È allarme è stato ufficialmente lanciato: la vendita online di farmaci illegali e spesso contraffatti è realtà anche in Italia. Anzi, si tratta un fenomeno in crescita, tanto che dalle nostre parti sono a oggi 500 i siti chiusi e in quattro anni sono state sequestrate 2,5 milioni di confezioni di medicinali illegali. Si tratta evidentemente di un business con pericolose ripercussioni anche per la salute. I dati arrivano dai Carabinieri della salute Nas, che hanno fatto il punto nell’ambito del G7 Salute a Milano. Enorme il giro d’affari di questo business, pari solo in Italia, secondo le stime dei Nas, a 21 milioni di dollari in un anno.

500 i siti chiusi con server in Italia

I siti web legalmente autorizzati alla vendita di farmaci online sono meno dell’1% e sono a oggi 500 i siti chiusi con server in Italia. E ancora: il 99% dei farmaci che circolano online sono di qualità dubbia, con grandi rischi per chi li acquista. Sono le parole del direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Mario Melazzini. Solo nel 2016, ha rilevato, sono state sequestrate 344.615 unità di medicinali, anche cosiddetti integratori che contenevano in realtà sostanze e principi attivi pericolosi. Dal 2013 esiste inoltre un database ovvero una banca dati sui furti dei farmaci, per registrare tutti i furti e la perdita di medicinali sul territorio e nelle varie fasi del percorso di un farmaco.

Proprio il tema della sicurezza e della contraffazione dei farmaci è diventato una questione globale. Per il ministro della Salute Beatrice Lorenzin “è una nuova sfida da vincere rafforzando la cooperazione internazionale fra le varie agenzie europee e lavorare sulle best practice per individuare i nuovi fattori di rischio”. A testimoniare la gravità del fenomeno anche il rappresentante dell’ente Usa per i farmaci Fda, Daniel Burke. Come ricordato, negli Stati Uniti, “le aziende Google, Amazon e Microsoft ci hanno fatto guerra perché non volevano dare i dati necessari alle nostre inchieste legali relative ai siti web che vendono farmaci illegali o contraffatti”, ha detto. Solo alla fine, “la Corte Suprema Usa ci ha dato ragione”.

Per il cittadino che cerca su Internet risposte immediate contro malattie e disturbi, le insidie sono numerose ed estremamente pericolose. Gli Ordini dei medici sono così scesi in campo con il sito Attenti alle bufale. I cittadini possono chiedere informazioni e fare segnalazioni. Rimane sempre alta l’attenzione sui rischi connessi all’identificazione sul web in relazione alla propria patologia. Perché con la salute non si scherza. Blog, forum di discussione e siti di social network devono mettere su nero su bianco le disposizioni sulla privacy degli utenti che rendono pubbliche le proprie patologie.

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