nintendo switch 2

Il lancio del Nintendo Switch 2 nel giugno 2025 segna un momento di svolta per la strategia hardware di Nintendo, che non ha voluto solo evolvere il concetto di console ibrida, ma spingere su tre leve fondamentali: maggiore memoria, ampia banda, e una esperienza immersiva allineata agli standard moderni. Dietro le parole, però, si nascondono scelte tecniche e compromessi che occorre esplorare con attenzione.

Memoria aumentata, banda potenziata, architettura rivista

Nintendo ha deciso di dotare lo Switch 2 di 12 GB di LPDDR5X, suddivisi in due moduli da 6 GB ciascuno, una quantità molto superiore ai 4 GB del modello originale. Tra questi 12 GB, 9 GB sono dedicati ai giochi, mentre 3 GB restano riservati al sistema operativo e ai servizi integrati, una scelta controversa che alcuni sviluppatori hanno commentato con cautela.

La banda di memoria, strettamente legata alle prestazioni effettive in scenari complessi, ha beneficiato di un salto notevole: in modalità docked lo Switch 2 può sfruttare circa 102 GB/s, mentre in modalità portatile la banda diminuisce a circa 68 GB/s, cifre che rappresentano un aumento drastico rispetto ai ~25,6 GB/s del modello originale.

Questo salto in memoria e throughput consente asset più grandi, streaming di texture a latenza inferiore e una gestione delle transizioni nei mondi aperti meno soggetta a pop-in. Tuttavia, la riserva di 3 GB per il sistema (che include funzioni come GameChat) alimenta dibattiti: quella quota non forzata riduce lo spazio libero per i giochi, ma garantisce stabilità alle componenti di base.

Un’altra modifica strutturale degna di nota riguarda lo storage interno, che in questa generazione cresce a 256 GB UFS 3.1, un salto rispetto ai 32 GB base del modello Switch originario. Nintendo ha inoltre introdotto il supporto esclusivo per microSD Express: soltanto questo nuovo formato è compatibile con la console per l’esecuzione dei giochi.

Nel complesso, l’architettura hardware – nome in codice Tegra T239 / Drake – offre una GPU Ampere con 1.536 CUDA cores, capace di attivare DLSS, ray tracing e supportare variabili refresh rate (VRR) in modalità portatile.

Immersione visiva, audio, interazione

Una delle novità che salta all’occhio è il display da 7,9 pollici LCD, che spinge a 1080p fino a 120 Hz con supporto HDR10 e VRR (in modalità portatile). La scelta dell’LCD anziché l’OLED era legata a motivi di costo e uniformità nella resa, secondo dichiarazioni Nintendo.

Quando la console è agganciata al dock, può restituire fino a 4K/60 Hz via HDMI, o risoluzioni intermedie come 1440p/120 Hz nei casi in cui il gioco lo supporti.

L’esperienza sonora è anch’essa migliorata: la console supporta audio 3D sia in modalità portatile sia in collegamento TV, e i nuovi Joy-Con 2 integrano meccanismi di haptics più raffinati, per una vibrazione più articolata rispetto al semplice rumble.

Sul versante dell’interazione, Switch 2 introduce GameChat, che abilita voce, video e condivisione dello schermo nativa tra giocatori. I Joy-Con 2 sono rivisti: si collegano magneticamente (non più tramite rotaie) e includono funzioni che permettono di usarli come mouse ottico in app compatibili.

Queste novità non sono semplici aggiunte: sono pensate per sostenere sessioni più lunghe nei giochi online, favorire interazioni sociali senza app esterne, e rendere l’ibrido più moderno nei parametri oggi attesi da videogiocatori abituati a console e PC.

Prestazioni reali e limiti

Digital Foundry, nel suo smontaggio tecnico, ha evidenziato che in modalità dock la GPU opera a 1.007 MHz e in modalità portatile a 561 MHz, generando una resa teorica di circa 3,09 TFLOPS da salita e 1,72 TFLOPS in portatile.

Laddove entra in gioco DLSS e ray tracing, lo scalatore dell’immagine e l’ombra realistica, il Switch 2 può proporre risultati visivi che prima erano impensabili su una console ibrida. Nvidia conferma che il chip include RT Cores e Tensor Cores, aprendo alla generazione di features AI come background removal nelle video chat e face tracking.

Ma le prestazioni teoriche non bastano: i limiti emergono soprattutto quando un titolo non sfrutta le tecnologie più avanzate. Ad esempio, il lancio di Donkey Kong Bananza ha deluso molti perché non utilizza DLSS, operando con tecniche più tradizionali (FSR1) nonostante il hardware lo supporti.

Uno degli aspetti più tangibili dell’evoluzione è la riduzione dei tempi di caricamento. In prove preliminari, la distanza tra alcuni punti nel mondo di The Legend of Zelda: Breath of the Wild è stata attraversata con caricamenti ridotti del 35 %, migliorando sensibilmente la fluidità dell’esperienza.

Non mancano però criticità: la durata della batteria è stimata tra 2 e 6,5 ore, variabile in funzione del gioco, mostrando che il salto prestazionale ha un costo energetico non trascurabile.

Un’altra questione è la compatibilità delle microSD: solo le schede microSD Express sono supportate per l’esecuzione dei giochi; le normali microSD servono solo per media (screenshot, video). Questo vincolo obbliga l’utente ad acquistare un nuovo tipo di scheda, che all’inizio può essere costosa o difficile da reperire.

La retrocompatibilità con i giochi del primo Switch è molto ampia: quasi tutti i titoli fisici e digitali sono supportati, anche se in alcuni casi è necessario un aggiornamento potenziato per sfruttare le capacità del nuovo hardware.

Infine, Nintendo ha introdotto rigide politiche relative alla console e agli account: l’azienda può bloccare permanentemente (render inutilizzabili) console e account che violino i termini d’uso, ad esempio usando accessori non autorizzati o software modificato.

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