Se questo è il periodo più difficile della storia della società di Cupertino (non dal punto di vista economico, intendiamoci) poco ci manca. Troppe le accuse che piovono da più parti, anche e soprattutto in seguito alle ammissioni della stessa azienda statunitense di rallentare gli iPhone meno recenti in seguito all’installazione di aggiornamenti. Ma poi sono anche altri i fronti aperti, dall’obsolescenza programmata, rispetto a cui deve difendersi dalle accuse che un procuratore francese le sta muovendo fino alle contestazioni per la presunta scarsa attenzione nei confronti dei più piccoli.

La difesa di Apple

Ecco allora che Apple si difende e difende la sua politica a difesa dei bambini. «Li abbiamo sempre protetti e lavoriamo duramente per creare prodotti che ispirino, intrattengano ed educhino aiutando allo stesso tempo i genitori a tutelarli online» afferma Cupertino rispondendo alla lettera aperta degli azionisti Jana e Calstrs, il fondo pensione degli insegnanti della California. Una risposta netta con la quale Apple spiega che fin dal 2008 mette a disposizione strumenti per i genitori impegnati a tutelare i figli nel web: con i dispositivi iOS – iPhone e iPad, innanzitutto – «qualsiasi cosa un bambino possa scaricare o raggiungere online può essere facilmente bloccata limitata» spiega Cupertino, assicurando il suo costante impegno a migliorare e aprendo di fatto la strada a ulteriori miglioramenti.

L’investitore attivo Jana si dice incoraggiato dalla replica di Apple: «Non abbiamo detto che non fa niente» per la dipendenza dei bambini dagli iPhone, ma «riteniamo che possa fare di più» dice il fondatore Barry Rosenstein. La polemica sull’eccessivo uso dell’iPhone da parte dei bambini e della dipendenza creata è uno dei problemi che di recente hanno colpito Apple, insieme alle critiche sul rallentamento volontario degli iPhone più vecchi sui quali la Francia ha aperto una indagine per obsolescenza programmata. Per Apple si tratta di grane in grado di avere un impatto sull’immagine, che Cupertino ha molto a cuore.

Non è esente dalle critiche neanche Google, accusata, così come Twitter, di discriminare chi non è liberal ma ha punti di vista conservatori, come nel caso di James Damore, l’ex ingegnere licenziato per il suo manifesto sessista. Quanto all’obsolescenza programmata, «il problema troverà una soluzione quando i consumatori cambieranno approccio, passando dal possesso di un prodotto al suo noleggio e al pagamento dei servizi connessi», ha detto Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 e Internet delle Cose della School of Management del Politecnico di Milano: «Il tema dell’obsolescenza programmata esiste dai tempi dell’invenzione delle lampadine. All’inizio erano costruite al meglio, poi tutti produttori si sono accordati per una vita ottimale. È un caso documentato».

Il concetto si sta già applicando al settore delle auto, spiega Miragliotti: «Con il noleggio e il car sharing il conflitto di interessi del produttore sparisce. Qualsiasi costo legato all’efficienza del veicolo ricade sul produttore e non sul consumatore».

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 1 Media: 5]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome