Il bar Genia di Oliena (Nuoro) è diventato protagonista sui social network per una simpatica vicenda. Uno scontrino emesso tutto in sardo dalla proprietaria che ha letteralmente fatto il giro del web così come è successo con altri tipologie di scontrini in tutto il modo curiosi, divertenti o talvolta anche di poco gusto. In questo scontrino sardo, Le varie pietanze sono indicate con nomi sardi – l’aperitivo viene chiamato rifrishu, gli snack diventano pittitos e la birra di marca non può che essere birra ‘e casta – ma il bello è che sono anni che adotta questo sistema, peraltro affiancato dai nomi dei cartelli stradali scritti (anche) in lingua autoctona. Eppure solo dopo che un sorpreso avventore ha pubblicato la foto sul web è scoppiata la viralità. E non solo perché alla fine della ricevuta fiscale il classici saluti “arrivederci e grazie” sono rimpiazzati dalle parole mengius viere in salude.

E sono proprio gli scontrini a rappresentare un formidabile strumento di comunicazione, ma non sempre con buone intenzioni. Chi ricorda quel “ciccione” con cui un ristorante di Roma aveva indicato un tavolo in cui era forse presente una persona sovrappeso? C’è sicuramente della goliardia tra tifosi nella ricevuta di un locale di Furigrotta, a Napoli, in cui sono stampate le parole “juventino esci pazzo, in Europa non vinci un ca…”. Suscita invece antipatia la frase razzista “non lasciamo la mancia alla gente nera” che alcuni clienti del ristorante Anita di Ashburn hanno rivolto a una cameriera di colore. Ma poi ci sono anche i buoni esempi come il messaggio “Che sia un momento di gioia. Staff Puok”, con tanto di conto azzerato, che una paninoteca ha scritto sullo scontrino dell’ordine dei piccoli degenti del reparto di oncologia pediatrica del Vecchio Policlinico di Napoli.

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