Il rischio è concreto perché se i conti non tornano, scattano le clausole di salvaguardia. E tra queste c’è la crescita dell’Iva su tutti i prodotti così da permettere allo Stato di ottenere gli incassi messi in preventivo. Si tratta di una tesoretto di salvaguardia, appunto. Ma c’è un rischio: il calo vertiginoso dei consumi delle famiglie.

Se dovesse aumentare l’Iva verrebbero a costare di più beni, prodotti e servizi utilizzati o consumati quasi tutti i giorni, come il caffè, la birra, il dentifricio, il sapone liquido per le mani, la Coca Cola, il bagnoschiuma, lo spazzolino da denti, le scarpe da ginnastica, la lavanderia per i pantaloni, il parrucchiere. E non andrà bene nel caso di un caffè al bar, dei frollini, di un tramezzino, di una pizza Margherita, di un cappuccino, di uno yogurt, delle uova, della bolletta del gas e di quella della luce, del biglietto del cinema. Nel primo caso l’Imposta sul valore aggiunto aumenterebbe dal 22% al 24,2%, nel secondo dal 10% all’11,5%.

Il Codacons è provata ad andare oltre: ha stimato quale sarebbe l’impegno aggiuntivo di spesa per le famiglie: +791 euro di costi diretti e +1.000 euro di costi indiretti all’anno. Nel complesso, l’eventuale aumento della doppia aliquota Iva per il 2019 determinerà una contrazione dei consumi per 25 miliardi di euro. Le riposte arriveranno con la prossima manovra: ce la farà il governo a disinnescare le clausole di salvaguardia e dunque scongiurare l’aumento dell’Iva?

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