In casa Facebook la situazione è incandescente perché, al di delle discussioni relative ai recenti fatti di cronaca, c’è adesso un episodio che colloca la società californiana in chiaroscuro. In buona sostanza ha deciso di licenziare una dipendente che aveva pubblicato un post considerato denigratorio nei confronti del social network. La situazione è finita naturalmente davanti a un giudice (anzi tre, considerando che in tutti i gradi la pronuncia è andata nella stessa direzione) che ha dato ragione alla società, respingendo il ricorso della donna. Le parole pubblicate sul profilo personale attivato nella piattaforma di social network per cui lavora lasciano poco spazio all’interpretazione: “Mi sono rotta i c… di questo posto di m… e della proprietà”.

Per Facebook ce n’è abbastanza per lasciarla a casa ovvero per licenziarla dal posto di lavoro. E allo steso tempo, per i giudici chiamati a pronunciarsi sulla vicenda, ci sono addirittura tutti gli estremi della diffamazione, considerando la potenziale capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone. A detta dei togati, il contegno è stato valutato in termini di giusta causa del recesso, in quanto idoneo a recidere il vincolo fiduciario nel rapporto lavorativo.

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