La Svezia riapre il confronto sull’e-krona mentre il progetto dell’euro digitale avanza in Europa. Due percorsi diversi per ripensare il denaro: ecco cosa potrebbe cambiare nei pagamenti quotidiani, anche in Italia.

La Riksbank, banca centrale svedese, ha chiesto ai parlamentari di avviare la preparazione di una legge per una possibile corona digitale. La lettera, datata 7 ottobre 2026 e pubblicata il 15 ottobre, riapre un confronto rimasto fermo dopo la valutazione governativa di tre anni prima. A spingere l’istituto sono i progressi del progetto per l’euro digitale e la diffusione delle stablecoin. L’e-krona è una scelta nazionale ancora da decidere; l’euro digitale, invece, è un progetto comune dell’area euro, già nella fase di preparazione tecnica e legislativa.

Perché la Svezia riapre il dossier

La discussione svedese ha una storia lunga. La Riksbank ha studiato la possibilità di introdurre una moneta digitale pubblica e ha sperimentato soluzioni per l’e-krona, concentrandosi sulla sua architettura e sul funzionamento. Da quelle attività non è ancora scaturita una decisione di emissione. Nel 2023 un’inchiesta governativa concluse che non c’era una necessità sufficiente per introdurla. La scelta restava legata all’evoluzione dei pagamenti e a una decisione politica.

Adesso la banca centrale invita il Parlamento a predisporre il quadro giuridico. L’eventuale lancio dell’e-krona resta da decidere. Secondo le stime della Riksbank, introdurla richiederebbe almeno cinque anni di lavoro, oltre al tempo necessario per modificare le leggi. Preparare le norme in anticipo consentirebbe di disporre di una base pronta qualora la scelta politica fosse favorevole.

Tra le preoccupazioni della Riksbank c’è la competitività del sistema dei pagamenti svedese, che potrebbe risentire di un’eventuale introduzione della moneta pubblica digitale nell’area euro senza una soluzione analoga in Svezia. L’istituto richiama anche la diffusione di stablecoin legate a valute estere, soprattutto al dollaro. Nel breve periodo ne valuta contenuto il rischio; un uso più esteso, però, potrebbe mettere sotto pressione la corona anche nei pagamenti interni.

Euro digitale: il progetto europeo è più avanti

Il percorso della BCE ha già superato la fase preparatoria iniziale. Nell’ottobre 2025 il Consiglio direttivo ha deciso di proseguire i lavori; l’emissione dipende ancora dall’approvazione della normativa europea e dal completamento delle attività tecniche. Il regolamento è al centro del confronto fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue, con un accordo atteso entro la fine del 2026. La BCE ha indicato il 2029 come possibile anno di lancio.

Un passaggio concreto sarà il progetto pilota di dodici mesi, previsto nella seconda metà del 2027. Vi prenderanno parte 36 prestatori di servizi di pagamento selezionati. La sperimentazione utilizzerà una versione beta e coinvolgerà un gruppo circoscritto di esercenti e utenti appartenenti alle banche centrali dell’Eurosistema. In parallelo, la BCE ha aperto una nuova fase della piattaforma per l’innovazione: tra gennaio e giugno 2027 sono previste attività su ricevute elettroniche, pagamenti condizionati, intelligenza artificiale e servizi pubblici.

La differenza di calendario dipende anche dalla governance. L’e-krona sarebbe emessa dalla banca centrale svedese e riguarderebbe la valuta nazionale. L’euro digitale sarebbe invece moneta pubblica dell’Eurosistema, destinata ai cittadini e alle imprese di tutta l’area euro. Per distribuirlo, il progetto prevede il ricorso a banche e altri intermediari: i cittadini non aprirebbero conti direttamente presso la BCE.

Pagamenti quotidiani: cosa cambierebbe in Italia

Per gli utenti, l’euro digitale si aggiungerebbe ai metodi di pagamento già in uso, fra cui contanti, carte e app. Il wallet dovrebbe consentire di pagare nei negozi, online e tra persone, attraverso un’applicazione oppure una carta fisica. È prevista anche una modalità offline, che permetterebbe scambi tra dispositivi senza una connessione attiva. In quel caso il valore sarebbe custodito localmente: se il dispositivo venisse smarrito, rubato o si guastasse, si potrebbe perdere il saldo offline, come può accadere con il contante fisico. Per i pagamenti online entrerebbero invece in gioco l’infrastruttura e gli intermediari previsti dal sistema.

La riservatezza è tra gli obiettivi del progetto. Per le operazioni offline, l’impostazione prevede che le banche non possano tracciarle al momento dello scambio; i dettagli applicativi saranno definiti dalle regole finali. L’euro digitale sarebbe emesso dalla banca centrale e avrebbe lo stesso valore dell’euro.

Per chi paga in Italia, i prossimi passaggi sono il negoziato legislativo e il pilot previsto nel 2027; la possibile emissione arriverebbe nel 2029. In Svezia il confronto riguarda ancora la preparazione delle norme: l’introduzione di una corona digitale richiederebbe almeno cinque anni di lavoro, oltre all’iter legislativo. L’euro è dunque la prima moneta digitale pubblica più vicina agli utenti italiani. Al momento, però, è ancora in fase di progetto e non si può usare per pagare alla cassa.

Articolo precedenteHuawei presenta auto con ADAS avanzati: la tecnologia di guida assistita nella nuova strategia
Prossimo articoloDalla manifattura emiliana a Shima Seiki: la rivoluzione della maglia senza cuciture

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome