Agli allarmi sul debito pubblico siamo abituati da tempo, eppure l’impressione è che si sia facendo troppo poco per non aggravare i conti pubblici. Almeno stando ai freddi numeri che riferiscono come il trend continui a essere negativo. Non solo, ma Carlo Cottarelli, a capo della spending review per alcuni mesi, racconta che i prossimi tre anni vedranno un peggioramento di 55 miliardi di euro per via dell’andamento del deficit. Roba da far tremare i polsi, insomma, anche perché all’orizzonte si profila lo spettro dall’aumento dell’Iva. Se entro fine anno non si riuscirà a disinnescare i 26,5 miliardi di euro delle clausole di salvaguardia, il primo gennaio scatterà l’aggravio di una delle imposte che incide direttamente e in maniera visibile sui consumi. E se il debito pubblico è cresciuto di 119 miliardi di euro, con il Prodotto interno lordo, almeno quello, è calato: da 132 a 131,8%.

Stando al Ministero dell’Economia ci sarebbe comunque poco da preoccuparsi perché i 55 miliardi di euro che stanno preoccupando includono le partite finanziarie, le stime riguardanti la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, la spesa per interessi sugli swap, la spesa per interessi sui Buoni Postali fruttiferi, gli introiti delle aste delle frequenze Umts.

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