La scoperta è di quelle destinate a lasciare il segno. La presenza dell’acqua più antica nei meteoriti conferma che questi frammenti sono testimoni della creazione della vita e del Sistema solare. Gli scienziati della britannica Open University non hanno dubbi e condividono la rivelazione delle molecole di 4,5 miliardi di anni fa rinvenute in cristalli di sale. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, conferma che i meteoriti sono messaggeri della vita. Finora nei meteoriti erano state scoperte solo le impronte dell’acqua, ossia i composti derivati dalle reazioni dell’acqua con i minerali presenti nel meteorite, ha detto il chimico organico Raffaele Saladino, dell’università della Tuscia.

Presso il Lawrence Berkeley Lab del Dipartimento di Energia degli Stati Uniti i ricercatori hanno studiato ai raggi X due meteoriti caduti in Texas e in Marocco: si chiamano Monahans e Zag e sono conservati presso il Johnson Space Center della Nasa. La scoperta conferma che i meteoriti sono messaggeri della vita, oltre che testimoni della formazione del Sistema solare. Dalla composizione chimica dei due meteoriti, i ricercatori hanno dedotto che i loro genitori, ossia i corpi celesti dai quali si sarebbero staccati in seguito a un impatto, sono Cerere e un altro gigante che si trova nella stessa zona, Ebe.

Lampi radio velocissimi: mistero intelligenze extraterrestri

Buchi neri giganteschi, stelle dalla densità incredibile, campi magnetici mai visti: potrebbe essere fatto così l’ambiente da cui provengono i lampi radio veloci, tra i fenomeni più misteriosi dell’universo, al punto che più volte si è pensato che fossero prodotti da una civiltà aliena. Dopo anni di ricerche, per la prima volta si sa qualcosa di più su questi lampi, brillanti, rapidissimi e lontanissimi, tanto che la scoperta della loro origine estrema ha conquistato la copertina della rivista Nature. La scoperta aiuterà a capire come sono fatte le sorgenti, ha detto l’italiano Daniele Michilli, primo autore della ricerca e dottorando nell’università di Amsterdam e nell’Istituto Olandese di Radioastronomia.

Ha lasciato l’Italia subito dopo la laurea nell’Università Sapienza di Roma e con l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) Michilli ha presentato i risultati negli Stati Uniti, in occasione del convegno della Società astronomica americana. Erano presenti anche i cacciatori di Et dell’iniziativa Breakthrough Listen, il più grande programma di ricerca di civiltà aliene nato dalla Breakthrough Initiatives, e quelli del Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), il programma per la ricerca di intelligenze extraterrestri lanciato nel 1960. Non sarebbero i lampi radio veloci le emissioni che ci si aspetterebbe da civiltà aliene. Ma non per questo il mistero è meno affascinante.

Finora ci sono forse 50 ipotetici modelli teorici e quasi tutti fanno riferimento a contesti astrofisici estremi, ma l’evidenza che davvero si trattasse di un ambiente simile non c’era finora, ha osservato il radioastronomo Andrea Possenti, dell’osservatorio di Cagliari dell’Inaf.

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