Due CIE alterate nel Frusinate riaccendono i timori sulle frodi e sulla sicurezza dei documenti. Il chip è essenziale per alcune funzioni: ecco cosa può smettere di funzionare e come individuare e sostituire una carta sospetta.

In provincia di Frosinone, in tre giorni, i Carabinieri hanno sequestrato due Carte d’Identità Elettroniche manomesse: la prima a Ferentino il 14 ottobre 2026, la seconda vicino al casello A1 di Ceprano. In entrambi i documenti il microchip era stato rimosso. I casi hanno richiamato l’attenzione sulle possibili frodi.

Due CIE alterate nel Frusinate

Il primo documento è stato trovato durante un controllo stradale notturno a Ferentino. In auto viaggiavano una donna e tre uomini; quando i militari le hanno chiesto i documenti, la donna ha mostrato una CIE senza chip. La carta è stata sequestrata e la titolare denunciata per l’ipotesi di falsità materiale commessa da privato. Per gli occupanti è stata proposta anche una misura di prevenzione territoriale.

Il secondo episodio è emerso nei pressi di Ceprano, durante un controllo dei Carabinieri della Stazione di Arce. Un ventenne ha consegnato una carta con un foro netto in corrispondenza del componente elettronico, che era stato asportato completamente. Anche in questo caso i militari hanno sequestrato il documento. Il giovane è stato denunciato per le ipotesi di falsità materiale e uso di atto falso.

A cosa serve il chip e cosa può smettere di funzionare

Il microchip NFC consente alla carta di dialogare con smartphone e lettori compatibili, rendendo possibile l’autenticazione elettronica. La CIE può essere utilizzata anche per identificarsi nei servizi online abilitati: si accede tramite l’app CieID, il PIN e la lettura NFC. Da computer servono invece un lettore di smart card e il software previsto. Sono modalità diverse per usare lo stesso documento, a seconda del dispositivo disponibile.

Quando il chip manca o non viene letto, l’accesso digitale tramite carta può fallire. È il caso delle procedure “Entra con CIE” che richiedono la lettura fisica del documento, comprese quelle di livello più elevato, previste per servizi con autenticazione forte. L’assenza del componente impedisce alla carta di svolgere questa funzione elettronica.

Le autorità hanno segnalato che i chip rimossi potrebbero essere riutilizzati in circuiti illeciti, per alterare documenti o tentare di aggirare i sistemi di identificazione digitale. Il rischio riguarda dunque l’uso che può essere fatto del componente sottratto e delle manomissioni osservate.

Come riconoscere una carta sospetta e sostituirla

Un foro o un’alterazione visibile nella zona del chip è un segnale da prendere sul serio. Anche una carta che sembra integra, però, può avere problemi di lettura. Se lo smartphone non rileva la CIE più volte, è utile riprovare senza custodia e controllare che il telefono sia compatibile e funzioni correttamente. Prima di intervenire sulla tessera, è bene fermarsi: non bisogna inciderla, aprirla o tentare di ripararla. Qualsiasi manomissione può comprometterne validità e uso.

In caso di danni o anomalie che persistono, il riferimento è il Comune che ha rilasciato la carta. All’ufficio comunale si può chiedere di verificare il documento e di indicare come procedere per il rinnovo o la sostituzione. La richiesta di emissione della CIE viene gestita dal Comune; costi e tempi variano secondo la procedura applicabile e le indicazioni dell’ufficio, da confermare direttamente allo sportello. Nel frattempo, la tessera sospetta non va utilizzata per le autenticazioni né affidata a persone non autorizzate.

Se si sospetta un uso illecito dei propri dati, occorre segnalarlo tempestivamente alla Stazione dei Carabinieri o alle forze dell’ordine. Per le emergenze è disponibile il 112. Quando il problema riguarda soltanto la lettura o l’integrità della carta, si può invece partire dall’ufficio comunale che l’ha rilasciata, chiedendo la verifica e le istruzioni per sostituirla.

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