionati, eseguiti al verificarsi di regole prestabilite, e possibili usi nei pagamenti quotidiani. Sono stati affrontati anche scenari legati al Web3 e all’Internet delle cose.

Fra gli esempi esaminati ci sono l’erogazione di bonus pubblici, i trasferimenti a più beneficiari e la gestione dei rimborsi per gli acquisti online. I test permettono di studiare come una forma digitale di moneta possa integrarsi con i processi utilizzati da cittadini e imprese.

Per il pilota, nel 2026 l’Eurosistema ha selezionato trentasei prestatori di servizi di pagamento, fra banche e altri operatori. In Italia i partecipanti indicati sono sette: Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Isybank, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane e UniCredit.

Che cosa potrebbe cambiare per chi paga

Il pilota europeo è programmato per la seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi. In un ambiente controllato verrà provata una versione beta, con pagamenti tra persone, acquisti nei negozi e transazioni online, anche da dispositivi mobili. Alla sperimentazione prenderanno parte personale della BCE e delle banche centrali nazionali partecipanti, prestatori di servizi e commercianti selezionati. La prova servirà a valutare la tecnologia, le procedure operative e la facilità d’uso nelle situazioni quotidiane.

Se adottato, l’euro digitale offrirebbe a cittadini e imprese un mezzo elettronico di pagamento in moneta di banca centrale, distribuito tramite intermediari autorizzati. Per chi acquista, la novità consisterebbe nella possibilità di utilizzare un mezzo pubblico digitale in negozio o online. Le imprese, invece, dovrebbero gestirne l’accettazione e l’integrazione nei sistemi di incasso.

La legge prima di una possibile emissione

La preparazione tecnica procede mentre le istituzioni europee discutono la normativa. Il Parlamento europeo ha definito la propria posizione nel luglio 2026; sono in corso i negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione. L’adozione della legge entro la fine del 2026 è l’obiettivo previsto. La BCE ha indicato il 2029 come possibile orizzonte per essere pronta a una prima emissione, subordinata all’approvazione del regolamento. La decisione finale spetta al Consiglio direttivo della BCE e arriverà dopo l’adozione della legge europea.

Con una nuova candidatura, l’ecosistema bancario italiano potrà proseguire il lavoro sui casi d’uso e sui servizi. Il pilota metterà alla prova le componenti del sistema in condizioni controllate, con il coinvolgimento di operatori e commercianti selezionati. Il prossimo passaggio sul calendario europeo è l’adozione della normativa, attesa entro la fine del 2026.

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