Pubblicare le foto dei figli sui vari Facebook, WhatsApp e Instagram? Non si può. O meglio, mamma e papà devono ottenere il permesso dei diretti interessati per non essere costretti a pagare una multa salata. La decisione è passata dalle aule dei tribunali ed è stata messa nero su bianco da una sentenza. Vanno cancellati dai social network immagini, informazioni e ogni dato relativo a un minore quando sono pubblicati dai genitori senza il suo consenso. Altrimenti i genitori rischiano una multa fino a 10.000 euro. Lo ha deciso il giudice della prima sezione del Tribunale civile di Roma, accogliendo la richiesta del tutore di un sedicenne.

Il caso della mamma che postava tutto sul ragazzo sedicenne

E allora, senza il consenso del figlio minorenne vanno rimossi dai social network foto, informazioni e ogni dato relativo pubblicati dai genitori e che producono il turbamento del giovane. In caso di mancata cancellazione, il padre e la madre del minore vanno tra l’altro incontro a una sanzione pecuniaria fino a 10.000 euro. È quanto stabilito dalla prima sezione del Tribunale civile di Roma che ha accolto la richiesta avanzata dal tutore di un sedicenne. I giudici hanno imposto alla madre il divieto di diffondere su Internet notizie, dati, immagini e video del minorenne. La decisione del tribunale capitolino riguarda una vicenda in cui esiste da tempo un conflitto tra il figlio e la madre, già alle prese con la separazione dal coniuge e conseguente pratica di divorzio in corso.

Una situazione che ha spinto il minore, è spiegato nella sentenza di 9 pagine depositata il 23 dicembre scorso, a proseguire gli studi all’estero, in un college negli Stati Uniti, al fine di “stare lontano dall’attuale contesto sociale, nel quale tutti i compagni sarebbero a conoscenza delle sue vicende personali, rese note dalla madre con uso costante e sistematico dei social network”. Nella sentenza i giudici scrivono che “la massiccia presenza mediatica della vicenda del minore giustifica il turbamento dello stesso e la resistenza a proseguire gli studi in un contesto nel quale particolari della propria vita personale sono ampiamente noti”.

La donna continuerebbe tra l’altro a riportare i particolari della storia familiare su social network, paragonando il figlio, secondo quanto riferito, al ragazzo che ha ucciso la fidanzata e riferendosi allo stesso come un “malato mentale”. C’è poi il precedente di Mantova: in sede di ricorso per la modifica delle condizioni di affidamento dei figli il Tribunale ordina alla madre di non inserire le foto dei figli sui social network e di provvedere immediatamente alla rimozione di tutte quelle già inserite. Non solo la pubblicazione viola la privacy ma è un comportamento potenzialmente pregiudizievole per i minori perché diffonde le immagini fra un numero indeterminato di persone, compresi malintenzionati che avvicinano i bambini dopo averli visti più volte in foto online.

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