Cambiamenti in vista per WhatsApp, la più popolare delle app di messaggistica istantanea. Per i consumer arrivano con il nuovo aggiornamento le spunte verdi che segnalano gli account verificati, al pari di quanto si assiste con le piattaforme di social networking Twitter, Instagram e Facebook. Di conseguenza non appariranno accanto al messaggio, ma al nome o comunque al numero del contatto. La decisione prende le mosse dalla moltiplicazione di profili aziendali e dunque dalla necessità di protezione degli utenti da account falsi e tentativi di raggiro. Nulla cambierà con le rodate spunte blu che indicano la lettura del messaggio.

WhatsApp a pagamento per le aziende

Dopo avere speso 19 miliardi di dollari per l’acquisizione di WhatsApp, chiusa nell’ottobre 2014 e annunciata nel febbraio precedente, Facebook vuole monetizzare la app di messaggistica in modo diverso rispetto ad altri suoi prodotti: in generale il social network punta sulla pubblicità, che nei tre mesi chiusi il 30 giugno scorso ha generato ricavi per 9,164 miliardi di dollari (+47% annuo) su un totale di 9,32 miliardi di dollari. In questo caso, i piani sono diversi. Come spiegato in una intervista al Wall Street Journal da Matt Idema, direttore operativo di WhatsApp, la controllata di Facebook arriverà a fare pagare alle aziende alcune caratteristiche di due strumenti aziendali che sono stati testati nel corso dell’estate.

Essi aiutano i gruppi a comunicare con i loro clienti attraverso l’applicazione stessa. «Intendiamo far pagare le aziende in futuro», ha detto Idema. Per ora WhatsApp Business è gratuito. Aziende in Brasile, Europa, India e Indonesia stanno testando il servizio e – come spiegato da un portavoce di WhatsApp – gli utenti dovranno dare il loro permesso se vorranno essere contattati dalle aziende.

Procedimento italiano contro WhatsApp

L’Antitrust ha dato il via a un procedimento contro WhatsApp che si concluderà entro 120 giorni con un’eventuale sanzione pecuniaria. La società che offre il servizio di messaggistica istantanea era stata oggetto di delibera lo scorso 11 maggio, nella quale veniva riconosciuta colpevole di imporre clausole vessatorie agli utenti che usufruiscono del servizio. Per questo motivo, a suo tempo l’Autorità aveva obbligato WhatsApp a pubblicare, sulla propria pagina web ufficiale, l’informativa relativa al procedimento e ai suoi risultati. Secondo quanto riferito nel bollettino, la società non ha «ottemperato all’ordine di pubblicazione». Si legge che «entro il termine di quaranta giorni dalla comunicazione del presente provvedimento gli interessati possono far pervenire all’Autorità scritti difensivi e documenti, nonché richiedere di essere sentiti».

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